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Vantaggi e svantaggi dell'essere una mamma "curvy"

di Valentina Colmi - 04.08.2015 Scrivici

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Essere una mamma curvy ha i suoi pregi, ma anche le sue piccole difficoltà...ecco perché avere un seno prosperoso non è sempre un vantaggio

Mamme curvy

C’è un personaggio della dissacrante serie animata South Park che mi rappresenta da quando ho partorito: la Signorina Choksondik, la cui caratteristica è quella di avere il seno che le arriva fino alle ginocchia e con il quale probabilmente si può fare una sciarpa. Dopo aver avuto entrambe le mie bimbe infatti le “rotondità” sono cresciute di un paio di taglie, passando dalla terza alla quinta.

Pensate che io sia contenta? No, per niente. Il mio “petto” per dirla come nei romanzi di fine Ottocento mi piaceva così com’era: non ho mai ritenuto plausibile l’idea di ricorrere ad un bisturi per aumentarmelo, anche perché con qualche aggiustamento – vedi alla voce push up – potevo essere seducente senza ricorrere nella volgarità. Ora pur non disprezzando qualche maglietta scollata, preferisco non mettermi molto in mostra: non sono abituata ad avere un decolleté così florido e francamente essere una donna curvy ha i suoi pregi, ma anche le sue piccole difficoltà. Per esempio, all’improvviso, ho dovuto comprare un intero camion di reggiseni nuovi. Con tutti i problemi gravi che ci sono nel mondo questa è una bazzecola, per carità, ma il cruccio è che spesso la biancheria intima per ragazzone farebbe perdere la voglia di guardarle anche all’ultimo uomo rimasto sulla terra in astinenza da anni.

Avete presente le mutandone alla Bridget Jones? I reggiseni poi a volte sembrano avere la superficie quadrata di una tovaglia: va bene che ne ho di “mercanzia” da contenere, ma così mi pare un po’ troppo. Se voglio comprarmi qualcosa da una delle catene più in voga e che promettono maggior appeal, quando entro devo chiedere la taglia più grande e spesso mi sento rispondere: “abbiamo fino alla L”. Ma con la “L” se le stropiccio un po’ e le presso come quando si pigiano i vestiti all’interno di una valigia che non si vuole chiudere, non ci faccio comunque nulla.

E così devo ripiegare sui grandi magazzini. Che le mie tette non sono più quelle di una volta l’avevo già capito facendo la “prova cartolina”: s’infila appunto una cartolina sotto il seno. Se rimane ben incastrata sotto, vuol dire che è bello sodo, mentre se cade, come è successo a me, è venuto il momento di accettare che si è entrate nelle fase dell’”orecchio da Cocker” come quelle della Signorina Choksondik. Se prima – godendo di tante floride rotondità – avevo comunque qualche remora a evidenziare i miei punti di forza, ora non ci penso proprio. Anche per questo ho scelto di non allattare: non mi andava di mostrare a tutti una parte che considero privatissima del mio corpo.

Senza contare che devo stare attenta quando mi lancio sul lettone a giocare con mia figlia: rischio di uccidermi una tetta con tanto di capezzolo ogni volta. Inoltre, non avete idea di quanto un seno grande porti ad avere mal di schiena e a sudare: provate voi ad avere 2 chili per seno da portarvi appresso. E con il caldo, bisogna continuamente asciugarsi là sotto per evitare il rischio di arrossamenti e bruciori. Cambierei comunque il mio seno con uno più piccolo in modo drastico, diciamo una seconda scarsa? No, se c’è una cosa che s’impara è che le tette sono anche una forma mentis: impari a gestire la tua fisicità in base a ciò che ti ritrovi. Non averle più così significherebbe togliermi una certezza, come se il cioccolato sapesse di fragola.

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