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Come affrontare l'anoressia in gravidanza

di Francesca Capriati - 16.05.2022 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Come affrontare l'anoressia in gravidanza: come gestire l'anoressia se si scopre di essere incinta, cosa fare e quali rischi ci sono per la mamma e il bambino

Come affrontare l'anoressia in gravidanza

La gravidanza è un momento molto delicato della vita della donna perché può, tra l'altro, aumentare le sue paure ed ansie relativamente alle forme del corpo e al peso. Soprattutto le donne che hanno un passato di disturbi alimentari sono a maggior rischio di sviluppare un'anoressia o una condizione nota come pregoressia. Vediamo di cosa si tratta e come affrontare l'anoressia in gravidanza.

In questo articolo

Anoressia: si può rimanere incinta?

La maggior parte delle donne con bulimia nervosa (anche quelle con un indice di massa corporea normale) ha irregolarità mestruali e il 5% di esse riferisce amenorrea secondaria. Non è, quindi raro avere problemi di fertilità, anche se nella maggior parte dei casi si resta incinta senza problemi. Le donne con anoressia nervosa attiva hanno più difficoltà a concepire, possono scomparire le mestruazioni con una compromissione della fertilità.

Anoressia: si può rimanere incinta?

La maggior parte delle donne con bulimia nervosa (anche quelle con un indice di massa corporea normale) ha irregolarità mestruali e il 5% di esse riferisce amenorrea secondaria. Non è, quindi raro avere problemi di fertilità, anche se nella maggior parte dei casi si resta incinta senza problemi. Le donne con anoressia nervosa attiva hanno più difficoltà a concepire, possono scomparire le mestruazioni con una compromissione della fertilità.

Anoressia in gravidanza, quali i rischi?

Gli studi condotti in proposito non sono univoci, alcune ricerche hanno mostrato che le donne con anoressia nervosa avevano una maggiore probabilità di avere aborto spontaneo, parto pretermine, basso peso alla nascita, feti piccoli per l'età gestazionale, microcefalia e ritardo della crescita intrauterina.

Tuttavia alcuni studi hanno anche suggerito che una storia passata di disturbi alimentari non aumentano il rischio per il feto.

Al tempo stesso, per quanto riguarda la madre, l'anoressia nervosa può essere collegata ad un maggiore rischio di depressione post parto e chi ha una storia di disturbi alimentari in passato è più esposta al rischio di avere una ricaduta dopo il parto.

Pregoressia: cos'è?

Il termine pregoressia è stato coniato dai media per descrivere le donne in gravidanza che riducono le calorie e fanno troppo esercizio fisico al fine di controllare l'aumento di peso in gravidanza. Quindi è bene ribadire che pregoressia non è un termine medico: è la combinazione di due parole - gravidanza e anoressia – e si riferisce ad una donna che ha una paura innaturale di ingrassare durante la gravidanza. A causa di questa paura la futura mamma potrebbe ridurre eccessivamente l'apporto calorico e non riuscire a nutrire adeguatamente se stessa o il feto in via di sviluppo.

Cosa fare

Le donne con un disturbo alimentare attivo dovrebbero essere indirizzate tempestivamente a un ginecologo esperto in gravidanza a rischio e ad un centro specializzato in disturbi alimentari.

E' importante:

  • monitorare ad ogni visita lo stato di salute generale della futura mamma e il peso, valutando la gravità dell'anoressia;
  • analizzare con precisione lo schema alimentare seguito dalla donna e incoraggiare la futura mamma a nutrirsi in modo corretto ed equilibrato per garantire un sano sviluppo del bambino;
  • il fabbisogno energetico durante la gravidanza varia notevolmente ed è difficile stabilire un rigido fabbisogno calorico giornaliero: le donne dovrebbero essere incoraggiate a mangiare in modo sano in base all'appetito, ma questo può essere problematico per chi soffre di disturbi alimentari. In genere si raccomanda un extra di 200 kcal ogni giorno nel terzo trimestre di gravidanza.

E' importante spiegare alle future mamme che soffrono di anoressia che aumentare di peso durante la gravidanza è normale (ci si aspetta un aumento variabile tra gli 8 e i 14 chili).

Fonti:

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