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Aborto terapeutico: tutto quello che c'è da sapere

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L'ostetrica ci spiega come e perché si può procedere ad un aborto terapeutico, l’interruzione volontaria della gravidanza (IVG) al fine di preservare la salute della madre o di evitare lo sviluppo di un feto segnato da malformazioni o gravi patologie

Aborto terapeutico

In Italia l’aborto terapeutico è permesso solo nei casi gravi e prima che il feto possa vivere autonomamente fuori dall’utero. Come funziona? In quali circostanze la donna può chiederlo? Fino a quando è possibile intervenire? Ecco tutto quel che c'è da sapere.

Aborto terapeutico: come viene definito

L’aborto terapeutico è l’interruzione di una gravidanza, effettuata tramite procedure ed interventi medici al fine di preservare la salute della madre o di evitare la nascita di un figlio affetto da gravi patologie (es. Sindrome di Down) o malformazioni

Parliamo nello specifico di  IVG cioè interruzione volontaria di gravidanza che in Italia è regolata dalla Legge n. 194 del 22 Maggio 1978.

Di fatto questa legge stabilisce che tutte le interruzioni volontarie di gravidanza sono “terapeutiche” poiché è ammesso l’aborto solo nei casi in cui la gravidanza o il parto o addirittura la maternità possano rappresentare un serio pericolo per la tua salute fisica o psichica, oltre che per quella del neonato.

Lettera dell'ostetrica a una donna che ha abortito

Quando può essere richiesto l'aborto terapeutico?

Nei primi 90 giorni di gravidanza (cioè entro la fine del primo trimestre) potrai fare richiesta di aborto, anche per motivazioni differenti dalla tutela della tua di salute (ad es. per ragioni economiche-quando non sei in grado di provvedere al sostentamento del nascituro- per ragioni sociali, per motivi famigliari, ecc).

Dopo il primo trimestre, quindi siamo oltre i 90 giorni dal concepimento, potrai si fare richiesta di aborto ma sempre e solo se siano stati accertate condizioni mediche gravi che ne giustificano l’esecuzione.

Tali condizioni sono riportate nell’articolo 6  della legge n.194:

  • il proseguo della gravidanza e/o il parto costituiscono un grave ed effettivo pericolo per la vita della donna;
  • è stata accertata la presenza di processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti malformazioni o ad anomalie del nascituro, che possono essere causa di pericolo oltre che per lui anche per te stessa.

Esempi pratici di casi in cui è possibile ricorrere all'aborto terapeutico

Nel caso in cui tu donna faccia espressamente richiesta di aborto terapeutico, prima di procedere è necessario che tutte le eventuali condizioni gravi per le quali l’aborto rappresenta l’unica soluzione, siano accertate dal medico competente.

Le condizioni possono interessare esclusivamente te madre, come:

  • gravi patologie cardiovascolari,
  • patologie renali,
  • alcuni tumori (k mammario, k cervice uterina, leucemia, melanoma, o k stomaco o polmoni, specie se metastatizzato che può raggiungere la placenta e quindi il feto).

Le gravi condizioni mediche che possono invece interessare il tuo futuro figlio e che ti possono far optare per un aborto terapeutico sono ad esempio:

  • malformazioni,
  • difetti neurologici,
  • disordini e anomalie cromosomiche,
  • disordini metabolici.                                         

Come si procede in caso di aborto terapeutico?

Se hai deciso di interrompere la gravidanza potrai rivolgerti ad un consultorio pubblico o ad una struttura socio sanitaria a ciò abilitata dalla regione o anche semplicemente al tuo medico di famiglia che saprà indirizzarti nella giusta direzione.

In tutti i casi, verrà sempre e comunque esaminata la tua richiesta di aborto.

Si cercherà di capire quali siano stati i motivi che ti hanno spinta a richiedere l’aborto (se problematiche personali del tipo economiche o sociali o anche famigliari) e se possibile il medico cercherà di aiutarti a rimuovere le cause che ti hanno spinta a fare tale richiesta. Cercherà di metterti in grado di far valere i tuoi diritti sia di lavoratrice che di madre e cercherà di offrirti tutti gli aiuti necessari per la gravidanza o dopo.

