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Intervista a Maria Claudia, del blog "Dondestaralaestrellazul"

Per le interviste alle mamme blogger abbiamo incontrato Maria Claudia, che vive con il marito ed il piccolo Ale in Perù
dondestaralaestrellazuPer le interviste alle mamme blogger abbiamo incontrato Maria Claudia (http://dondestaralaestrellazul.blogspot.com/) che vive con il marito ed il piccolo Ale in Perù.

Ciao Maria Claudia! Parlaci di te e di come (anche se possiamo intuirlo) sei finita a vivere in Perù

Ciao Martina, in realtà in Perù ci sono finita 2 volte, e la seconda è la più recente e facile da intuire: dopo 8 mesi di Italia con il marito in Perù a lavorare nella selva, ho deciso di licenziarmi e andare a vivere a Lima cercandomi un nuovo lavoro e pianificando una nuova vita.

Invece la prima volta che sono venuta in Perù è stata 8 anni fa, e ci sono rimasta 3 anni di fila: avevo 25 anni, avevo finito l’università da 1 anno e volevo lavorare in Amazzonia. Quando tornavo in Italia per le vacanze, non vedevo l’ora di tornare a casa mia nella selva, dove lavoravo. Dopo questi tre anni, me ne sono andata a lavorare altrove, in altre parti del mondo, ma il cuore l’avevo lasciato in Perù anche se stavo in Africa o in Europa.

img_3681Perù vs Italia: quali sono le principali differenze che hai trovato. E’ difficile imparare la lingua e riuscire ad adattarsi?

Io credo di essere un caso particolare perchè finora mi sono adattata dovunque, e ho passato tempi più o meno lunghi in Perù, in Brasile, alle Galapagos, in Egitto. Certo io qua mi sento come se fossi a casa mia, perchè mio marito è peruviano, mio figlio è sia italiano che peruviano e fra non molti anni, speriamo di esserlo tutti e tre, burocrazia permettendo.
Quando sono arrivata qui non capivo e non parlavo per niente lo spagnolo. Si parlano diverse lingue: lo spagnolo ufficiale che però ha un’altra musicalità rispetto alla Spagna e tanti termini differenti, poi c’è la jerga, la forma di spagnolo volgare, e le lingue preconquista (quechua, aymara, etc,.), e per in entrare in contatto con le persone, devi parlare come loro, quindi ho imparato poco a poco le prime due “lingue” che ho appena menzionato, ma ancora mi mancano le lingue preconquista. 

Dal mio punto di vista, per conoscere un luogo, bisogna prima imparare a parlare come le persone di quel posto, mangiare quello che mangiano e vivere come loro. Qui in Perù, in ogni grande città e ancor più in Lima, si può vivere come stranieri, cioè continuando a coltivare i costumi che si avevano nel proprio paese, abitare case con le comodità cui si è abituati, mangiare il cibo della propria tradizione culinaria, ma non è così che vivono i peruviani. Per esempio quando stavo nella selva, o quando sono fuori Lima, caldo o freddo che sia, ci si lava con acqua fredda (e  nella selva a volte ci sono 15 gradi). E potrei ancora fare innumerevoli esempi di diversi stili di vita fra Italia e Perù.

Poi il Perù non è come ci immaginiamo l’America Latina, perchè quando pensiamo all’America Latina pensiamo ai paesi dei Carabi o al Brasile. Il Perù invece è un paese andino e la sensibilità andina è un’altra cosa; per descriverla bisogna averla vissuta. Diciamo che è un po’ più introversa, ripiegata su se stessa invece che sulle manifestazioni esteriori.
Insomma, Perù e Italia sono due paesi che non si possono paragonare, ma che si possono conciliare bene. La nostra famiglia credo che ne sia un esempio, insieme a tante altre famiglie italoperuviane, tanto in Italia quanto in Perù.
Ecco, forse l’unica grande e insormontabile differenza che ho trovato finora fra questi due paesi (e lo dico sia dal punto di vista delle leggi che dei servizi) è che è più facile per un italiano vivere in Perù, che per un peruviano vivere in Italia.

Cosa ti manca più dell’Italia?

