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Lettera di una mamma casalinga al suo compagno

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Lettera di una mamma casalinga al suo compagno: ecco come sono le mie giornate, non pensare mai che sono stata a casa senza far niente

Lettera di una mamma casalinga al suo compagno

Caro marito mio,

voglio scriverti questa lettera sfruttando questa mezz'ora che mi separa tra la lavatrice da stendere e la pappa da preparare. Sai bene che con gioia ho scelto, insieme a te, di dedicarmi esclusivamente ai bambini e di fare la mamma a tempo pieno. E' stata una decisione condivisa e consapevole, che abbiamo preso come coppia in virtù di ciò che crediamo sia meglio per i nostri due bimbi di 2 e 7 anni, ma ieri sera mi hai fatto riflettere e anche dispiacere con quella tua espressione in volto al rientro dal lavoro. Ero impegnata con le docce ai piccoli, ero decisamente stanca e non ho sorriso al volo al tuo rientro come sono solita fare. La tua battuta sul fatto che “eravamo ancora a fare le docce” mi ha spinto a scriverti questa lettera per chiarire bene come sia la giornata in modo che tu non pensi che trascorra il mio tempo sul divano a guardare serie TV o a prepararmi caffè.

Quando ci alziamo la mattina tu fai una doccia, prepari il caffè per entrambi e poi ti prepari e scappi via. Mi rendo conto che impieghi probabilmente 40 minuti nel traffico per raggiungere l'ufficio, ma nel frattempo io:

  • preparo la colazione ai bambini,
  • li lavo e li vesto,
  • gestisco i capricci del mattino (immancabili),
  • scendiamo sul filo del rasoio e accompagno Luigi che deve entrare alle 8 e 10 trascinando Sara sul passeggino prima in discesa e poi in salita.
  • Sulla strada del ritorno mi fermo al supermercato e rientro a casa carica di buste, passeggino, bimba in braccio che nel frattempo ha piangiucchiato e si è scocciata di star seduta senza fare niente.

Rientro in casa e ci sono:

  • letti da rifare,
  • lavatrici da far partire,
  • lavastoviglie da svuotare,
  • bagno da pulire.

E nel frattempo Sara è lì che gironzola per casa, si attacca alle mie gambe, vuole la merenda, vuole giocare. Lascio stare tutto così com'è e do precedenza a lei che già, poverina, si è svegliata presto ed è venuta dietro a noi per le nostre esigenze.

Giochiamo in cameretta con bambole, costruzioni, leggo libri illustrati: è una parte bella della giornata, quella in cui capisco appieno il significato della scelta che abbiamo fatto. Stare insieme a lei, seguirla nella sua crescita, offrirle gli stimoli giusti e farla stare con la sua mamma.

Dopo un po' di giochi lei è stanca, si siede sul divano e mi chiede di accenderle i cartoni.

La sua capacità di attenzione dura al massimo mezz'ora, ma in quel frangente trovo il tempo per fare qualche faccenda domestica che prima avevo dovuto interrompere.

Si è fatto mezzogiorno e Sara ha fame, le preparo una pappa buona con le verdure cotte a vapore come vogliamo noi, la carne di vitello fresca e la pasta con il sughetto. Sono contenta anche di dedicarmi ai pasti della famiglia: ci tengo a che mangiate in modo sano ed equilibrato e sono soddisfatta quando penso a ricette sfiziose da preparare sia per pranzo che per cena. Sara pranza insieme a me e chiacchieriamo e ridiamo. Alle 13 30 il pulmino riporta Luigi da scuola.

Ha fame, pranza anche lui e ci tengo a fargli compagnia affinché non mangi da solo magari davanti alla televisione. Quindi io e Sara ci sediamo a tavola con lui: provo a chiedergli come è andata a scuola, cosa faremo nel pomeriggio ma ovviamente veniamo continuamente interrotti da Sara che pretende attenzioni ed è gelosa del rientro del fratellino che le toglie la mia esclusiva attenzione.

Dopo pranzo Luigi guarda un po' di tv e Sara va avanti e indietro mentre carico la lavastoviglie, si ostina a volermi aiutare, tra la pasta caduta a terra e i piatti sistemati tutti storti nei ripiani, la lascio fare.