Dopo aver valutato la tua condizione personale, se viene accertata l’immediata urgenza ad  intervenire, ti verrà rilasciato il certificato che attesti che sei incinta e che hai richiesto l’interruzione con il quale potrai presentarsi nelle strutture dove sarà poi eseguito l’aborto.

Se invece il medico non accerta un caso di urgenza, ti rilascia comunque il certificato firmato anche da te, e ti invita a soprassedere per almeno 7 giorni, nel corso dei quali potrai decidere di abortire o anche di continuare la gravidanza.

Le metodiche dell'aborto terapeutico

L’aborto terapeutico è in pratica un aborto chirurgico che potrà essere eseguito con varie modalità a seconda dell’epoca gestazionale e della valutazione comunque del medico.

Di solito entro le 15/16 settimane potrai ricorrere allo svuotamento dell’utero o mediante raschiamento o con isterosuzione (metodo Karman).

Entrambi i trattamenti chirurgici prevedono un ricovero in ospedale, verrai anestetizzata (o semplice sedazione in narcosi o anestesia generale, a seconda dei casi), si dilata il collo uterino con dilatatori metallici o anche farmaci idonei (analoghi prostaglandinici).

  • Se si pratica l’isterosuzione si utilizza una cannula che va ad aspirare tutto il materiale placentare e fetale.
  • Se invece viene seguito un raschiamento, si utilizza uno specifico strumento chiamato “curette” a forma di cucchiaio, con il quale si raschia delicatamente tutto il rivestimento dell’utero e si rimuove cosi il prodotto del concepimento .             

Dopo le 16 settimane invece, in caso di richiesta di aborto, dovrai partorire, dopo aver innescato un travaglio di parto vero e proprio.

Esiste anche la possibilità dell’aborto farmacologico cioè mediante la “pillola abortiva” o RU 486  ma è da preferire solo se l’interruzione avviene in epoca abbastanza precoce (entro la 7°settima di gravidanza, calcolata a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione).

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Possibili complicanze legate all'aborto terapeutico

Se decidi di procedere con un aborto terapeutico, è importante che tu non sottovaluti gli effetti collaterali che si potrebbero manifestare in seguito.

Le complicanze potrebbero manifestarsi in seguito ad un aborto farmacologico e queste sono riconducibili perlopiù ai farmaci somministrati (nausea, vomito, diarrea, sanguinamento vaginale, cefalea, crampi gastrici ecc..).

Effetti collaterali legati all’aborto terapeutico ma di tipo chirurgico: dolore in primis, la cui intensità può variare da donna a donna, e perdita di sangue anche per diversi giorni, possibile insorgenza di infezioni, specie quando l’utero non viene svuotato completamente ma rimangono residui all’interno, e nel caso di raschiamento, se questo non eseguito correttamente, può provocare un’asportazione di parte eccessiva di endometrio e quindi danno o lesione, inclusa la perforazione dell’utero.

Non sottovalutare affatto la possibile complicanza psicologica che un aborto, seppur terapeutico e necessario, potrebbe causarti.

Tale esperienza infatti potrebbe avere su di te importanti e gravi ripercussioni devastanti sulla tua psiche. Infatti potresti manifestare sentimenti negativi quali senso di colpa, frustrazione, inadeguatezza, rabbia, tristezza. E a lungo andare potresti andare incontro a  veri e propri disordini psicologici come depressione, tendenze suicide, psicosi e  stato ansioso.

Quindi, quando decidi di optare per un aborto terapeutico, tieni sempre in considerazione tutto ciò e se possibile non fare tutto da sola, ma chiedi aiuto e appoggio al tuo partner o famiglia. Se ciò non fosse possibile o sufficiente, rivolgiti a medici specialistici o personale sanitario competente, che saranno in grado di darti supporto e le cure di cui necessiti.

Bibliografia:

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Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti. Disclaimer»
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