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Gravidanza e inquinamento: un nuovo studio fa luce sui rischi

di Francesca Capriati - 22.02.2022 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Gravidanza e inquinamento: quali i rischi per il feto dell'inquinamento ambientale e dell'esposizione a sostanze tossiche? I risultati di uno studio

Gravidanza e inquinamento

Secondo i risultati di un nuovo studio appena pubblicato su Science, il 54% delle donne in gravidanza viene stato esposto a livelli di inquinamento preoccupanti. E collegando gli studi sulla popolazione umana con gli esperimenti condotti su modelli cellulari e animali, i ricercatori hanno fornito prove che complesse miscele di sostanze chimiche, con cui entriamo quotidianamente in contatto, alterano il sistema endocrino e hanno un impatto sullo sviluppo cerebrale dei bambini e sull'acquisizione del linguaggio. Si tratta di un nuovo tassello che la scienza pone sul legame tra gravidanza e inquinamento e di un approccio innovativo per lo studio di nuovi metodi per la valutazione del rischio delle miscele chimiche a livello internazionale.

Le miscele di sostanze chimiche rappresentano un rischio

Vi sono prove crescenti che le sostanze chimiche ambientali a cui siamo continuamente esposti possono agire come interferenti endocrini e possono, quindi, essere pericolose per la salute e lo sviluppo dell'uomo e degli animali.

Ogni anno viene autorizzato il rilascio di un numero enorme di nuovi composti chimici nell'ambito delle produzioni industriali e tutte queste sostanze vengono disperse nell'ambiente arrivando all'uomo attraverso varie fonti, dall'acqua, al cibo, fino all'aria che respiriamo.

Sebbene i livelli di esposizione per le singole sostanze chimiche siano spesso al di sotto dei valori limite esistenti, l'esposizione alle stesse sostanze chimiche in miscele complesse può avere un impatto sulla salute umana che va studiato e approfondito.

Perché questo rischio?

Tutte le valutazioni del rischio esistenti, e quindi anche i valori limite stabiliti, si basano sull'esame delle singole sostanze chimiche e non delle miscele o delle combinazioni di diversi composti. Il progetto EDC-MixRisk, finanziato dall'UE, ha voluto colmare questo vuoto nella ricerca, misurando le miscele effettive nelle esposizioni della vita reale, sia dal punto di vista epidemiologico che sperimentale.

Come spiega Carl-Gustaf Bornehag, professore all'Università di Karlstad, Project Manager del Studio SELMA e responsabile della parte epidemiologica di EDC-MixRisk, l'unicità di questo progetto è che sono stati collegati i dati sulla popolazione con studi sperimentali e quindi le informazioni ottenute hanno permesso di sviluppare nuovi metodi per la valutazione del rischio delle miscele chimiche.

Lo studio

Lo studio è stato condotto in tre fasi:

  1. In primo luogo, nella coorte svedese di gravidanza del progetto di ricerca SELMA è stata identificata una miscela di sostanze chimiche nel sangue e nelle urine delle donne in gravidanza, associata a un ritardo nello sviluppo del linguaggio nei bambini a 30 mesi. Questa miscela critica includeva una serie di ftalati, bisfenolo A e sostanze chimiche perfluorurate.
  2. In secondo luogo, studi sperimentali hanno individuato i bersagli molecolari attraverso i quali il mix di sostanze interrompeva la regolazione dei circuiti endocrini e dei geni coinvolti nell'autismo e nella disabilità intellettiva.
  3. Infine i risultati degli studi sperimentali sono stati usati dai ricercatori per sviluppare nuovi modelli per la valutazione del rischio di questo mix di sostanze inquinanti.

Cosa accade?

Gli studi sperimentali condotti in vitro hanno, quindi, permesso di confermare in laboratorio ciò che emergeva dalle analisi epidemiologiche: grazie allo studio sugli organoidi del cervello umano è stato possibile osservare direttamente gli effetti molecolari della miscela di sostanze chimiche sul tessuto cerebrale umano in fasi corrispondenti a quelle misurate durante la gravidanza.

Come chiarisce Giuseppe Testa, Professore di Biologia Molecolare all'Università degli Studi di Milano, Responsabile del Centro di Ricerca Neurogenomica presso Human Technopole e Group Leader presso l'Istituto Europeo di Oncologia, è stato, così, scoperto che la miscela interrompe la regolazione dei geni legati all'autismo - per il quale il disturbo del linguaggio è uno dei tratti distintivi - , ostacolando la differenziazione dei neuroni e alterando la funzione dell'ormone tiroideo nel tessuto neurale.

Uno dei principali percorsi ormonali colpiti dal mix di sostanze chimiche è l'ormone tiroideo, indispensabile all'inizio della gravidanza per la crescita e lo sviluppo del cervello. Quindi – come precisa Barbara Demeneix, Professore di Fisiologia ed Endocrinologia al Museo di Storia Naturale di Parigi - non sorprende che vi sia un'associazione con il ritardo del linguaggio in funzione dell'esposizione prenatale.

Cosa fare?

I ricercatori hanno concluso che collegando i diversi metodi scientifici, è emerso che il 54% dei bambini inclusi nello studio SELMA era a rischio di sviluppo del linguaggio ritardato perché era esposto, in epoca prenatale, a una miscela di sostanze chimiche a livelli che erano al di sopra dei livelli di allarme. Al contrario questo rischio non si è manifestato quando sono stati utilizzati gli attuali valori limite per le singole sostanze chimiche.

Appare, dunque, evidente che le attuali politiche nazionali ed internazionali di valutazione del rischio vadano riviste alla luce delle recenti evidenze scientifiche: è riduttivo misurare il rischio, e quindi i livelli di soglia, basandosi sulle singole sostanze, ma è necessario valutare le miscele nel loro insieme.

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