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Poesie e canzoni per la mamma

di Emanuela _Cerri - 02.05.2008 Scrivici

Tantissimi sono i romanzi, le canzoni, i racconti, gli scritti che la vedono protagonista dall’antichità. Vediamo alcuni tra gli esempi più belli

Tantissimi sono i romanzi, le canzoni, i racconti, gli scritti che la vedono protagonista, dall’antichità (già nella letteratura e nel teatro greco e romano), passando attraverso la letteratura medievale, moderna e contemporanea. Vediamo alcuni tra gli esempi più belli

(e se ne avete altri da suggerire, fatelo nei commenti in fondo a questo articolo):

“... Tu sei di tua madre lo specchio, ed ella in te rivive il dolce aprile del fior dei suoi anni...”

William Shakespeare

LA MADRE
Giuseppe Ungaretti

E il cuore quando d'un ultimo battito

Avrà fatto cadere il muro d'ombra

Per condurmi,

Madre, sino al Signore,

Come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,

Sarai una statua davanti all'Eterno,

Come già ti vedeva

Quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,

Come quando spirasti

Dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m'avrà perdonato,

Ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d'avermi atteso tanto,

e avrai negli occhi un rapido sospiro

 2 poesie di Giovanni Pascoli

“... Don... don e mi dicono Dormi!

Mi cantano Dormi! Sussurrano

Dormi! Bisbigliano Dormi!

Là, voci di tenebra azzurra...

Mi sembrano canti di culla,

che fanno ch’io torni com’era...

sentivo mia madre... poi nulla

sul far della sera”

“... Come non è che sera,

madre, d 'un solo dì ?

Me la miravo accanto

esile sì, ma bella:

pallida sì, ma tanto

giovane! una sorella!

bionda così com'era

quando da noi partì.

Dal libro "Il contrario di uno" di Erri de Luca

In te sono stato l'albume, uovo, pesce, le ere sconfinate della terra, ho attraversato nella tua placenta, fuori di te sono contato a giorni. In te sono passato da cellula a scheletro un milione di volte mi sono ingrandito, fuori di te l'accrescimento è stato immensamente meno.

Sono sgusciato dalla tua pienezza senza lasciarti vuota perchè il vuoto l'ho portato con me.

Sono venuto nudo, mi hai coperto così ho imparato nudità e pudore, il latte e la sua assenza.

Mi hai messo in bocca tutte le parole a cucchiaini, tranne una: mamma. Quella l'inventa il figlio sbattendo le due labbra quella l'insegna il figlio.

Da te ho preso le voci del mio luogo, le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri, da te ho ascoltato il primo libro

dietro la febbre della scarlattina.

Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze, a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco a finire le parole crociate, ti ho versato il vino e ho macchiato la tavola, non ti ho messo un nipote sulle gambe non ti ho fatto bussaare a una prigione non ancora, da te ho imparato il lutto e l'ora di finirlo, a tuo padre somiglio, a tuo fratello, non sono stato figlio.

Da te ho preso gli occhi chiari con il loro peso a te ho nascosto tutto.

Ho promesso di bruciare il tuo corpo di non darlo alla terra. Ti darò al fuoco fratello del vulcano che ci orientava nel sonno. Ti spargerò nell'aria dopo l'acquazzone all'ora dell'arcobaleno che ti faceva spalancare gli occhi

LETTERA ALLA MADRE  di Salvatore Quasimodo

"Mater dolcissima, ora scendono le nebbie, il Naviglio urta confusamente sulle dighe, gli alberi si gonfiano d'acqua, bruciano di neve; non sono triste nel Nord: non sono in pace con me, ma non aspetto perdono da nessuno, molti mi devono lacrime da uomo a uomo.

So che non stai bene, che vivi come tutte le madri dei poeti, povera e giusta nella misura d'amore per i figli lontani.

Oggi sono io che ti scrivo." - Finalmente, dirai, due parole di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto e alcuni versi in tasca. Povero, così pronto di cuore lo uccideranno un giorno in qualche luogo. -

"Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo di treni lenti che portavano mandorle e arance, alla foce dell'Imera, il fiume pieno di gazze, di sale, d'eucalyptus. Ma ora ti ringrazio, questo voglio, ell'ironia che hai messo sul mio labbro, mite come la tua.

Quel sorriso m'ha salvato da pianti e da dolori. E non importa se ora ho qualche lacrima per te, per tutti quelli che come te aspettano, e non sanno che cosa.

Ah, gentile morte, non toccare l'orologio in cucina che batte sopra il muro tutta la mia infanzia è passata sullo smalto del suo quadrante, su quei fiori dipinti: non toccare le mani, il cuore dei vecchi.

Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà, morte di pudore.

Addio, cara, addio, mia dolcissima mater."

Ho sceso dandoti il braccio - Eugenio Montale

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

Le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

Non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue

Maternità - Tagore

Da dove sono venuto? Dove mi hai trovato?

Domandò il bambino a sua madre.

Ed ella pianse e rise allo stesso tempo e stringendolo al petto gli rispose:

tu eri nascosto nel mio cuore bambino mio,

tu eri il Suo desiderio.

Tu eri nelle bambole della mia infanzia,

in tutte le mie speranze,

in tutti i miei amori, nella mia vita,

nella vita di mia madre,

tu hai vissuto.

Lo Spirito immortale che presiede nella nostra casa

ti ha cullato nel Suo seno in ogni tempo,

e mentre contemplo il tuo viso, l’onda del mistero mi sommerge

perché tu che appartieni a tutti,

tu mi sei stato donato.

E per paura che tu fugga via

ti tengo stretto nel mio cuore.

Quale magia ha dunque affidato il tesoro

del mondo nelle mie esili braccia?

LE CANZONI DEDICATE ALLA MAMMA

Viva la mamma - Edoardo Bennato

Son tutte belle le mamme del mondo

Let it be - Beatles

Le mamme - Toto Cotugno

Amor de madre - Aventura

Ciao mamma - Jovanotti

La mamma - Luca Carboni

Quasi 40 - Tiromancino

Mamma - Beniamino Gigli

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