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Intervista a Camilla Vivian, mamma e autrice del libro "Mio figlio in rosa"

di Federico Vergari - 04.10.2017 Scrivici

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PianetaMamma ha incontrato Camilla Vivian, mamma di 3 figli e autrice del libro "Mio figlio in rosa". Camilla racconta la sua storia, quella di una famiglia con un bambino biologicamente maschio che da sempre manifesta il desiderio di essere anche una bambina

"Mio figlio in rosa", intervista a Camilla Vivian

A novembre, edito da Manni, uscirà "Mio figlio in rosa". Il libro racconta la storia di Camilla, una mamma separata come tante che deve badare a tre figli e tre gatti. Una vita assolutamente normale, con la particolarità che Federico, il suo secondogenito biologicamente maschio, da sempre manifesta il desiderio di essere anche una bambina.

Camilla decide di non ostacolarlo, anzi decide di accompagnarlo e tenerlo per mano in questo percorso alla scoperta del sua identità. Si informa, si documenta e scopre che Federico ha uno sviluppo atipico dell'identità di genere. Parte da qui il racconto di Camilla Vivian, una storia fatta di traslochi in Spagna e di scritture sul blog Mio figlio in rosa; di ricerche di esperienze simili e di racconti di vita quotidiana per aiutare chi sta vivendo, magari in una fase diversa, le stesse identiche dinamiche che anche lei e la sua famiglia hanno già affrontato.

Parte da qui "Mio figlio in rosa", dalla narrazione della normalità e dal racconto di una famiglia. Noi di PianetaMamma abbiamo raggiunto Camilla e con lei abbiamo scambiato due chiacchiere sul libro in uscita e sulla vita in Italia e in Spagna.

  • Nella seconda metà di novembre uscirà "Mio figlio in rosa", la storia di Federico il tuo secondogenito di 9 anni che si sente anche una bambina. Cosa hai deciso di raccontare nel tuo libro e come?

Racconto semplicemente la nostra storia. Racconto come siamo passati da momenti di confusione, a momenti di comprensione. Racconto come tutti siamo cresciuti insieme, io e la mia famiglia, per approdare al concetto ormai molto chiaro che il binarismo maschio/femmina é solo un costrutto sociale ad uso e consumo di chi ha in mano il potere.

  • Tu hai anche un blog che sembra essere diventato un punto di riferimento per la comunità LGBT. Di cosa scrivi?

Ho aperto il blog per cercare famiglie che condividessero la nostra stessa esperienza. E infatti così è stato. Sul blog oltre che raccontare la nostra storia cerco di raccogliere materiale che possa essere utile e tradurre gli articoli e i video che purtroppo sono solo in inglese. In Italiano infatti c'è davvero poco. Il fatto che un semplice blog di una mamma sia diventato un punto di riferimento fa capire molto chiaramente il vuoto pazzesco che c'è nel nostro paese riguardo all'argomento.

  • Dopo il libro, nel tuo futuro continui a vedere il blog?

Mi piacerebbe molto trasformarlo in una piattaforma di informazione davvero approfondita, una sorta di consultorio virtuale su cui le famiglie possono contare, con scambi anche magari via skype con chi in giro per il mondo ha più esperienza di noi. Internet se saputo usare può essere una grande risorsa.

  • Come è nata l'idea di racchiudere questo momento della vostra vita familiare in un libro?

Sono stata anni alla disperata ricerca di storie come la nostra. E quando ne trovavo una mi sentivo meglio perché mi dava, in un certo senso, legittimità mentre molte persone mi dicevano che sbagliavo. Purtroppo però la maggior parte dei libri e delle storie erano narrate in inglese così mi domandavo come avrebbero fatto tutti coloro che in Italia l'inglese non lo parlano. Inoltre ogni paese ha un aspetto sociale differente e il nostro è particolarmente difficile. Quindi era giusto raccontare la storia per come accade da noi. A me piace scrivere. Ho varie 'storie nel cassetto' scritte da tempo. Iniziando da alcune favole per bambini scritte più di 15 anni fa, alle storielle scritte per mio figlio quando da piccolo non trovavo libri adatti a lui, a un romanzo breve che parla della crisi di uomini e donne a quarant'anni. Così per me era naturale buttare giù qualcosa riguardo a mio figlio in rosa.

  • Come hai incontrato Manni, il tuo editore?

Una volta ho raccontato la mia storia in un articolo e Agnese Manni mi ha scritto presentandosi come 'casa editrice piccola, indipendente e pure meridionale!'. La sua ironia mi ha fatto capire che era una donna intelligente. E ci siamo scelte.

  • In un'intervista a La Stampa hai detto che: "le bambine sono libere di esplorare il genere maschile, di fare skate, di indossare i pantaloni. Diamo anche ai maschi questa possibilità". Dove nasce questo "imbuto" che non ci consente certe aperture sociali e culturali?

Credo che purtroppo in Italia sia molto presente una cultura maschilista e machista. In cui spesso secondo me credono anche le donne. Non intendo le donne vittime di violenza ovviamente. Intendo tutte quelle donne che crescono i loro figli come dei piccoli machi che non possono piangere perché maschi. Tutte quelle donne che ancora senza il marito non si azzardano a fare nulla. Quelle che non esiste che il marito cucini. Viene perpetuato uno schema sbagliato che fa si che non ci sia un evoluzione di pensiero e una crescita sociale.

  • Ci racconti cosa stai facendo in Spagna?

Vivo. Mi riapproprio della mia vita dopo anni molto faticosi a barcamenarmi tra bollette assurde, marciapiedi sconnessi, gente poco comprensiva. In questo momento sono in treno e una coppia davanti a me è italiana. Ci hanno appena lasciato gli auricolari per ascoltare il film. Il ragazzo li ha presi, con sguardo un po' incerto. Poi si è girato verso di me e mi ha detto: 'ma sono gratis?' Siamo ormai abituati a pagare anche l'aria che respiriamo, noi italiani, e non abbiamo nemmeno il tempo di capire chi siamo.

Ecco perché poi bambini come Federico mandano in crisi. Perché il coraggio di essere se stessi non si sa più nemmeno cosa sia tanto siamo schiacciati da tutto e tutti. 

Qui nelle scuole l'educazione civica è una delle materie più importanti. Spero di imparare molto riguardo a tutto quello che è stato fatto e studiato qui riguardo all'identità di genere per poter provare a seminare qualcosa anche da noi.

  • Come reagiscono le persone che ancora non conoscono il tuo blog o la tua storia?

Vedo una enorme differenza di reazione tra la Spagna e l'Italia. In Italia c'è molta più curiosità pettegola. Qui se glielo dici, rispondono 'ah ok' e il discorso finisce. Metà della gente parla a mio figlio al femminile. Metà al maschile. Nessuno si fa domande e noi non ci facciamo più caso. Ed è bellissimo poterci NON fare caso. Del resto, se pensate, in inglese gli aggettivi non si declinano quindi anche questa cosa è una costruzione.

  • E internamente alla tua famiglia? Il papà di Federico ad esempio?

All'interno della famiglia tutto scorre regolare come in qualunque altra famiglia. Siamo sempre stati così. Per noi non c'è nulla di strano. Nemmeno per il padre.

  • Potendo scegliere un personaggio influente del nostro Paese, a cui vorresti far conoscere la storia tua e di Federico... a chi regaleresti il libro?

Papa Francesco

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