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800 euro al mese alle mamme che restano a casa con i figli

di Monica De Chirico - 04.03.2015 Scrivici

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Giovanni Paolo Ramonda, responsabile della comunità papa Giovanni XXIII lancia una proposta: uno stipendio di 800 euro netti al mese a tutte le mamme per i primi tre anni di vita del bambino

Stipendio 800 euro alle mamme

Da Bologna Giovanni Paolo Ramonda, responsabile della comunità papa Giovanni XXIII lancia una proposta destinata a far discutere: uno stipendio di 800 euro netti al mese a tutte le mamme per i primi tre anni di vita del bambino. Un riconoscimento per le mamme che decidono di stare a casa con i figli e rinunciare al nido.

In un'intervista alla voce dello Jonio il responsabile della comunità commenta così la sua idea:

Innanzitutto è il riconoscimento della dignità del lavoro della donna: oltre a quello esterno, nella società, che è importantissimo, vogliamo che si riconosca pure il lavoro della maternità, tra le mura domestiche. Questo è il lavoro con la ‘L’ maiuscola, come diceva don Oreste Benzi. Vogliamo che venga recepito il grande valore della maternità.

Si tratterebbe, secondo il responsabile della comunità, di una risposta concreta alla crisi e un modo per far ripartire i consumi e dunque l'economia. Sarebbe un investimento e non un costo sulla spesa pubblica, stando alle sue parole. E' lo stesso principio degli 80 euro di Renzi, ma aggiungendo uno zero. Dare 800 euro ad una neomamma significa, secondo Giovanni Paolo Ramonda, consegnare un potere di acquisto ad una persona che investirà quei soldi in pannolini, vestitini e tutto il necessario per un bambino. Un modo per far girare l'economia partendo dai figli, che sono il futuro del nostro Paese.

Non solo: lasciare più tempo le mamme a casa con i bimbi avrebbe come risultato anche quello di diminuire il numero dei detenuti e l'abuso di sostanze da parte dei giovani. 

Se un bambino ha la possibilità di stare con il papà e, soprattutto, con la mamma nei primi anni di vita - afferma il responsabile dell'associazione - avremo nel futuro una regressione degli ingressi in carcere e un abbassamento nell’uso delle sostanze, perché un figlio che cresce in famiglia matura anticorpi relazionali e psicologici. Inoltre abbiamo riscontrato, ad esempio, che in Giappone la crisi economica attuale è causata proprio dalla denatalità. Viceversa, lo sviluppo economico si ha se riparte la natalità

L'associazione vorrebbe portare questa proposta al premier Matteo Renzi e nel frattempo l'idea è stata presentata in un convegno a Bologna, a cui avrebbero partecipato l'economista Ettore Gotti Tedeschi, il presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari, Francesco Belletti e il segretario regionale della Cisl, Giorgio Graziani.

Giovanni Paolo Ramonda avrebbe pensato a tutto; per coprire lo stipendo alle mamme, stimate in un numero di 1.600.000 in Italia, l'associazione papa Giovanni XXIII ha calcolato che ci vogliono 14,4 miliardi all'anno. Secondo lui si potrebbero ricavare sui costi della politica, tassando le transazioni finanziarie, e modificando i criteri di assegnazione del bonus di 80 euro (togliendolo alle coppie senza figli e ai single), tagliando le spese agli armamenti. E poi aggiunge che è il momento di dire basta alle elemosine per la famiglia. La Francia spende il 5% del suo Pil a favore della famiglia, l'Italia solo l'1,4%". Sempre in Francia, fa notare Giovanni Paolo Ramoda, una famiglia con un figlio disabile riceve 3.000 euro al mese, ed è previsto un incentivo una tantum per l'avvio alla scuola di 300 euro per ogni figlio. In Germania una donna incinta riceve 300 euro la mese per nove mesi, e ogni famiglia 2.000 euro al mese dalla nascita ai tre anni di vita del bambino.

Una proposta concreta di aiuto e riconoscimento per il difficile lavoro del genitore, ma l'idea del responsabile dell'associazione ha scatenato diverse discussioni, soprattutto tra le donne che non vogliono rinunciare al loro lavoro. La nostra domanda è : perchè le mamme dovrebbero stare a casa con i figli e abbandonare i loro traguardi personali, i loro desideri, e la loro vita di donne?

Manuela Campitelli del Fatto Quotidiano ricorda che bisognerebbe parlare di ruolo genitoriale, del ruolo della coppia e non solo di quello materno. Quindi questo reddito di cittadinanza, proposto da Giovanni Paolo Ramoda, dovrebbe essere valido anche per i padri come il congedo parentale. Quindi la mamma potrebbe lavorare e il padre godere delle 800 euro restando a casa con il figlio. Inoltre Manuela Campitelli ricorda che bisognerebbe pensare a delle riforme sostanziali che siano rivolte a una cultura dell'infanzia non solo in termini di cura al femminile, ma come responsabilità collettiva e condivisa. In altri termini la crescita di un bambino e la sua sopravvivenza è responsabilità non solo della madre e del padre, ma della comunità intera.

John Dewey, pedagogista e filosofo, parlando della responsabilità educativa degli adulti nei confronti delle nuove generazion,i affermava che le future generazioni e la loro crescita devono essere considerati come un bene comune.

Per concludere le strade possibili per aiutare le famiglie in difficoltà sono tante, perché limitarsi solo all'idea di mettere la donna in condizioni di scegliere tra famiglia e lavoro? Voi cosa ne pensate?

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