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Anomalie della placenta, l'ostetrica spiega quali sono e come si interviene

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Placenta accreta, increta e percreta sono alcune delle anomalie della placenta che possono preoccupare la futura mamma: l'ostetrica ci spiega di cosa si tratta

Anomalie della placenta

Durante la gravidanza quando facciamo la visita ostetrica con l’ecografia il ginecologo va a valutare anche la posizione e la struttura della placenta, questo perché le sue caratteristiche sono molto importanti per capire il tipo di parto che potremo affrontare e quali saranno le conseguenze sul nostro utero.

Ma che cos’è la placenta e a cosa serve? È un vero e proprio organo che cresce insieme al bimbo dentro il nostro utero. È l’organo che si occupa di filtrare le sostanze in arrivo dalla mamma prima di passarle al bambino (quindi sia l’ossigeno che i nutrienti), si occupa di fare da barriera per le sostanze nocive e per eventuali farmaci e infine si occupa di fornire il sangue “pulito” al bambino attraverso il cordone ombelicale.
Come potete intuire la placenta è un organo fondamentale per lo sviluppo e la salute del bambino.

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Cosa vuol dire impianto placentare?

La placenta è ancorata all’utero non solo perché è appoggiata ad esso nella sua parete interna, ma anche perché si dice “invada” i suoi vasi sanguigni. Per portare sangue e sostanze nutritive al bambino la placenta crea dei vasi, come se fossero dei tentacoli, che inserisce nei vasi dell’utero della mamma. Questo consente sia gli scambi con il bambino sia l’impianto stabile della placenta. Le caratteristiche di questa invasione possono determinare alcune problematiche per il parto, o meglio, per il secondamento (quando viene espulsa la placenta distaccata dall’utero dopo la nascita del bambino) ed è quindi importante che durante l’ecografia venga studiato bene come essa si attacca all’utero.

Placenta accreta, increta e percreta

Quando una placenta non si attacca in modo “normale” all’utero usiamo tre termini che hanno significati leggermente diversi, ovvero placenta accreta, placenta increta o placenta percreta.

Possiamo dire che i tre diversi nomi ci dicono quanto i “tentacoli” dei vasi della placenta vanno in profondità nell’utero. Dobbiamo fare una premessa su come è costituito l’utero. Dall’interno ci sono tre strati uno mucoso, uno muscolare e uno sieroso. Nel normale impianto placentare la mucosa reagisce all’invasione creando una sorta di strato protettivo dell’organo uterino. L’invasione placentare si ferma a quello strato.

  • Se questa reazione non avviene i tentacoli della placenta vanno dentro lo strato mucoso determinando la placenta accreta
  • se la placenta riesce ad andare ancora più in profondità e invadere lo strato muscolare avremo la placenta increta
  • se arriva allo strato più esterno dell’utero, quello sieroso avremo la placenta percreta.

La più frequente delle tre è la placenta accreta (circa il 75% dei casi con anomalie di impianto placentare), seguono poi la increta (15%) e la percreta (5%).

Le tre diverse situazioni impicano diversi modalità per procedere al parto e al secondamento, ora vedremo quali.

Cause delle anomalie

Ad oggi non si conoscono ancora quali siano le cause reali di queste anomalie, gli studi hanno però riscontrato dei fattori di rischio, ovvero delle situazioni che in teoria possono favorire e/o aumentare la possibilità che si verifichino condizioni di placenta accreta, increta e percreta.

  1. Il primo fattore di rischio è una precedente gravidanza con placenta previa, ovvero con una placenta localizzata sulla parte bassa dell’utero, vicino al collo per intenderci. In questi casi si è visto come la possibilità di una successiva gravidanza con placenta accreta (userò per semplificare solo questo termine ma vale anche per la placenta increta e percreta) sia tra il 5 e il 10%.
  2. Il secondo fattore di rischio è il taglio cesareo, e ancora di più i tagli cesarei multipli. Probabilmente perché il cesareo va a modificare la struttura dell’organo uterino rendendola più “fragile” ed attaccabile rispetto ad un utero integro del parto spontaneo. In questo caso gli studi hanno rilevato come con cesarei multipli (maggiori di 3) il rischio di placenta accreta nella successiva gravidanza sia di oltre il 60%.

