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Intervista alla mamma blogger de "Il diario di Ondaluna"

Per le nostre interviste alle mamme blogger abbiamo incontrato la mamma che ha creato "Il diario di ondaluna"

Per le nostre interviste abbiamo incontrato la mamma che ha creato http://ildiariodiondaluna.blogspot.com/

Ciao: anzitutto complimenti per il tuo blog. Per chi ancora non sa chi sei, puoi raccontarci qualcosa di te e come mai hai deciso di aprire un blog?

Sono rimasta incinta senza averlo esattamente programmato. Come spesso succede in questi casi, ho dovuto far fronte a diversi sentimenti contrastanti, molti dei quali erano di paura, sconforto, disperazione. Per slancio d'amore, la scelta di portare avanti la gravidanza è stata rapida da prendere, ma mi ha subito messo davanti a molte contraddizioni che sono proprie della gravidanza, molte delle quali mi accompagnano ancora adesso che sono madre. Gioia e dolore, stupore e sconforto, emozione e paura. E mentre tentavo di conciliare dentro di me l'inconciliabile, sembrava che il mondo attorno a me non avesse altra voglia che dirmi quanto fosse MERAVIGLIOSO diventare madre, e inorridiva quando mi lasciavo scappare qualche sincerità di troppo riguardo alle mie nuove sensazioni, che non erano, come spesso ho definito, "tutte e solo in rosa".

Come spesso  succede, per rendere un po’ meno facile il tutto, ho avuto da subito un distacco di placenta che mi ha costretto all'immobilità. Per una come me incapace di stare ferma e di rinunciare alle sue molte attività è stata una dura botta. Ma è stato allora che mi sono messa davanti allo schermo del pc ed ho cominciato a leggere libri per far passare il tempo.
Ho cominciato a pensare al blog perché avevo bisogno di tirare fuori certe cose. Ed ho scoperto che in rete c'erano alcune mamme che avevano pensato quelle stesse frasi che io non osavo o non potevo dire. Così ho contattato Wonder (http://machedavvero.blogspot.com/), Flavia (http://www.veremamme.it/) , Silvia MammaImperfetta  (http://www.mammaimperfetta.it/) e poi anche altre mamme.
Dopo aver letto il suo libro, sono entrata in contatto con Marilde (http://lasolitudinedellemadri.blogspot.com/), e lei è tuttora una risorsa preziosa per me, persona che ammiro e stimo moltissimo.

Loro mi hanno insegnato che non c'è niente di sbagliato nel provare certe sensazioni, che dirle è meglio che tenersele dentro, che provare certe cose riguardo alla gravidanza non è "essere alieni". Mi hanno insegnato che essere una madre sempre e solo felice della maternità e delle sue rinunce è un modello al quale le donne per troppo tempo sono state costrette ad adeguarsi, e che spesso, volontariamente o no, si è costrette ad adeguarsi stravolgimenti di vita (interiore ed esteriore) che non si erano esattamente desiderati e per i quali non si è mai del tutto pronte.
Mi hanno insegnato che dire "questo non mi piace" o "non ce la faccio più" non significa essere una cattiva madre, ma semplicemente essere leale. Presupposto che ritengo fondamentale per una creatura in utero: la chiarezza (anche solo implicita) che abbia l'amore come costante sottofondo, rende a mio parere un bimbo molto più sano che avere una mamma che finge di essere sempre e solo felice.
Così è nato il mio diario, che ha molte pagine "in nero" (per contrasto al rosa zuccherino delle "gioie della maternità"), nella speranza che qualche altra anima sperduta tra le tinte forti di questa esperienza possa sentirsi meno sola davanti a certe sensazioni. Condividere perché tutto questo avesse uno scopo, raccontare a me stessa per avere traccia del processo che stava avvenendo dentro di me, è stato questo che mi ha guidata nella scrittura. Sono sempre stata consapevole che non fosse tutto e solo negativo, ma l'idea di un bimbo rende fin troppo facile pensare "che bello": il presupposto della mia esperienza di scrittura era invece trovare proprio uno spazio dove si può dire "ma anche no". E scoprire che si può amare anche quando questo significa non solo gioire ma anche soffrire

Ondaluna
Spirito inquieto che segue le onde del cuore, nella mareggiata continua del diventare madre, mostrando di tanto in tanto il lato oscuro della Luna: quello che non si può raccontare.
Un pensiero, una riflessione profonda. Cosa significa secondo te diventare una madre?


