Home Donna e Mamma

Le prime parole del bebé, raccontate da Chiara Cecilia Santamaria di Machedavvero

di Redazione PianetaMamma - 13.06.2019 Scrivici

le-prime-parole-del-bebe-raccontate-da-chiara-cecilia-santamaria-di-machedavvero
Fonte: Shutterstock
Nella seconda puntata della serie Wonderlife, Chiara Cecilia Santamaria (Macheddavero) ci racconta delle prime parole, lallazione e primi, imbarazzanti discorsi...

Macheddavero e le prime parole dei bambini

Quando il vostro nano inizierà a proferire le prime, timide sillabe – a “lallare”, in gergo tecnico – sarà senza dubbio un bel momento. Quell’esserino che fino a un attimo prima emetteva soltanto sonori “Uèèè”, ultrasuoni che al confronto le unghie sulla lavagna sono Mozart , e rumori non meglio identificati dal pannolino, un giorno vi guarderà e con grande nonchalance dirà qualcosa come: “BA!” oppure “GU!”. Serissimo. Aspettandosi pure una risposta, eh.

La Polpetta, forse per la provenienza romana, diceva “AO’”. Mi vergognavo abbastanza, io, di girare con una neonata di quattro mesi in carrozzina che a un certo momento puntava il primo sconosciuto e lo apostrofava con tale romanaccia enfasi. La vedevi lì, tutta carina col tutino rosa e la coperta col coniglietto, poi apriva bocca e sembrava Enrico Brignano. E vabbè.

I primi discorsi

Passati i primi mesi, inizieranno i discorsi. Le sillabe sono le stesse, ma remixate. Il vostro pupo sta disperatamente tentando di comunicare qualcosa?

Vi guarderà e intonerà un sonoro: “BABAMAMGU’. PE’. DEH. MAMU’. BA. NGUUUU!”

Non avendo a disposizione un traduttore simultaneo, proverete a rispondergli dolcemente. Tipo: “cosa c’è amore? Hai fame? Ti sei sporcato? Vuoi giocare?”.

“GU. MBA! NGU!”

Eh beh, adesso sì che ho capito.

C’è chi sostiene che sia una fase durante la quale il bambino si esprime per il piacere di sentire la propria capacità vocale, chi invece la vede in un altro modo: il nano ti sta prendendo per i fondelli con la cosiddetta “supercazzola”.

La vera svolta però, saranno le prime parole. Perché arrivano senza preavviso, così. Una mattina vi svegliate e al posto del solito “MM’EEEEH!” sentite un distinto “MAMMA!”.

Che emozione! E che impressione! Io mi sono avvicinata con circospezione: “oddio, lei parla!” pensavo, con lo stesso stupore che avrei avuto davanti a un barboncino che mi dice “buongiorno”.

Pronto amore? Lei parla! Ha detto MAMMA!” perché raccontarlo al mondo è il primo impulso. Ho chiamato Lui, poi mia mamma, mia suocera, la mia amica Ju. Dite la verità, alla prima parola del nano non gli avete fatto un po’ da ufficio stampa? Tipo: si, pesa come due gemelli, però cacchio parla! O: no, ancora non cammina, ma PARLA eh!

Al riguardo, ho visto madri che voi umani… Intendo, donne che non si sono fermate all’annuncio della prima parola, ma hanno continuato strenuamente ed entusiasticamente per le seguenti. Le vedevi al parco attaccate al cellulare:

Mamma? Non ci crederai, Sofia ha detto “talena”! Capito? Altalena! E’ troppo intelligente questa bimba…”

E lo fanno anche con te: “Sai che la mia sa dire “melanzana”?!”

Ah. Beh, sarà perché ha otto anni?

Ripetere e ripetere

Step successivo: la ripetizione random. Pericolosissima a meno che non siate membri dell’Accademia della Crusca. Passi per il linguaggio quotidiano mediamente corretto, quando il vostro piccolo nel sentirvi dire al supermercato “mi dia un etto di prosciutto” ripeterà “etto ‘i tocutto” come il vostro eco e continuerà a ridirlo per i tre anni seguenti ad ogni bancone di salumeria. Va benissimo l’invito consapevole a ripetere la mamma, specie quando dice “amore, devi dire ‘io mi chiamo Paolo’” e il bimbo dietro che fa “Paaallo”. CI ho provato anche io con la Polpetta, che di nome fa Viola.

Amore tu ti chiami Viola. V-i-o-l-a. Come ti chiami?

Boia.”

Ah, ‘nnamo bene.”

Imbarazzi

Va un po’ meno bene se usate il linguaggio anche per sfogarvi. Vi mettevo in guardia per il motivo che temete: sì, vostro figlio potrebbe ripetere una qualsiasi delle vostre parole. Moderatevi, se ci riuscite, o potreste finire come la mia amica Serena che portò la bimba a un matrimonio, le si incastrò un tacco nel sampietrino davanti alla chiesa e tra i denti sibilò un insulto. La prima parola della bimba entrando nel silenzio della navata fu: “orca toya!” e non era riferito alla magnificenza degli addobbi.

Accompagna questi bei momenti la cosiddetta fase della didascalia. Il pupo di venti mesi ha imparato che “pancia” è quella cosa tonda con l’ombelico? Bene: preparatevi a clamorose figure di schifo con sconosciuti a caso, che lui indicherà spudoratamente gridando “panzaaaaa!”. Nella maggior parte dei casi saranno persone di una certa età e di una certa stazza, affatto felici di essere parte vivente del vocabolario di vostro figlio.

Ultima accortezza: attente ai peli. Un bambino non distingue una foresta tropicale di materia pilifera dalla ricrescita lieve, quella socialmente giustificabile tra una depilazione e l’altra. Per questo motivo, se quando andate in spiaggia e vi spogliate lui indicherà le vostre gambe gridando a volume 56: “PELIIIII!” …ecco, non prendetela sul personale.

Io, almeno, non l’ho fatto.

Vai alla prossima puntata: Machedavvero e i posti dove non portare i bambini

gpt inread-altre-0

articoli correlati