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Le aziende italiane non sono amiche delle mamme

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Nelle aziende si respira un'aria anti-maternità e aumentano i casi di mobbing

Mobbing da maternità

Nell’ultimo quinquennio i casi di mobbing da maternità ai danni delle lavoratrici italiane hanno subito un incremento del 30%. Lo rilevano i più recenti dati dell’Osservatorio Nazionale Mobbing che precisa che negli ultimi due anni 800mila donne sono state costrette a dare le dimissioni a seguito della maternità.

Un dato impressionante che cozza con il fatto che in Italia abbiamo una legge, la 151/2001, che dovrebbe impedire il mobbing sul lavoro e la discriminazione sul lavoro dopo la maternità.

Le carte e la legge dicono una cosa, la realtà un’altra.

La discriminazione e la pressione anti-maternità nascono ancor prima di iniziare a lavorare. Quante volte una donna che sostiene un colloquio di lavoro si sente domandare, insieme ai quesiti che indagano su competenze professionali, se è fidanzata, sposata o se intende avere figli a breve?

E la pratica di far firmare al momento dell’assunzione una lettera di dimissioni in bianco da poter usare per quando la donna annuncerà di aspettare un bambino è comune e nessuno quasi si scandalizza più.

Non si tratta solo di doversi riorganizzare la vita per trovare un efficace work-life balance dopo il parto con la collaborazione dell’azienda e dei colleghi. Le donne italiane che lavorano spesso vivono la maternità come una colpa, una cosa da tenere nascosta il più possibile. E in molti casi la pressione che spinge la donna a dimettersi viene vissuta con un deprimente spirito di rassegnazione. Come se le cose debbano andare così e non ci fosse nulla da fare.

E questo senso di frustrazione permane anche in chi sceglie di denunciare la situazione. Nella maggior parte dei casi si ricorre ad una conciliazione che abbrevia i tempi e consente alla donna di ottenere qualcosa, ma alla fine ciò che resta è un terribile stress, una sorta di trauma, di disillusione che può influenzare negativamente l’approccio futuro nei confronti del lavoro.

E il problema riguarda anche le donne che ricoprono ruoli di responsabilità.
Costrette ad orari di lavoro massacranti anche a fine gravidanza, terrorizzate al pensiero di dover cedere il loro incarico a qualche sostituto per godere dei mesi di congedo con il rischio di trovarsi senza scrivania ed incarichi al rientro.

Figlio mio, ecco perchè lavoro

Un’indagine di Manageritalia, AstraRicerche e Edwi Hr su 636 dirigenti ha mostrato come per il  51,3% degli intervistati 

I problemi nascono per colpa delle aziende che non fanno nulla per organizzare il lavoro in previsione dell’assenza della donna per maternità

Insomma, sarebbe il momento che la maternità non venisse vista nelle aziende come un problema ma come un evento fisiologico che va accettato e gestito in modo efficace, per garantire produttività e tutela dei diritti di tutti.

Avete subito mobbing da maternità? Raccontateci la vostra storia
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