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Mia mamma è (anche) una donna

di Monica De Chirico - 10.05.2013 Scrivici

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In vista della Festa della mamma di domenica, parte la campagna di sensibilizzazione di Intervita Onlus, “Mia mamma è (anche) una donna”, che ha scelto di indagare il mondo delle donne e delle mamme, dando la parola ai bambini

A cura di Cristina Maccarrone

“Vorrei che mia mamma spendesse 50 euro tutti per sé” “Vorrei che potesse andare al centro estetico”. “Vorrei che potesse non spazzare la casa per un giorno”. Lo dicono Giulia, Giovanni, Sandra. Carta d’identità: bambini, anzi figli. Paese di residenza: non un’Africa lontana o l’India, ma la nostra Italia e più precisamente città come Milano, Napoli e Palermo.


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Sono i desideri che i bambini hanno per le loro mamme e che fanno capire come una donna, una volta che ha partorito, diventa agli occhi della sua famiglia sempre più madre e sempre meno donna. Da questo concetto totalizzante e in vista della Festa della mamma di domenica, parte la campagna di sensibilizzazione di Intervita Onlus “Mia mamma è (anche) una donna” che ha scelto di indagare il mondo delle donne e delle mamme dando la parola ai bambini. 1500 quelli sentiti nella capitale economica, nella città partenopea e nel capoluogo siciliano, con un’età tra gli 8 e i 13 anni. Dati raccolti nel rapporto curato da Intervita nell’ambito del progetto Frequenza 200- Network nazionale contro l’abbandono scolastico partendo dal presupposto che se un bambino abbandona la scuola le motivazioni sono da ricercare nel rapporto che ha con la madre sulle quali spesso grava il peso di tutta la famiglia.



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Il rapporto è stato presentato in una sede che non poteva essere più appropriata: Piano C, uno spazio coworking molto particolare che se vi trovate a Milano, dalle parti di viale Umbria (più precisamente via D’Orsenigo) vi conviene andare a vedere. Possono “affittare” qui una scrivania tutte le donne – single, sposate, conviventi, con o senza figli – mentre gli uomini solo se ne vanno con prole al seguito. Il rapporto fa vedere le mamme da una prospettiva diversa: quella dei figli cui è stato chiesto con l’aiuto delle educatrici (con colloqui individuali, laboratori e questionari) di raccontare chi sono le loro madri, cosa amano fare e cosa le rende tristi e poi di dire quali diritti  - spiegando loro cosa fossero - sarebbero da garantire.





“Mi ha colpito particolarmente il diritto alla tristezza, un bambino ha chiesto che sua madre abbia diritto a piangere” ha detto l’attrice Rita Pelusio, che ha introdotto la serata. “Se ci pensate, è una cosa che le mamme fanno raramente, soprattutto davanti ai loro bambini. A volte si programmano uno spazio o un luogo per farlo, ma il bambino non vede mai queste loro emozioni”. Dalle parole dei bambini emerge anche il diritto della mamma a parlare al telefono, a uscire con le amiche, a “scendere”, termine napoletano che significa uscire. “Queste donne”, ha detto Francesca Senette che collabora con Intervita per questo e altri progetti, “spesso non hanno la libertà di avere una vita fuori dalla famiglia e questo è percepito dai bambini. Non hanno magari un profilo Facebook, se non in coppia, non usano il cellulare, ma solo il telefono di casa e questo perché la gelosia del marito impedisce loro di avere quella libertà di una vita fuori dalle mura domestiche”.


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Come succede ad Enza, 28 anni, mamma di 2 bambini che ne aspetta un terzo e che questa gravidanza non l’ha desiderata, ma se l’è vista imporre. È tornata in Sicilia andando a vivere con i figli dalla nonna mentre il marito continua a lavorare in Toscana. Una scelta economica che lei subisce: “Dato che mio marito mi lasciava qui, ha preferito mettermi incinta, una donna incinta gli uomini non la guardano”. Ma non solo la Sicilia, anche a Milano. Giulia, la figlia che voleva che la madre avesse 50 euro da spendere tutte per sé vive nella città della moda (i quartieri presi in considerazione sono sì periferici ma pur sempre in una città apparentemente moderna) dove emerge anche la difficoltà da parte delle famiglie nel sostenere i figli nel percorso formativo, la crescente presenza di figli di immigrati scolarizzati solo parzialmente in Italia o l’isolamento della popolazione straniera. “La bassa scolarizzazione della madre influisce sui figli” ha spiegato ancora la Senette. “Tra i desideri c’è che la mamma abbia il diritto di non dovere chiedere sempre se ha fatto i compiti. Una mamma poco istruita riesce a controllare se è davvero così e questo influisce anche sul rapporto con l’insegnante: queste mamme sentendosi inferiori diventano aggressive e tendono a difendere il figlio e la famiglia anziché capire il punto di vista della maestra”. 


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E ancora tra i diritti si legge “diritto a non essere picchiata, a non essere maltrattata, a essere protetta”, anche in questo caso i bambini sono lo specchio della verità di una violenza che più di quanto si crede o si dica trova il tuo terreno fertile in famiglia. E che è spesso è psicologica. “Al centro è venuta una dona che è ingrassata di 40 kg per compiacere un marito geloso” racconta Camen Pardi, educatrice del centro Frequenza200 Napoli. Per aiutare queste donne Intervita lancia una campagna di sensibilizzazione con Maya, una sagoma femminile scaricabile dal sito di Intervita  e personalizzabile con un messaggio da dedicare alla propria mamma in occasione della festa
 

 

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