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Chi è che si prende cura delle mamme?

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Non sono solo una mamma, sono prima di tutto una persona e nessuno si prende cura di me. Lo sfogo di una mamma su Internet apre ad una riflessione

Non sono solo una mamma

Leggo questo sfogo di una mamma e mi vengono in mente alcune riflessioni.

Questa donna è sposata con un uomo che ha un mucchio di qualità: è forte, generoso, un gran lavoratore, un buon compagno. E hanno dei figli. Dei quali si occupa esclusivamente lei. Per scelta o per opportunità le cose stanno così. Lei pensa alla casa, alla spesa, alla cena, alla scuola, alle visite mediche, allo sport. E ci sono giorni in cui questa situazione va bene, fila liscia. Ma ci sono giorni in cui, invece, si sente così sfinita e triste che l'unica cosa che vorrebbe è qualcuno che si prenda cura di lei. Che la veda in quanto non moglie, non mamma, ma in quanto persona.

Parla di questo marito che in fondo è un buon compagno ma alla fine chiede, implora, con voce che resta inascoltata, un momento per sé stessa e qualcuno che una volta ogni tanto le porti il caffè a letto, le cucini la cena, le dia tempo per se stessa e che magari metta le sue esigenze avanti a quelle degli altri.
Una mattina in cui qualcuno la svegli e le dica

te lo sei guadagnato, rimani tutto il giorno a letto, mi occupo io di prepararti il tuo piatto preferito. Invece quest'uomo con cui condivido la mia vita dimentica chi sono, non sa più chi sono, cosa voglio, non sa che stanotte ho pianto, non sa che io sono di più e voglio di più. Vorrei qualcuno che mi chieda cosa pensi? Cosa vuoi?

In questi giorni lei dice a se stessa che desidera ciò che non ha mai avuto e mai avrà: perché il rapporto ha sempre funzionato in questo modo. E quando si è sposata non sapeva che stava firmando per prendersi l'intera responsabilità della loro vita e di quella dei loro figli.

Bene questo risveglio improvviso, questo ritorno alla consapevolezza di cosa può essere realmente il matrimonio e la maternità secondo me è comune a molte donne. Ci si sposa romanticamente e poi ci si ritrova dopo qualche anno a gestire ed organizzare la vita degli altri (marito e figli) e non la propria. Semplicemente perché non c'è tempo per farlo, non ci sono più energie. Capita a molte, moltissime. Indossando le vesti ancestrali dell'angelo del focolare finiamo con l'occuparci solo delle esigenze, dei bisogni e dei desideri altrui, tutti elencati in una to-do-list dove compaiono l'appuntamento dal dentista per il bite, il saggio di danza, la riunione con gli insegnanti e il compleanno della suocera. E non c'è una cosa da fare che sia solo nostra, che riguardi noi.

In cosa la maternità ti rende una donna migliore

Lo abbiamo pensato tutte , almeno una volta, quello che scrive lei: che la maternità significa aver regalato un pezzo della nostra vita ai figli. Anni che avremmo speso per noi, per viaggiare, amare, costruire, ridere ed emozionarci sono stati presi in blocco e regalati a questi esserini che sin da quando erano nella pancia si sono nutriti del nostro sangue.

E forse per ricostruire una realtà della maternità diversa da quella alla quale siamo abituate dovremmo ripartire proprio da questi momenti bui, da queste considerazioni per niente edulcorate e così viscerali per chiedere ai figli collaborazione, rispetto, riconoscimento per l'impegno che gli dedichiamo, e per farci vedere dal partner per come siamo realmente. Perché non è detto che se per anni la vita quotidiana è trascorsa su certi binari non ci sia spazio e modo per provare a cambiare almeno qualcosa.

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