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Cortisone in gravidanza: si può prendere? A cosa serve?

di Francesca Capriati - 20.12.2023 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Cortisone in gravidanza: quando si può prendere il cortisone nel primo, secondo e terzo trimestre. perché viene prescritto e quali sono i rischi

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Cortisone in gravidanza

Durante la gravidanza l'eventuale assunzione di farmaci va valutata sempre con molta attenzione per fare la scelta più appropriata in base al rapporto tra rischio e beneficio. Il cortisone non fa eccezione: si tratta di un antinfiammatorio potente che a volte viene assunto nell'ambito di una terapia per una patologia cronica, altre volte per gestire complicanze durante la gestazione. Vediamo, quindi, quando si può assumere il cortisone in gravidanza, con la raccomandazione di evitare sempre il fai da te e di rivolgersi per qualsiasi dubbio al proprio ginecologo.

Cos'è il cortisone

Il cortisone è antinfiammatorio steroideo, una forma artificiale di un ormone naturale chiamato cortisolo ed è ampiamente usato per trattare condizioni infiammatorie come malattie autoimmuni, infiammazioni croniche, allergie, asma.

I cortisonici presentano un impiego più mirato rispetto ai consueti FANS (antinfiammatori non steroidei): mentre i FANS possono essere adoperati occasionalmente e in modo sporadico, gli antiinfiammatori steroidei richiedono un'assunzione regolare e prolungata nel tempo.

Esistono due categorie di corticosteroidi (CS):

  • CS non fluorurati (ad esempio prednisone, prednisolone, metilprednisolone, ecc.), dei quali il 90% viene metabolizzato dall'enzima placentare deidrogenasi, e solo il 10% attraversa la barriera placentare, raggiungendo il feto. Questi sono prescritti principalmente per trattare le condizioni patologiche della madre.
  • CS fluorurati (ad esempio betametasone, dexametasone) che attraversano la barriera placentare e sono indicati per trattare patologie fetali, come la prematurità polmonare fetale e il blocco cardiaco fetale.

L'utilizzo di corticosteroidi durante la gravidanza è stato spesso oggetto di studi sicentifici. Ad oggi la somministrazione di questi farmaci richiede una valutazione attenta e consapevole, bilanciando i benefici per la salute della madre e del feto con i potenziali rischi associati (come un aumento del rischio di sviluppare diabete gestazionale, ipertensione arteriosa, rottura prematura delle membrane e la nascita di neonati con basso peso per l'età gestazionale).

Vale, dunque, la regola che si l'uso di cortisone in gravidanza è consigliato con la dose più bassa efficace e per il periodo più breve possibile.

Cortisone in gravidanza primo trimestre

Il primo trimestre, come sappiamo, è il periodo più delicato di tutta la gravidanza: è proprio in queste settimane che il rischio di aborto spontaneo è più alto e che l'embrione si sviluppa e cresce fino a diventare feto. Per questo è fondamentale evitare l'automedicazione e non assumere farmaci senza prima aver consultato il ginecologo. 

Per quanto riguarda i cortisonici il discorso resta lo stesso: bisogna valutare attentamente il rapporto tra rischio e beneficio. Se si soffre di asma e si usa un inalatore a base di cortisone non bisogna interrompere la terapia, così come se si ha una malattia cronica che viene trattata con cortisone la terapia non va sospesa.

Cortisone in gravidanza terzo trimestre

Nel terzo trimestre i corticosteroidi possono essere prescritti per favorire la maturità polmonare fetale nelle donne a rischio di parto pretermine, presentando contemporaneamente un profilo di sicurezza relativamente favorevole. Le linee guida, quindi, consigliano vivamente il suo impiego come efficace induttore della maturità polmonare fetale nel terzo trimestre, contribuendo a prevenire il distress respiratorio neonatale.

Secondo le linee guida del Consenso Europeo di Neonatologia, la terapia con corticosteroidi è raccomandata in tutte le gravidanze con minaccia di parto pretermine, a partire dal momento in cui il feto viene considerato potenzialmente vitale, fino al completamento della 36ª settimana.

Va ricordato che l'uso dei corticosteroidi non è privo di potenziali effetti collaterali. Tra questi, si annoverano la possibile riduzione della crescita fetale e placentare, l'apoptosi delle cellule cerebrali e un aumentato rischio di infezioni.

Per questo la decisione di somministrare questi farmaci deve essere attentamente valutata, tenendo conto del reale rischio di parto pretermine.

Inoltre, stando alle linee guida, è consigliabile limitare l'uso dei corticosteroidi, evitando la pianificazione di tagli cesarei o l'induzione dei travagli prima delle 39 settimane, al fine di minimizzare il potenziale impatto negativo sulla salute della madre e del bambino.

Cortisone per poliabortività

Per poliabortività si intendono 3 o più aborti spontanei consecutivi. Il cortisone può essere prescritto per ridurre il rischio di aborto spontaneo nelle donne con una storia di aborti ricorrenti. Ovviamente questa decisione deve essere presa in collaborazione con il medico, tenendo conto di fattori individuali e della storia clinica della paziente.

Il paracetamolo resta l'analgesico, antinpiretico e antidolorifico più sicuro in gravidanza. Per qualsiasi disturbo o malanno è fondamentale rapportarsi con il proprio medico prima di assumere una medicina. Se si è in terapia per una malattia autoimmune o una patologia croncia il trattamento non va mai sospeso, al massimo il medico sostituirà un farmaco con un altro con un migliore profilo di sicurezza.

Domande e risposte

Quanto deltacortene in gravidanza?

In genere è considerato sicura una dose non superiore ai 20 mg al giorno di prednisone in gravidanza, ma è importante non decidere in autonomia e affidarsi sempre al proprio medico che valuterà i rischi e i benefici.

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