Domanda troppo ampia e troppo arduo circoscrivere una risposta, ma ci provo. Diventare madre è un viaggio verso il centro di se stesse. E' un'elaborazione di un lutto, quello della vecchia te stessa che muore nel momento in cui "nasci madre". Affrontare il dolore crea paura, mette alla prova, richiede un abbandono totale ma anche la possibilità di convogliare tutte le proprie energie e di scoprire risorse inaspettate che consentono di andare oltre i propri limiti.
Diventare madre significa "tra-sform-arsi", attraversare un percorso che sforma il corpo e allarga mente e anima. Significa diventare come una porta che si apre attraverso il mondo terreno e quello "ultraterreno", il "dentro" e il "fuori", il possibile e l'impossibile. Forse è per questo che partorire sembra quasi una magia che sa di soprannaturale.

Nel tuo blog, c’è un post molto toccante riguardo la sindrome di Stoccolma. Hai voglia di parlane?

Tutto parte da questa considerazione: "Le sue richieste sempre più pressanti mi trovano stanca, a volte disperata, ma pronta e paziente. In questo caso la voglia di ricominciare a vivere ed il non essere pronta a farlo si intrecciano."
E' il tema delle contraddizioni di cui parlavo prima. Per tutta la vita ho pensato che ogni volta che mi si presentava una contraddizione dovessi scegliere in modo da risolverla, e prendere una decisione su cosa volessi essere, pensare, fare, rinunciando all'altro termine del confronto. Essere madre mi ha insegnato che non sempre questo è possibile.
Allattare è stata un'altra GRANDE lezione di vita. Puoi essere felice di farlo, ma anche avvilita. Può essere una sensazione fisica molto dolorosa, faticosa da sostenere, eppure estremamente arricchente. Puoi sentire che quel piccolo esserino ti tiene in pugno come un feroce carceriere che ti impedisce di essere libera di gestire il tuo tempo come vuoi, ma nello stesso  tempo amarlo sopra ogni cosa e con ogni fibra del tuo essere, rendendoti incapace di rinunciare a questa sconvolgente e meravigliosa prigionia

Come hai trascorso queste feste di Natale?

Sono state molto belle ed importanti. Per la prima volta hanno avuto per me un senso completamente nuovo. Ho scoperto che il mio primo Natale da mamma mi trova una persona capace di andare davvero all'essenza delle cose.
La gente festeggia, va in ferie, vive giornate diverse dal solito. Per una giovane mamma tutto questo è un po’ diverso: non ti è data una notte di tregua nell’allattare, né nel dover ripetere ogni giorno le solite cose sempre uguali. C'è il bagnetto da fare, il pannolino da cambiare, i vestitini da lavare. E poi c’è Natale, che arriva all'improvviso per me come una tegola sulla testa.
Durante i giorni di dicembre sono stata spesso sola con mia figlia, e questo mi ha reso difficile preparare le decorazioni natalizie che ornavano le case degli altri e respirare quell'aria di festa che invoglia a fare shopping ed essere allegri. Ma nonostante tutto l'ho fatto: diversamente da prima, con più lentezza, con meno "perfezione", e questo mi ha fatto sembrare tutto molto più bello proprio perché fatto con fatica.
Per di più questo è stato un Natale di bilanci tra la Vita e la Morte, che quest'anno, avendo perso mio padre e avuto mia figlia a distanza di pochi mesi, sono stati per me due grandi temi.
Oggi so che "festeggiare" ha tanti significati, che quando pensavo solo all'allegria consumistica della festa non riuscivo a cogliere. E' dura, ma so che tutto ha un senso, anche quando io non lo capisco. So che non è sempre facile. Ma è il saper andare al nocciolo delle cose che te le fa vedere in modo diverso. Io ci ho messo anni per capirlo, anni difficili e pieni di errori da parte mia. E oggi sono qui, con un pò di amaro in bocca. Ma a volte la verità non ha un buon sapore, e tu impari a scoprire che crescere è anche questo, e che coraggio e paura sono le due facce della stessa medaglia

Cosa vedi nel futuro di Ondaluna?

Come donna, vedo la possibilità di fare della mia esperienza una possibilità di sostegno per le altre donne in difficoltà (infatti nel frattempo ho preso il titolo di trainer di psico-profilassi al parto).
Come madre vedo la possibilità di crescere e di innamorarmi sempre di più. So che le difficoltà non scompariranno mai del tutto, non mi faccio illusioni, e che nuove prove mi aspettano sempre dietro l'angolo.
Col fardello di fatica che ho dovuto portare sulle spalle, con la solitudine che è diventata spesso mia compagna di viaggio, con gli insegnamenti che il dolore ha saputo farmi scoprire, vedo nel mio futuro una nuova consapevolezza.
Mi piace pensare che starò bene, sarò forte ed in forma, ed avrò una bimba con la quale le cose saranno sempre un po’ più semplici. Tornerò ad una vita bella come e più di prima. Farò un magnifico albero di Natale, grande come l'ho sempre sognato, e lei resterà incantata. Rideremo, viaggeremo la Vita, saremo molto felici.
E vedendo la felicità nei suoi occhi puri sarà Gioia più che mai

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Blog di mamme e papà

Martina Braganti

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