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Intervista a Francesca: mamma blogger di "Panzallaria"

di Redazione PianetaMamma - 19.06.2009 Scrivici

Questa volte per la rubrica mamme blogger è il turno di Francesca, ideatrice del blog aneddotico Panzallaria.com, trasformato anche nel monologo teatrale "La rivincita del calzino spaiato"


Questa volte per la rubrica mamme blogger è il turno di Francesca (http://www.panzallaria.com/)

Ciao Francesca! Anche tu, come le altre mamme che ho intervistato, sei una blogger. Come e perchè ti sei avvicinata al web?

Mi sono avvicinata al web prima di sapere cosa fosse un blog. Mi appassiona dal 1999. Ho fatto prima un corso di Informatica Umanistica all’università (sono laureata in Lettere Moderne) e poi un Master dedicato alla comunicazione web. Mi occupo di progettazione siti e web writing dal 2002. Poi sono anche cicciona, così un giorno ho pensato di aprire un blog per esorcizzare i miei problemi di peso e la dieta che stavo facendo. Era il 2005 e la frollina non era nemmeno un’idea.

Sei mamma della piccola “Frollina”. Secondo te è vero che i bambini di oggi sono più svegli e furbi di come eravamo noi alla loro età?

La frollina lo è sicuramente più di me oggi, quindi presumo che quando avevo la sua età doveva andarmi decisamente peggio. Gli altri non so. Non ero abbastanza furba per fare confronti allora e nemmeno adesso ;-).
Seriamente, credo che i bambini di oggi abbiano molte sollecitazioni e semplicemente ne debbano codificare una quantità maggiore di noi. Per questo sembrano più furbi, in realtà si sono solo adeguati ai ritmi più frenetici.

Cosa ti auguri per il futuro di tua figlia? Se ad esempio un giorno uscisse fuori con una frase del tipo “Mamma accompagnami a fare un provino. Voglio fare la velina”. Cosa le diresti?

Non direi niente. Semplicemente. Perché morirei sul colpo. Io spero di avere la coerenza e la forza di educare la mia bambina ad altri valori, che sono quelli condivisi tra me e suo padre e non passano per la realizzazione esteriore. Detto questo, gli esempi morali che abbiamo non mi fanno essere ottimista. Questa domanda mi tocca profondamente perché ha a che fare con tutto il sistema di valori e l’idea del femminile e io non mi ci ritrovo per niente nel modo in cui le donne si auto- rappresentano oggi in Italia.
Se comunque sopravvivessi alla frase di qui sopra e Frollina volesse fare un provino le direi di andare. Al suo ritorno però mi troverebbe morta. Questa volta suicida. ;-)

Il tuo blog è arrivato anche in teatro con “La rivincita del calzino spaiato”. La rivincita del calzino spaiato è uno spettacolo divertente che narra la condizione di una donna e mamma “precaria fuori ma soprattutto dentro” del Nuovo Millennio. Cosa puoi dirci?

Che la maternità, oggi, è fortemente sopravvalutata. Che ci si prende troppo sul serio e si rischia di vivere in apnea. Con questo spettacolo, tra l’ironico, il sarcastico e il ridanciano, io spero di instillare il dubbio – in chi non lo avesse già – che si può continuare ad essere tante cose, oltre che genitori e che le sbavature alla vita la rendono più interessante, anche senza assomigliare allo spot del Mulino Bianco. E poi direi di venirlo a vedere. Alessandra Frabetti, la regista, ci ha messo dentro uno spessore che ha arricchito le parole e le ha rese ancora più tonde e Anita Giovannini, l’attrice, ha un dono naturale per l’ironia. E’ molto Panzallaria, insomma!

Uno dei tuoi ultimi post è “Lavorare in ufficio, lavorare da casa: voi cosa preferite?”
Tu, cosa ne pensi? Il lavoro da casa sarebbe senza dubbio una soluzione ideale per tutte quelle mamme che desiderano lavorare ma che non possono. Purtroppo in Italia il tele lavoro è poco diffuso e non ha molte garanzie. Se andassi in politica faresti una legge ad hoc?

Prima di cambiare le leggi bisognerebbe cambiare l’approccio culturale al lavoro, alla maternità e prima ancora alla questione femminile.
Approccio che deve cambiare prima di tutto a partire dalle donne che sono quelle che maggiormente si tarpano le ali da sole.
Per paura si rinuncia a provare e ci si rinchiude in situazioni che spesso non ci appartengono pensando di non avere scelta. Io credo che si abbia sempre una scelta.
Detto questo il problema non è il lavoro da casa ma la gestione dei figli da parte della società: in questo Paese non è facile trovare sostegni pubblici alla maternità che permettano la gestione equilibrata di bambini e lavoro. Poi ci sono gli uomini. I padri. A volte nicchiano. A volte sono le stesse madri ad “abituarli” a non prendersi le proprie responsabilità.
Io lavoro da casa da 3 anni. Ora – che sto guadagnando molto – prendo circa 700 euro al mese.  Vado dal parrucchiere una volta all’anno. Non compro vestiti se non in saldo.
Facciamo una settimana (massimo) di vacanza ogni anno, oppure andiamo a casa di amici, se proprio vogliamo “evadere”.
Prima avevo un lavoro a tempo indeterminato dove prendevo molto di più: ho scelto di rinunciare a qualcosa (sicurezza economica) per provare a fare qualcosa che mi piaceva. La vita è sempre fatta di scelte, basta sapere capire quelle che vanno meglio per te.
Il non marito Tino è presente. Quando non lo è abbastanza nel menage familiare glielo dico, ne discutiamo. Anche se lavoro da casa non significa che sia sempre disponibile a tutto il resto: quando si lavora, si lavora. Il luogo dovrebbe essere secondario.
Ho scritto il post principalmente perché volevo fare il punto da una posizione di privilegio (dato che ho sempre lavorato in ufficio ma da 3 anni ho questa nuova attività libero professionale).
Sono falsi miti quelli che vedono il lavoro da casa come la panacea di tutti i problemi legati alla conciliazione. Ma è vero che chi come me ha una mente precaria e sempre in movimento su nuovi progetti, lavorare nel proprio spazio, poter passare da una cosa all’altra gestendo il proprio tempo, è sicuramente un vantaggio.

Progetti per il futuro?

Tantissimi. Per ridere dico sempre che bisogna avere molti progetti e grandiosi per ottenere almeno risultati mediocri. Ho tanti progetti e grandiosi
Vediamo quanti riuscirò a realizzarne e quanti no. Di certo, se entro i 40 anni non riesco a pubblicare il mio romanzo, tra i 40 e i 50 dimagrisco. Ho fatto un fioretto allo gnomo che vive nella nutella

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Martina Braganti

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