Home Donna e Mamma

Dove possiamo arrivare per tutelare i nostri bambini?

di Laura Losito - 12.05.2016 Scrivici

dove-possiamo-arrivare-per-tutelare-i-nostri-bambini
Le derive legate ai social network e i gruppi su WhatsApp. Fin dove siamo disposte a spingerci pur di tutelare i nostri bambini, pur di non farli sentire diversi, esclusi, emarginati? Le riflessioni di una mamma

Mamma accusata di stalking ovvero dove possiamo arrivare per tutelare i nostri bambini? Una 36enne di Pavia è stata denunciata per stalking: tutto sarebbe partito dalla cancellazione dal gruppo di WhatsApp a cui partecipavano le mamme di bambini iscritti allo stesso corso di basket. La vittima è una mamma appartenente allo stesso gruppo, colpevole, secondo l’imputata, di aver fomentato le altre contro di lei, e aver avuto un ruolo determinante nell’esclusione dalla chat. Da questo ed altri episodi sarebbero iniziate le molestie, come telefonate e sms anonimi, offese e insulti culminati, pare, in un vero e proprio pestaggio tra le due mamme in strada.

Premesso che non sta certo a noi, ma ad un giudice, stabilire se e quanto la mamma in questione sia davvero colpevole, la modalità in cui si sono svolti i fatti non può che spingerci a chiederci: fin dove siamo disposte a spingerci pur di tutelare i nostri bambini? Pur di non farli sentire diversi, esclusi, emarginati? Questa mamma avrebbe agito nello stesso modo se il gruppo avesse riguardato solo amicizie sue e non del figlio? Ben lungi dal trovare una giustificazione allo stalking e alle molestie, se di questo si è trattato, è comunque innegabile l’impatto che oggi strumenti come whattsapp abbiano nella vita sociale dei nostri bambini.

Abbiamo già parlato varie volte di gioie e dolori del gruppo di whatssapp di classe e simili: ma nel 2016 è così che ci si accorda per i playdate, le festicciole, i pomeriggi al campo giochi e le gite fuori porta alla domenica. Escludere una mamma dal gruppo di whatssapp significa estromettere il bambino dal suo giro di amicizie.

Nel caso specifico, non possiamo sapere se la lite da cui è partito tutto riguardasse effettivamente il bambino, e se le mamme del gruppo avessero qualche ragione per volerlo lontano dai propri figli. Ma il risultato non cambia, ed è un’odiosa situazione in cui molte di noi si ritrovano almeno una volta nella vita; e attenzione, non stiamo parlando solo di bambini aggressivi, violenti o bulli. Capita anche, paradossalmente, che un bambino non riceva l’invito a una festa perché troppo timido, introverso, o magari goffo e poco esuberante. E quando capita, e tu sei la mamma, ti si spezza il cuore in mille pezzi. Quando torna a casa da scuola con il visino triste, e sotto la tua insistenza racconta, umiliato, di come i suoi compagni si troveranno nel pomeriggio a casa del tale, e lui non è stato invitato, è un pugno nello stomaco.

Ma la reazione non è e non può essere diversa dall’amore: la vita può essere molto dura anche per un bambino, l’unica cosa che possiamo fare è sostenerlo e fargli sentire che il nostro affetto non gli verrà mai a mancare. Affetto ma anche sostegno, appunto. Al momento, il fatto che il nostro bambino abbia una vita sociale soddisfacente, a tutto vantaggio della sua autostima, dipende in grandissima parte da noi: ognuna ha il suo carattere e se c’è chi accetta di coltivare assiduamente anche amicizie con mamme che altrimenti non frequenterebbe nemmeno sotto tortura, c’è anche chi non è disposta ad immolarsi, e chi sta nel mezzo. La scelta va ovviamente soppesata anche sulla base del carattere del bambino e della situazione: litigare aspramente con le mamme del parco, se si può cambiare parco, può essere fattibile, farlo con le mamme della stessa classe, difficilmente è una buona idea.

È bene sempre ricordare a noi stesse chi è l’adulto, quello con le spalle larghe e, si presume, una certa familiarità con il “saper vivere”, e chi è il bambino da proteggere e tutelare. Ma con dei limiti. Perché mai un gruppo di mamme che hanno tutto l’interesse a mantenere buoni rapporti con te e con tuo figlio, dovrebbero cancellarti dal gruppo di Whatssapp e dal giro dei playdate e delle feste? Sei tu o è lui? Spesso l’istinto di protezione è così forte, che preferiamo credere che gli altri siano gratuitamente malvagi piuttosto che ammettere che nostro figlio ha un problema. O che ce lo abbiamo noi.

gpt inread-altre-0

articoli correlati