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La confessione di una mamma che ha sconvolto il web

di Monica De Chirico - 23.10.2014 Scrivici

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Gillian Relf, all'età di 69 anni, si pente di non aver abortito quando ha saputo che suo figlio Stephen, oggi 47enne, sarebbe stato un bambino speciale, perchè affetto da Sindrome di Down.

Una mamma può desiderare che un figlio non sia mai nato? Una domanda apparentemente di facile risposta e su cui si potrebbero scrivere trattati interminabili di filosofia, etica o pedagogia.

Ma se questo tema fosse lanciato da una mamma di un bambino Down, che ha dedicato una vita intera per suo figlio, seguendo la sua crescita tra ostacoli, gioie e dolori, saremmo in grado di giudicare la sua risposta? Gillian Relf, all'età di 69 anni, si pente di non aver abortito quando ha saputo che suo figlio Stephen, oggi 47enne, sarebbe stato un bambino speciale, perchè affetto da Sindrome di Down.

Una dichiarazione che ha scatenato commenti, riflessioni, critiche, e discussioni molto accese sul web. Il pensiero sincero, coraggioso, senza veli e sovrastrutture, di una madre preoccupata del futuro di suo figlio, che si chiede come sarà la sua vita quando lei e suo marito moriranno.

Nell'articolo del Dailymail che riporta la notizia, la donna, cosciente che la sua dichiarazione scuoterà le coscienze e provocherà reazioni di rabbia, racconta episodi importanti e significativi della sua vita da mamma di un bambino Down. Spiega come è venuta a conoscenza della malattia, e di tutte le domande e le paure che le si sono subito manifestate e a cui non sapeva dare una risposta:

E' colpa mia se Stephen è Down? Quanto dovrà soffrire? Che impatto avrà la sua vita su quella del fratello? 

Gillian continua il suo racconto, rivolgendo una domanda ai suoi lettori con coraggio e sfida:

Forse vi aspettate che io dica che nel tempo sono riuscita ad accettare la malattia di mio figlio? E che sono grata che non mi è stata data la possibilità di abortire? Ma non è così, non lo dirò. Perchè amo mio figlio con tutta me stessa, faccio di tutto per proteggerlo, ma  sono sicura che la nostra vita sarebbe stata meno complicata se non fosse mai nato. Se avessi abortito, forse avrei avuto un altro figlio e la vita familiare sarebbe stata "normale"

Affermazioni scomode, dure, difficili da accettare, visto che vengono da una madre. Ma Gillian difende il suo pensiero e vuole far conoscere la sua storia, perchè il suo obiettivo è di sostenere tutte le donne che scelgono di abortire dopo aver scoperto che il figlio è affetto da sindrome di Down. Continua il suo messaggio dicendo:

sfido qualsiasi donna a vivere una vita come  quella che ho vissuto.  Chi si sente in diritto di giudicarmi, dovrebbe provare l'esperienza di come ci si sente ad essere genitore di un uomo adulto, che non è in grado di prendersi cura di se stesso. Dovrebbere sapere cosa si prova a guardare la sofferenza di mio figlio tutti i giorni, e provare a vivere come me nel costante senso di colpa.

Anche il papà di Stephen confessa di aver dedicato la sua vita ad accudire Stephen con rassegnazione e in silenzio, nascondendo il suo dolore. Entrambi raccontano di come essere genitori di bambini disabili possa costringere a gesti estremi, giudicati folli o psicopatici da parte della società. Sia Gillian che suo marito Roy confessano che il loro matrimonio è stato messo a dura prova, come accade spesso a molti genitori di bambini disabili.

Ora le preoccupazioni di questa coppia sono rivolte al futuro di loro figlio. Come potrà vivere quando loro non ci saranno più. Stephen attualmente vive in una clinica con altre persone che soffrono della sua stessa malattia, ma tutti i weekend e le feste le passa con la sua famiglia.

Un racconto difficile da digerire, ma che ci invita a riflettere non solo sulla vita di un bambino affetto da sindrome di Down, ma anche su quello che si prova ad essere genitori di un bambino disabile

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