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Le 10 sfide quotidiane della mamma lavoratrice quando è in ufficio

di Laura Losito - 09.05.2016 Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Identikit della mamma lavoratrice in ufficio. Le sfide quotidiane che deve affrontare una donna quando rientra a lavoro dopo la maternità

La mamma lavoratrice in ufficio

Qualunque genitrice, anche la più organizzata, anche la più convinta, anche quella che, in fondo in fondo, si sente più tagliata per essere lavoratrice che mamma full time, arriva impreparata al primo giorno in ufficio. Già quando chiudi la porta alle tue spalle provi come un senso di morte imminente nel lasciare il tuo bambino alle cure di qualcun altro. Respira. Sei ancora solo sul pianerottolo. Devi ancora affrontare le 10 sfide più tipiche della mamma che rientra al lavoro dopo la maternità :-)

  • Essere produttiva dopo una notte insonne

Un grande classico “almeno tu domani non devi andare in ufficio” sibila il maschio a cui supplichiamo sostituirci all’827esimo risveglio notturno e “come diavolo farò quando dovrò tornare al lavoro?” Farai che sei in coma. Inizi a connettere se in ufficio c’è una macchina del caffè per cui romperai il salvadanaio della tua infanzia, e il più momento tragico sarà alle due del pomeriggio, quando ti ritrovi a sprofondare in una poltrona che ti sembra comoda e accogliente come non mai. Zzzzzz….

  • Resistere alla tentazione di chiamare ogni dieci minuti la babysitter

Insomma, era difficile per te, e tu sei la mamma. Come diavolo hai potuto pensare che un’altra persona, la baby sitter, potesse gestire tuo figlio neonato senza ucciderlo? I dubbi ti attanagliano: mi sarò ricordata di chiudere a chiave l’armadietto dei detersivi? Troverà il nuovo pacco dei pannolini? Avrà capito che non può ancora mangiare il brodo di carne? Sarà mica meglio farle una telefonata, così, per sicurezza?

  • Resistere alla tentazione di guardare ogni 10 minuti le foto del piccolo sul cellulare

Mostrandole a colleghi, capi e clienti aggiungendo dotte osservazioni sulla consistenza delle sue feci mattutine e sui tuoi capezzoli doloranti.

  • Non respirare

I bottoni della tua camicia sembrano sul punto di esplodere, ma potrebbe andare peggio: potrebbe comparire la chiazza di latte che forma un alone scuro intorno al capezzolo, per esempio.

  • Non piangere

Non si piange sul posto di lavoro. Ecco perché è bene portare con sé un mascara, salviette struccanti e correttore per ri-coprire le occhiaie tipo panda.

  • Non imprecare se la riunione dura 10 minuti in più

Quello che ti faceva quasi piacere, perché potevi dimostrare quanto fossi devota e affidabile, ora ti getta in un buco nero di ansia. Tic-tac-tic-tac. DEVO. TORNARE. A. CASA.

  • Non pensare che sei vestita come un’idiota

Fossero solo i bottoni della camicia. I pantaloni sono emostatici e troppo corti. La gonna ti fa difetto ovunque. Le scarpe sono da risuolare e le calze hanno un buco. E non hai tempo per riparare a nulla di tutto ciò. Cari colleghi, ringraziate che almeno mi sono fatta la doccia.

  • Non piangere all’annuncio di un incarico in più

Sì, dovresti esserne felice dato che ti viene data questa responsabilità dopo che ti sei assentata tanto tempo. Eppure ti viene solo da piangere, e guardare le foto sul cellulare del tuo bambino, e piangere di nuovo.

  • Finalmente è finita: ops, e la cena?

Sì, in teoria allatti, e lavori, e non dormi, minimo dovresti mangiare sano. Ma forse ordinare rosticceria da asporto anche stasera ti eviterà di svenire sul tappeto. Passerà anche questa fase, ma questa certezza, al momento, purtroppo non rende l’oggi o il domani più semplici!

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