Sintomi della placenta accreta, increta e percreta

Sostanzialmente non esiste una sintomatologia che ci dica che c’è una placenta accreta (o le altre due forme). È una condizione totalmente asintomatica in gravidanza che però si manifesta al parto con elevati rischi soprattutto per la mamma.

La diagnosi viene quindi fatta principalmente tramite ecografia, che mostra una mancata separazione tra l’utero e la placenta e approfondita poi con un esame che si chiama Doppler e che consente di vedere i vasi della placenta dove sono posizionati. Non è un esame invasivo si fa durante l’ecografia semplicemente il tipo di rilevazione è differente da quella ecografica, gli ultrasuoni hanno uno scopo diverso rispetto alla sola visualizzazione del bimbo.

Prevenzione placenta accreta

Essendo una condizione non riscontrabile fino a quando la placenta non ha completato il suo impianto sulla parete uterina non è prevenibile, si possono però prevenire le complicanze (anche gravi) per la mamma e per il bambino.

Il rischio più grande per il bimbo riguarda il parto prematuro o pretermine, infatti molto spesso questo tipo di placenta non consente di arrivare a termine di gravidanza. Anche la presenza di sanguinamenti nel terzo trimestre di gravidanza (dal settimo mese) possono far pensare a questo tipo di placentazione e quindi chi vi segue in gravidanza si occuperà di darvi dei farmaci e di mettervi a riposo per cerare di proseguire la gravidanza il più possibile.

La mamma in questo caso è quella che rischia di più perché la placenta accreta espone ad un elevato rischio di emorragie inarrestabili (più è profonda l’invasione della placenta più è alto il rischio). Questo accade quando durante il secondamento ci si accorge che la placenta non si stacca e bisogna intervenire con un distacco manuale o con intervento chiriurgico. Per questo motivo qualora la diagnosi di placenta accreta (o increta/percreta) sia nota spesso si valuta se effettivamente sia indicato il parto spontaneo.

Trattamento e tipo di parto

Come non esiste una prevenzione molto spesso non esiste nemmeno un trattamento preventivo delle conseguenze efficace se non l’opzione chirurgica. Insieme al ginecologo che ha fatto diagnosi di placenta accreta si dovranno valutare i rischi per mamma e bambino e decidere che tipo di parto e che conseguenze si avranno sull’utero.

Se la placenta accreta è parziale (ovvero solo una parte è accreta l’altra è normalmente inserita) è possibile considerare l’opzione del parto spontaneo e del secondamento manuale, ovvero il distacco manuale della parte della placenta accreta. È un opzione onestamente molto rara, spesso in questi casi si preferisce far nascere il bambino con il taglio cesareo perché con l’utero aperto si ha una migliore visuale anche della placenta.

Se la placenta accreta è totale o se è increta e percreta bisogna valutare anche interventi più drastici. Il parto sarà quasi sicuramente un cesareo e a volte può capitare che sia un taglio cesareo demolitivo. A seconda delle intenzioni della mamma di avere altri figli o meno, e a seconda della situazione della placenta si deciderà cioè se è il caso di asportare o meno l’utero. Più una placenta si avvicina alla placenta percreta più alta sarà la probabilità che si renda necessaria l’isterectomia, ovvero l’asportazione dell’utero. È una soluzione piuttosto drastica e difficile da considerare, ma sappiate che sicuramente ginecologo e chirurgo valuteranno tutte le opzioni disponibili prima di arrivare a questa.

Mi rendo conto che non è facile accettare che ci siano dei casi di questo genere, e mi rendo anche conto di come possono sentirsi le mamme che ricevono questa diagnosi. Io consiglio sempre però di fidarsi e affidarsi al ginecologo che segue la situazione, saprà sicuramente consigliarvi l’opzione migliore e più sicura per voi e per il vostro bimbo.

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