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La mamma tigre non è il modello educativo migliore

di Chiara Mancarella - 19.01.2017 Scrivici

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Fonte: iStock
L'educazione troppo rigida, in stile asiatico, non è migliore delle altre. La nostra pedagogista ci spiega perché il modello educativo della "Mamma tigre" si è dimostrato un fallimento o quasi

Mamma tigre

Alzi la mano chi vedendo esibizioni sportive o artistiche di bambini cinesi non sia rimasto sorpreso da così tanta precisione, bravura e perfezione. La frase che solitamente esprimiamo guardando questi bambini prodigio è: “Non sbagliano mai un colpo!” Eh già sembra di avere a che fare con dei robot, precisi, puntuali negli esercizi, sguardo fisso verso l’ obiettivo, concentrazione ai massimi livelli per non fallire. Guai, infatti, a sbagliare, la parola insuccesso non deve esistere.

A sottolineare ancora di più questo credo educativo è stata, nel 2011, Amy Chua. Non stiamo parlando di un’esperta dell’ educazione, ma di una docente di diritto internazionale in una delle più prestigiose Università degli Stati Uniti, ma non solo ovviamente è anche una mamma. La professoressa in questione un bel giorno ha deciso di scrivere una sorta di diario, riscuotendo peraltro un successo mondiale oltre a ricevere altrettante critiche, in cui racconta episodi di vita del suo modo di educare le figlie. In realtà ciò che si legge nel libro è comune allo stile educativo della mentalità cinese, dove si predilige un modello, il Tiger-mom o Mamma tigremolto rigido basato sul massimo impegno e sulla buona riuscita in ogni campo, dalla musica allo sport, dall’istruzione alle future scelte lavorative, insomma, una vera e propria ricerca della perfezione. 

Disciplina ferrea e divieto assoluto di guardare la tv o giocare ai videogiochi. Sono aboliti, inoltre, ogni tipo di feste e tempo libero perché sarebbero ore tolte all’ impegno e allo studio. Avviene nella mente dei figli una specie di “lavaggio del cervello”, nella vita bisogna avere successo? Bene, è necessario impegnarsi per ottenerlo, niente viene regalato, ma “tutto dipende da te”. Potrebbe anche essere una buona lezione di vita, ogni risultato richiede, in effetti, un costante impegno da parte del soggetto purché gli venga presentato come un divertimento e un gioco se si ha a che fare con i bambini.

Studiare uno strumento musicale può essere forse un esempio utile per rendere l’idea. La musica è un’ Arte per certi versi libera, ma soggetta comunque a delle regole fisse come il rispetto del ritmo, dell’intonazione e della melodia. Molti bambini si approcciano a questa attività sin da piccoli, ma viverla da parte dei genitori come un costante impegno e con il desiderio di raggiungere importanti traguardi creerà nel bambino un’ imposizione tale da rifiutare una cosa per la quale era interessato. Si perderebbe, in pratica, l’ interesse e la curiosità per una qualsiasi attività perché verrebbe presentata sempre come un lavoro da portare a termine in maniera perfetta.

Perché il modello Mamma-tigre è un fallimento

Il modello della Mamma-tigre si è dimostrato un totale fallimento o quasi. Gli studi non sono mancati ed hanno dimostrato che adottando questo genere di teoria educativa i risultati che ne derivano spaziano da disagi relazionali a quelli comportamentali, da insuccessi scolastici a problemi familiari. Potremmo dire che appartengono a questo modello i genitori fortemente autoritari i quali hanno ricevuto loro stessi dai propri genitori un’educazione del genere, proprio come l’ha vissuta Amy Chua vivendo con una madre che richiedeva il massimo dai figli.

La "Mamma-chioccia"

Tuttavia, questa assoluta dedizione all’apprendimento e alla buona riuscita in ogni aspetto della vita comporta una profonda frustrazione, un disagio nascosto che alla prima situazione di ribellione può compromettere quel finto equilibrio genitori-figli che si era creato. Se l’approccio educativo orientale fa discutere, e non poco, dall’altro lato esiste un tipo di mamma convinta che il meglio per i propri figli sia proteggerli da tutto e tutti. Ebbene sì, stiamo descrivendo la cosiddetta “Mamma-chioccia”.

L’essere onnipresente nella vita dei figli, spianare la strada, coprire le buche, eliminare ogni tipo di ostacoli è il sogno, e spesso la realizzazione, di questo genere femminile che pur di regalare attimi di felicità sono ben disposte a sacrificare la loro vita per proteggere quella della prole. Perché far vivere esperienze negative? Perché esporli a continui pericoli? Insomma, il carico di ansia con questo tipo di mamme, state pur certi, che è assicurato! “Fai attenzione”, “Non andare lì”, “Non fare questo o quello” appartengono al linguaggio di ogni giorno e il passo di trasmettere situazioni di ansia e disagio ai figli è veramente breve.

I problemi legati all’ansia sono, infatti, tra i primi che si manifestano in entrambi i modelli di mamme che abbiamo analizzato. Nel primo caso, quello delle mamma-tigre, a lungo andare i bambini e i ragazzi vivono con la tensione di non essere all'altezza, con quella che viene definita “ansia da prestazione”, e hanno la convinzione di non soddisfare mai le aspettative dei genitori.

Mamma-tigre e Mamma-chioccia

Il più delle volte questo genere di modello autoritario appartiene di più al padre, soprattutto in quelle famiglie che vivono in un contesto socio-economico-culturale elevato in cui si richiede ai figli un impegno maggiore per non vedere sfumate le loro aspettative o, al contrario, in quelle famiglie dove le situazioni economiche non sono delle migliori e viene imposto ai figli di impegnarsi per non dover continuare a vivere in situazioni di disagio, ed è proprio quello che ha vissuto Chua, la famiglia d’origine ha dovuto abbandonare la Cina per trovare fortuna in America e l’educazione ricevuta, soprattutto dalla madre, si è basata proprio su questa richiesta.

Nel secondo modello, invece, lo stato ansioso viene accompagnato al costante pericolo. L’aspetto negativo è che far crescere i figli sotto una campana di vetro per proteggerli dagli attacchi esterni non li renderà certo adulti autonomi e responsabili. Davanti ad un “minaccia”, intesa anche come sostenere un esame o eseguire delle semplici funzioni, non saranno in grado di sbrigarsela da soli, ma avranno sempre bisogno della figura genitoriale accanto.

Inoltre, vivranno con il dubbio costante che tutto ciò la vita presenterà loro non sarà mai sicura o degna di essere vissuta fino in fondo. C’ è da dire anche che non sempre i genitori che decidono di seguire una linea educativa fissa dia poi i risultati sperati. Molto spesso, e questo succede a distanza di anni, quando ormai le basi per un possibile disagio sono state poste, i figli si ribellano al modello educativo imposto dai genitori perché ormai cresciuti o perché per anni hanno accumulato ore di pressione e di richieste eccessive oppure perché si sono resi conto di non essere più in grado di sopportare un peso del genere.

Il fare esperienze, sbagliare, commettere degli errori, invece, appartengono ad ognuno di noi perché permettono di rialzarci tutte le volte che cadremo. Non esiste, per fortuna lasciatemelo dire, il modello educativo perfetto perché non esistono genitori perfetti, esiste però la consapevolezza che essere genitori significa accompagnare i figli nel loro cammino, incoraggiarli nell’affrontare una sfida, sostenerli dopo una delusione e abbracciarli se si sentono soli, perché se è vero che “la mamma è sempre la mamma”, i figli però...sono un’ altra cosa! 

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