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"La schiavitù di essere madri": la maternità vi opprime?

di Redazione PianetaMamma - 30.04.2010 Scrivici

Elisabeth Badinterha individuato nella maternità una grossa minaccia alla liberazione della donna. Il suo ultimi libro, Le conflit, La Femme et La Mère (il conflitto, la donna e la madre), è in cima alle classifiche di vendita in Francia

Per essere madri perfette, abbiamo abbandonato tutte le cose che amavamo della nostra vita: il lavoro, lo shopping, il sesso, le amiche, la lettura; ma questo fa sì che spesso la maternità si trasforma in un'esperienza frustrante e dolorosa. Ecco allora la soluzione: molliamo il piccolo nel box, prepariamoci un drink e magari accendiamoci anche una sigaretta, se ci piace.
Nei giorni seguenti, passiamo alle pappe industriali, ai pannolini usa e getta e all'asilo nido, e riprendiamoci passo dopo passo la nostra vita.
Non solo ci libereremo del Grande Oppressore (il nostro bambino) ma diventeremo un modello per le altre mamme che vivono nell'angoscia e nel'"ansia da prestazione", favorendo così un aumento del tasso di natalità nazionale.
Questa, in sintesi, è l'opinione di Elisabeth Badinter, filosofa e scrittrice francese che ha individuato nella maternità una grossa minaccia alla liberazione della donna, e viceversa uno strumento per il ritorno alla società patriarcale. Il suo ultimi libro, Le conflit, La Femme et La Mère (il conflitto, la donna e la madre), è in cima alle classifiche di vendita in Francia nonché al centro di un intenso dibattito; l'autrice sostiene che le donne hanno abbandonato le catene del dominio maschile solo per sottoporsi ad un'altra tirannia ancora più pesante, quella dei figli. Elisabeth auspica il ritorno del vecchio modello francese, che prevedeva una serie di comportamenti atti ad evitare che la maternità prendesse il sopravvento sula vita: vedi latte in polvere, tate e asili nido.

Naturalmente, la Badinter si è attirata le reazioni furibonde di coloro che l'hanno accusata di presentare la maternità come una sfida proibitiva e scoraggiante, in uno scenario distruttivo e sessista. La scrittrice, peraltro, se la prende anche con il periodo della gravidanza, in cui la donna è "costretta" a sottostare a tutta una serie di regole coercitive, dal non fumare all'evitare diversi tipi di alimenti.
Ma la vera schiavitù inizia dopo, alla nascita del bambino "I bambini sono diventati dei tiranni loro malgrado", per la gioia o l'indifferenza dei padri che si permettono di stazionare sul divano a guardare la televisione, incuranti della battaglia che si sta consumando in casa loro.

Secondo la Badinter, una delle cause di questa moderna forma di schiavitù è la crisi economica: d'un tratto, la maternità sembra una scelta migliore rispetto all'incertezza del posto di lavoro. Un'altra componente che "rema contro" la liberazione delle donne dall'oppressione della maternità è poi il movimento ecologista, che propugna cibi fatti in casa, latte materno e pannolini lavabili. "Tra la tutela degli alberi e la libertà delle donne, la mia scelta è chiara," dice l'autrice "Può sembrare ridicolo, ma il latte in polvere, gli omogeneizzati e i pannolini usa e getta sono state tutte le fasi della liberazione delle donne".

Una terza spiegazione è poi il contemporaneo movimento femminista americano, che, secondo la Badinter, ha commesso l'errore di cercare di "rendere femminile il mondo" nella speranza di farne un luogo più pacifico, tollerante e compassionevole. "Queste nuove femministe dicono che abbiamo nascosto e sottovalutato l'essenza delle donne, che è la maternità." La Badinter respinge questa teoria, sbagliata perché "gli uomini e le donne si assomigliano moltissimo", e pericolosa perché "chiude i sessi in ambienti diversi".

Ma la causa più importante di questo stato di cose sono i gruppi, i medici e gli infermieri pro-allattamento; secondo la Badinter il mito dell'allattamento al seno sarebbe in gran parte da sfatare. Alle neomamme, invece, vengono instillati terribili sensi di colpa se non possono o non desiderano allattare. E allattamento vuol dire anche essere a completa disposizione del neonato per almeno sei mesi, e questo secondo la Badinter, eroderebbe inevitabilmente la vita della donna come individuo.

Fonte
Times on line

Laura Losito

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