Mi siedo sul divano e mi sento esausta: vorrei prendere un caffè, magari in silenzio, solo cinque minuti. Ma i due litigano: Sara lamenta che Luigi “la guarda”, lui sbuffa e a un certo punto urla di lasciarlo stare.

Cerco di mediare: Luigi deve fare i compiti perché alle 4,30 deve andare in piscina, Sara gioca in cameretta. Io vado avanti e indietro da una stanza all'altra giocando un po' con lei e aiutando Luigi che non ha capito cosa scrivere sul quaderno di grammatica.

Alle 4 ci prepariamo per uscire: Sara è contenta perché pensa che andremo al parco, ma ci andremo domattina che le previsioni danno sole, invece andiamo alla piscina, e io sono carica di:

  • borsone della piscina,
  • borsa con dentro pannolini, salviette, cambio per Sara,
  • borsa mia con portafogli, cellulare etc..

Luigi si offre di portare la borsa del cambio.

Arrivati in piscina tutti e 3 nello spogliatoio per sistemare vestiti e ciabatte: Luigi è bravissimo e fa tutto da solo, Sara gironzola per lo spogliatoio e spero solo che non scivoli sul pavimento bagnato.

Quando Luigi entra in acqua io e Sara prendiamo qualcosa al distributore delle bibite: lei vuole un succo, io finalmente riesco a prendere quel caffè che volevo dalla mattina. Ci sediamo sul divano, ho portato un libro con stickers e magneti e giochiamo insieme mentre guardiamo Luigi dalla vetrata che ogni tanto ci saluta.

Faccio due chiacchiere con la mamma di Andrea, mentre Sara mi chiama, mi tira il pantalone dice che si annoia.

Dopo la lezione Luigi si fa la doccia, io e Sara siamo nello spogliatoio in un caldo infernale e lo aiuto almeno ad asciugarsi bene i capelli.

Torniamo a casa che sono le sei. C'è la cena a cui pensare.

Sara ha fame e vuole la pappa quindi faccio mangiare Sara mentre Luigi gioca con le costruzioni e i robot, quando la piccola ha finito penso a preparare per noi tre.

Alle 19 rientri tu, giustamente stanco, seccato per il solito traffico del rientro, ti veniamo incontro con un bacio e un sorriso e ti raccontiamo cosa abbiamo fatto. Mi hai sempre detto che per te questo abbraccio del rientro è la cosa più bella della giornata, lo è anche per noi che sentiamo di essere finalmente tutti insieme, a casa nostra, nel nostro mondo di amore.

Non ti elenco tutto ciò che faccio dopo che sei rientrato, dalla cena al momento in cui io e te sprofondiamo sul divano sperando di riuscire a vedere almeno una puntata della nuova serie TV o di farci due coccole meritatissime.

Mamma casalinga contro mamma che lavora

Questa lettera non è un j'accuse nei tuoi confronti, non è un pentimento delle scelte fatte, e nemmeno un messaggio di autocommiserazione: è solo un racconto della mia giornata tipo che è bene conoscere senza filtri.

Sono spaventata a volte che a fare solo la mamma svanirò in secondo piano, anche per te: fare la mamma a tempo pieno è per molti una fortuna, una grazia, ma è anche un lavoro a volte poco divertente, noioso e molto solitario. E' importante che tu veda chiaramente lo sforzo che ci metto, che non lo dia per scontato, che lo apprezzi e mi dia conferma che abbiamo fatto la scelta giusta. Occuparsi dei figli, dei nostri figli, è il mio lavoro, insieme a tutto il resto delle incombenze domestiche, ed è importante che tu lo riconosca. Quindi se torni a casa e la cena non è ancora pronta e la casa è in disordine per favore non domandarti come sia possibile come se non avessi fatto niente tutto il giorno. Per avere le prove che io trascorro le mie giornate davvero molto impegnata basta guardare i nostri figli: dimmi che apprezzi ciò che faccio ed è importante farlo perché il lavoro di una mamma è spesso invisibile o scontato. Non sono una casalinga anni Cinquanta, non mi troverai mai al rientro dal lavoro in lingerie con un bicchiere di champagne in mano pronta ad attenderti, mi troverai molto probabilmente in tuta, stanca e coperta di cibo e saliva e comunque ti sorriderò. Fai lo stesso con me e ricordati che siamo soci, alleati complici nelle scelte che abbiamo fatto per la nostra famiglia.

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