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Intervista a Silvia: mamma blogger di “Mamma imperfetta”

Proseguiamo la serie delle interviste dedicate alle mamme blogger. Questa volta abbiamo incontrato Silvia del blog “Mamma imperfetta”, perfetta sintesi tra blog personale e di informazione, punto di incontro per mamme che vogliono saperne di più

Proseguiamo la serie delle interviste dedicate alle mamme blogger. Questa volta abbiamo incontrato Silvia del blog “Mamma imperfetta”, perfetta sintesi tra blog personale e di informazione, punto di incontro per mamme che vogliono saperne di più

“Mamma imperfetta”: cosa vuol dire? Secondo te sono molti i genitori che si sentono imperfetti o inadeguati di fronte alla maternità?
Io credo che tutti, a tratti, si sentano imperfetti. Non c’è nulla di male a prendere coscienza delle proprie imperfezioni e dei propri limiti. Si può convivere serenamente con le proprie debolezze senza sedercisi sopra, certo, ma senza farsi sopraffare dal senso di colpa.
Io aborro il mito della “mamma perfetta”. Ne ho conosciute troppe di mamme perfette. Quella che le sue figlie dormono perché lei è stata brava a educarle al sonno, mangiano perché lei ha avuto un buon approccio allo svezzamento, non litigano perché lei ha lavorato bene ed evitato lo svilupparsi della gelosia, quelle che “io ho un sacco di pazienza” quelle che “io non ho mai allungato una pacca sul pannolone perché non ce n’è mai stato motivo”. Potrei andare avanti ore.

È un mito che rifuggo perché, appunto, di un mito si tratta. Se ci si dà il tempo di andare a vedere dietro il sipario della mamma perfetta si scovano baby sitter che tengono i figli perfetti per 12 ore al giorno, fratelli che litigano come è giusto che sia, mamme che, quando è ora, perdono la pazienza, bambini cresciuti senza regole e quindi maleducatissimi.
Questo approccio alla maternità costruito sull’immagine e sulla teoria è il motivo che scatena l’inadeguatezza nella donna che per la prima volta si trova alle prese con un neonato, magari problematico. Queste donne, avulse dal nucleo famigliare che una volta costituiva la rete su cui posare la stanchezza e i dubbi, si trovano spiazzate perché, appunto, si percepiscono imperfette, inadeguate o, semplicemente, insofferenti e stanche.
Il messaggio che sto tentando di lanciare attraverso i post sul mio blog è che si è ottime madri anche se, a tratti, si mal sopportano i figli, anche se ci si sente stanche, anche se li si lascia una notte a dormire dai nonni, anche se si esce a prendere un aperitivo con le amiche, anche se non si ha pazienza. Si è ottime madri “anche se”.

Vedere una microscopica cellula che si trasforma in essere umano dentro le tue viscere (ecco cosa significa "amore viscerale"!) è come sentire una mano "altra" posata sulla tua vita, una mano che ama, una mano che dona, che accompagna, che rispetta.
Essere madre è esserlo per sempre perché con il parto, non nascono solo neonati ma anche madri: il feto diventa bambino e la donna diventa mamma.

Queste tue parole lasciano intendere cosa significa per te essere mamma. A questo punto ci piacerebbe sapere in che modo  Matteo e Niccolò hanno cambiato la tua vita.


Me l’hanno cambiata come, credo, la cambino ad ogni donna che si fa madre. I figli stravolgono le priorità, buttano tutto a gambe all’aria. Insegnano l’amore, la donazione, la dedizione. Un figlio ti cresce dentro e tutto ciò che cresce dentro qualcos’altro ne muta la forma, ma anche la sostanza.
Da quando sono mamma sono più serena (paradossalmente), più risoluta, più organizzata, un po’ più paziente (ma poco eh!), più socievole (io sono introversa e tante volte in questi anni mi hanno detto che la maternità mi ha cambiato il carattere). Si, a me l’hanno proprio cambiata la vita, hanno mutato il mio modo di approcciarmi al mondo, oltre che il modo di sentire. Hanno cambiato, appunto, forma e sostanza.
I figli mi hanno addomesticato, per rubare le parole al Piccolo Principe (mio libro faro).
“Che cosa vuol dire addomesticare?"
" E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…"
" Creare dei legami?"
" Certo", disse la volpe. " Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma.se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo."


Secondo te come mai sono molte le mamme che decidono di aprire un blog e di aggiornarlo quotidianamente, condividendo anche con estranei momenti di vita quotidiana?

Sul blogging ci sarebbe da dire troppo, ma mi sono già dilungata a sufficienza nelle domande precedenti. È un mondo che merita di essere approfondito con serietà perché anche spesso l’approccio alla scrittura, per quanto riguarda i blog di genitori, è ironico, le riflessioni che queste madri e questi padri offrono sulla pratica genitoriale sono preziose, puntuali e di grande attualità.
Dai blog di mamme e papà si potrebbero trarre volumi e volumi di sociologia.
Ogni blogger ha un personalissimo motivo che lo spinge a condividere il suo quotidiano. Non posso rispondere per tutti.

I miei motivi sono stati essenzialmente tre:
lasciare traccia: regalare ai miei figli uno spaccato di quello che erano e di quello che siamo io e mio marito;
informare: curo molto la parte informativa del blog perché trovo che in rete ci sia tutto, ma manchi anche molto. Un esempio? Si parla di reflusso gastroesofageo ovunque nel Web, ma molte mamme si confrontano, si consolano e  si sostengono sul mio blog. Per me, questo è un grande motivo di orgoglio.
Dare voce: far parlare le mamme e i papà. Ho aperto una sezione dedicata a chiunque abbia qualcosa da condividere, da gridare, da raccontare.

Lavoro e figli. Come conciliarli e cosa dovrebbe cambiare in Italia per far sì che una donna non debba rinunciare né alla maternità né alla carriera?

No, credo sia il caso di aprire il mio vaso di Pandora a questo riguardo. Cerco sempre di essere moderata ed equilibrata, ma questo è un tasto dolente e un nervo scoperto.
Come fare a non rinunciare né alla maternità né alla carriera? Io non l’ho ancora capito. Mi barcameno come posso, ma ho chiesto il part time, ben sapendo che, chiedendo il part time, inevitabilmente una donna firma la sua rinuncia alla carriera. Orari flessibili? Nidi aziendali? Lavoro da casa?
Forse. E se bastasse semplicemente un po’ di fiducia nelle donne? Di questa sento profondamente la mancanza in questa società, nonostante le madri siano gli esseri più organizzati, precisi, seri e multitasking dell’intero orbe terracqueo.

Cosa vedi nel tuo futuro?
Se mi avessero posto questa domanda 10 anni fa avrei detto che vedevo quello che ho attualmente: una famiglia e un lavoro che mi appassiona. Ora però sento di avere degli irrisolti con il mio futuro.

In bocca al lupo, Silvia!

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Martina Braganti

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