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Interruzione volontaria di gravidanza: cosa sapere

di Viola Stellati - 19.03.2024 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Ogni donna, in Italia, può ricorre a un interruzione volontaria di gravidanza,: cosa dice la legge e tutto quello che c'è da sapere

In questo articolo

Interruzione volontaria di gravidanza

Ogni donna, nel nostro paese, può ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza. Una scelta non di certo facile, ma che in alcune circostanze si rivela necessaria per il proprio benessere. Tuttavia, per poter prendere questa decisione è fondamentale rispettare alcune regole, che scopriremo insieme in questo articolo.

L'Interruzione volontaria di gravidanza è un diritto

In Italia si può ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza grazie alla Legge 194/78. Il suo obiettivo primario, infatti, è la tutela sociale della maternità e la prevenzione dell'aborto attraverso la rete dei consultori familiari.

Tuttavia, è fondamentale che il medico che eseguirà l'intervento fornisca alla donna tutte le informazioni e le indicazioni sulla regolazione delle nascite, oltre che sui procedimenti abortivi. Tale legge, inoltre, prevede che ogni anno il ministro della Salute presenti al Parlamento una relazione sul fenomeno in Italia, che comprenda anche gli aspetti della prevenzione.

Chi può ricorrervi

Possono ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza (ma entro i primi 90 giorni di gestazione) le donne italiane e straniere. Lo possono fare telefonando o presentandosi direttamente al consultorio familiare.

Per le donne che non parlano la lingua italiana è garantito l'intervento del mediatore culturale, mentre le donne straniere che non sono in possesso della tessera sanitaria o del codice STP (Straniero Temporaneamente Presente) devono rivolgersi al PUA (Punto Unico di Accesso della ASL) o presso gli uffici competenti del territorio per il rilascio di questi documenti.

Particolari percorsi assistenziali vengono dedicati alle donne minorenni e a quelle donne che vivono in condizioni di isolamento e/o fragilità personale.

Come viene effettuata

L'interruzione volontaria di gravidanza viene effettuata, come riporta l'Istituto Superiore di Sanità, attraverso due tecniche:

  • metodo farmacologico;
  • metodo chirurgico.

Il metodo farmacologico

Il metodo farmacologico per l'interruzione volontaria di gravidanza è composto di più fasi e si basa sull'assunzione di almeno due principi attivi diversi, il mifepristone e una prostaglandina, a distanza di 48 ore l'uno dall'altro.


Il mifepristone porta alla cessazione della vitalità dell'embrione, mentre la prostaglandine ne determina l'espulsione. È bene sapere, inoltre, che vi si può ricorrere dietro richiesta.

Le modalità da rispettare sono le seguenti:

  • fino a 63 giorni, pari a 9 settimane compiute di età gestazionale;
  • presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all'ospedale ed autorizzate dalla Regione, nonché consultori, oppure day hospital.

Metodo chirurgico

Da qualche anno a questa parte la maggior parte delle donne che sceglie l'interruzione volontaria di gravidanza propende per il metodo farmacologico. Tuttavia, è ancora possibile ricorrere a quello chirurgico che può essere effettuato, in anestesia generale o locale, presso le strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale e le strutture private convenzionate e autorizzate dalle Regioni.

Altre informazioni utili

L'interruzione volontaria di gravidanza deve essere praticata entro i 90 giorni dal concepimento. Tuttavia, vi si può ricorrere anche dopo, ma solo quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna, oppure quando siano state accertate gravi anomalie del feto che potrebbero danneggiare la propria salute psicofisica. In entrambi i casi, lo stato patologico deve essere accertato e documentato da un medico del servizio ostetrico e ginecologico che pratica l'intervento.

La richiesta deve essere effettuata personalmente dalla donna, mentre nel caso di minorenni è necessario l'assenso da parte di chi esercita la potestà o la tutela. Se, entro i primi 90 giorni, chi esercita la potestà o la tutela si rifiuta di dare l'assenso, è possibile fare appello al giudice tutelare

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