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In gravidanza diagnosi prenatale sospetta per una donna su 4

di In collaborazione con Adnkronos Salute - 15.10.2019 Scrivici

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In gravidanza, diagnosi prenatale sospetta per una donna su quattro. Ma per fortuna, nella stragrande maggioranza dei casi non viene poi confermato il sospetto

In gravidanza, diagnosi prenatale sospetta

Durante la gravidanza una donna su quattro riceve una diagnosi prenatale sospetta. I controlli da eseguire durante la ‘dolce attesa’ per monitorare le condizioni di salute e sviluppo del feto possono infatti riservare sorprese, ma non è raro che i risultati di un primo sospetto siano smentiti in un secondo momento.

Dagli studi relativi alle consultazioni in ecografia ostetrica – spiega Claudio Giorlandino, ginecologo, esperto in diagnosi prenatale, direttore generale dell’Italian College of Fetal Maternal Medicine - risulta che circa il 25% delle donne in gravidanza, durante tutto l’arco della gestazione, riceve una diagnosi ecografica o clinica di un sospetto, anche solo sussurrato, dell'esistenza di un piccolo problema o addirittura di una patologia fetale, come una malformazione o un difetto congenito. Ben una donna su quattro - ribadisce - Un numero enorme di madri che cadono immediatamente in sofferenza psichica, ma che, per fortuna, nella stragrande maggioranza dei casi non vedono poi confermato il sospetto quando proseguono negli approfondimenti, chiedendo una 'second opinion'

Dati da tenere a mente per le future mamme, che potrebbero trovare sollievo nella ripetizione di un’indagine prenatale non andata a buon fine. "La 'second opinion' - osserva ancora l’esperto - è una consuetudine molto in voga nei Paesi anglosassoni e sempre più richiesta anche dai nostri specialisti quando si trovano di fronte ad una patologia, o anche solo al sospetto. Sono consultazioni mirate a chiarire il sospetto specifico emerso dalla prima osservazione e tendono a perfezionare la diagnosi o, come spesso accade, ad escluderla. Spesso però sono molto difficili da ottenere, soprattutto in tempi brevi e con esperti della diagnosi prenatale. I centri cui rivolgersi - raccomanda Giorlandino - devono essere ad altissima specializzazione, con migliaia di casi seguiti e risolti".

"Nei centri Altamedica di Roma si mettono ora a disposizione gratuitamente esperienza, apparecchiature all’avanguardia e know-how scientifico per una 'Second Opinion' (questo il nome del progetto) in caso di diagnosi di una patologia del bambino - afferma - La scelta tecnica deve infatti ricadere su centri dotati di specialisti per ogni aspetto della medicina del feto e tecnologie di assoluta avanguardia. Infine la consultazione non deve risentire di orientamenti religiosi o morali ma deve essere libera e sincera, lasciando alla donna la possibilità di scegliere senza condizionamenti", conclude.

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