Qui a volte mi chiedono perchè me ne sono andata, perchè Europa, Stati Uniti, Canada e Giappone sono visti come dei paradisi; ecco, a me di questi paradisi mancano solo i miei genitori, i miei amici di sempre e la possibilità di farsi arrivare cose da qualsiasi parte del mondo, a costi accessibili.
Riguardo al cibo, un classico argomento di conversazione in Italia, qui a Lima si trova di tutto, sia importato che prodotto localmente; fino a pochi mesi fa, non avendo mai vissuto a Lima così a lungo, non conoscevo tutti i posti in cui cercare, ma ora trovo tutto quello che mi serve per cucinare italiano. Non compro quasi mai prodotti di importazione per privilegiare la filiera corta in ottica sociale e ambientale, e qui ho scoperto dell’ottimo olio extravergine, miele delizioso, formaggi di capra buonissimi; nella selva dove vive Victor c’è invece una gelateria che nulla invidia a quelle italiane, con gelati genuini e saporiti.
Certo, se provo un prodotto italiano, il sapore apre i ricordi e questo mi fa bene.
E spesso cucino italiano in casa, o ricette italiane rivisitate con i prodotti peruviani, perchè voglio passare ad Ale alcune immagini di lavorazioni a mano che io ho ricevuto da mia nonna e mia mamma da bambina, e che non voglio si dimentichino, perchè le cose fatte a mano o con materie prime poco trasformate, sono le più buone.

img_3867Hai un bimbo, Ale: lo crescerete bilingue?

Lo stiamo crescendo bilingue, però lui usa molto di più lo spagnolo perchè quando ha iniziato a parlare, eravamo già tornati qui e anche i figli di amici miei in Perù, che hanno iniziato a parlare qui,  figli di italiani o di europei, parlano lo spagnolo come prima opzione per comunicare, quindi è praticamente solo con me e i miei amici italiani, che impara l’italiano.
A scuola, quando ci andrà, non desidero in particolare che studi l’italiano, invece sì l’inglese, perchè un bagaglio di tre lingue correttamente scritte e parlate, mi sembra buono, poi se lui ne volesse approfondire delle altre, ben venga!

Parlando di bambini, come funziona il sistema scolastico in Perù?

In Perù c’è la scuola pubblica e quella privata, ma quella pubblica ha di solito un livello molto basso, e quindi chi può pagare, manda i figli alle scuole private, che comunque hanno rette diverse a seconda dell’offerta didattica e quindi possono garantire anche un basso livello di preparazione. Diciamo che a volte è anche questione di sicurezza: le scuole private sono di solito più controllate ed è quindi più difficile accedervi. 

Nel panorama delle scuole private c’è di tutto e a Lima è davvero possibile trovare una scuola per i propri gusti; a me piace molto l’educacione steineriana, e qui c’è una scuola Waldorf che arriva fino al liceo. In generale, quello che mi spaventa di più nel contesto scolastico peruviano, è il messaggio pedagogico che si canalizza ai ragazzi: bisogna aver successo nella disciplina che si sceglie, per essere qualcuno, ma insieme, non si coltiva la cultura dello sforzo, dell’approfondimento, dell’autonomia intellettuale. Un esempio banale: si vuole che il proprio figlio sia il migliore a scuola e così se c’è un disegno da fare, i genitori o un parente bravi in disegno, gli fanno il disegno, e i professori non penalizzano tutto ciò. Così accade per tutte le altre discipline e se si hanno pessimi voti, si cambia scuola o si va a una scuola privata o peggio, si lascia la scuola.
La scuola pubblica è scuola di vita; mio marito è andato sempre alla scuola pubblica, e mi dice che ciò che fa la differenza, è se hai voglia di studiare e di sapere, perchè approfondisci per i fatti tuoi e con i mezzi che hai.
Qui purtroppo i ragazzi non leggono perchè i libri costano carissimi rispetto allo stipendio minimo, non ci sono molte biblioteche perchè non c’è la cultura del prestito (nessuno restituirebbe i libri), e così molti imparano dalla vita e dalla strada, in presa diretta, o dalla tv, che è diffusissima (e la tv via cavo, con 100 canali, ha una priorità alta nell’ambito delle esigenze famigliari).

Progetti per il futuro?

Dopo anni passati a saltare di qua e di là per il mondo, anche quando ero incinta, proprio da matta, ora ho voglia di radici, di stabilità, di costruire un nido. Ci sono progetti di cui parlerò quando saranno quasi pronti, giusto per scaramanzia, ma sicuro le nostre radici le metteremo in Perù e non a Lima; in Italia ci torneremo solo in visita.
Vogliamo che l’infanzia di Alejandrito, sia la più stabile possibile, perchè possa cementare amicizie, amore per la terra, la dimensione di quartiere, della casa sempre uguale, delle cose che invecchiano insieme a noi, il contatto con natura e tradizioni, la voglia di tornare a casa durante un viaggio

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Martina Braganti
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