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Etichette alimentari e pubblicità. Come evitare gli inganni

di Monica Balducci - 24.05.2018 Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Etichette alimentari come evitare inganni e trucchetti più o meno etici che ci spingono all'acquisto. Come riconoscere un alimento sano, da uno che viene venduto come tale, ma non lo è

Etichette alimentari come evitare inganni

Sappiamo bene che l’industria utilizza da sempre trucchi e strategie più o meno etici per indurre il consumatore all’acquisto e molto spesso ci riescono.

Pubblicità ingannevole, come funziona

La strategia di base è sempre la stessa, cosa vuole il consumatore? Noi glielo diamo, o meglio, glielo facciamo credere! Naturalmente non si può dichiarare il falso, anche se molti ci provano, visti gli innumerevoli interventi delle autorità competenti con multe e censure; ma spesso non è necessario mentire per ingannare il consumatore. Gli spot e gli slogan presenti sui prodotti alimentari sono infatti spesso vaghi e generici, oppure lanciano messaggi positivi ed incoraggianti sulla quella piccola componente positiva del prodotto per mascherare tutto il resto che invece di positivo ha poco o nulla.

Potete facilmente notare come le cose scritte in caratteri più grandi ed evidenti sono in genere quelle più ingannevoli, mentre informazioni meno positive, che devono essere comunque riportate per legge, vengono presentate in maniera quasi illeggibile. Il consumatore medio ultimamente sta ponendo una maggiore attenzione alle etichette, ma lo fa ancora in maniera troppo superficiale e senza spirito critico, anche per una normale mancanza di conoscenze e competenze in ambito nutrizionale e della salute. Perciò molto spesso accade che si limiti agli slogan e alle informazioni in evidenza, che vengono per l’appunto sfruttate dall’ industria per farci arrivare solo determinati messaggi.

Pubblicità ingannevole, cosa cerca il consumatore 

Negli ultimi anni è in continua crescita l’attenzione delle persone all’alimentazione come componente essenziale della salute. Purtroppo però questa attenzione è per lo più legata a miti e mode del momento che vengono prontamente sfruttate dai grandi marchi. A conferma di ciò possiamo vedere come la recente svolta salutista non sia sfociata in un aumento dell’acquisto di frutta e verdura fresche per esempio, ma piuttosto in quello di bibite light o polpette vegetali. L’italiano medio che vuole stare attento alla salute e alla linea infatti nel momento della spesa ricerca quei prodotti dichiaratamente: vegetali, vegani, naturali, biologici, integrali, senza grassi, dietetici, senza zuccheri, senza olio di palma, dimagranti, depurativi, antiossidanti… Tante belle parole certo, ma siamo sicuri che siano tutti sinonimi di “sano” o “salutare” ? Qui di seguito potete trovare qualche spunto per scegliere il vostro cibo in maniera più consapevole.

Vegetale significa salutare?

Vegetale, veg, veggie, vegano…tutti termini che spopolano non solo nei supermercati ma anche in bar e ristoranti, visto il sempre maggiore allontanamento delle persone da tutti i prodotti di derivazione animale. Sarà la paura, sarà la moda, sarà che ci fa sentire meglio, ma siamo sempre più attratti da quei prodotti che riportano in etichetta questa caratteristica. Al di là del fatto che ognuno è liberissimo di scegliere il regime alimentare che ritiene più opportuno, ci sono due aspetti principali da considerare per quel che riguarda queste diciture.

  1. Prodotti che sottolineano l’essere 100% vegetale solo per attirare la nostra attenzione. Per fare un esempio, esistono degli alimenti, come dei succhi di frutta che riportano enormi slogan del tipo “veggie” o “100% vegetale”, che riescono per questo motivo ad attirare l’attenzione del consumatore, nonostante tutti i succhi di frutta siano per definizione vegetali, ma chissà perché i primi ci attraggono di più!
  2. Prodotti vegetali, ma non sani. Non sempre ciò che è vegetale è anche sano, l’olio di palma è un olio vegetale per esempio, eppure non è sano, le bevande di riso sono vegetali, eppure per chi è diabetico possono essere molto dannose! Facendoci attrarre da queste diciture potremmo per esempio scegliere di cenare con delle belle polpette di legumi oppure con dell’affettato vegano, ma di cosa si tratta? Spesso sono ingredienti vegetali sì, ma trattati e trasformati con l’aggiunta di sostanze di bassa qualità, per esempio vi riportiamo la lista di ingredienti di una cotoletta vegetale commerciale: proteine di soia reidratate, proteine di frumento reidratate, acqua, pane grattato, olio di girasole, bianco d’uovo in polvere, farina di frumento, estratto di lievito, sale, amido di patate, stabilizzanti (metilcellulosa, gomma di guar, sodio alginato), cipolla in polvere, aglio in polvere, fibra di pisello, proteine di frumento idrolizzate, spezie. Per un totale di 217 Kcal su 100g. Prendendo una porzione di lenticchie fresche o secche (80-90 Kcal per 100g) semplici e naturali ed un po’ di patate possiamo ottenere una bella cena ugualmente vegetale e decisamente più leggera e sana, anche se sulle lenticchie fresche non troverete mai la dicitura “100% vegetale!!”.

Prodotti integrali, sono sempre la scelta migliore?

La dieta mediterranea promuove l’uso di cereali integrali nella nostra alimentazione, specialmente per l’ottimo apporto in fibre. Le problematiche legate all’uso di questi prodotti però sono molteplici. In primis troviamo spesso prodotti definiti integrali che però non sono fatti con farina integrale, ma bensì con farina raffinata e l’aggiunta di crusca, per evitare ciò bisogna leggere attentamente la lista degli ingredienti. La crusca dei cereali inoltre, essendo la parte più esterna del chicco, è anche quella maggiormente esposta all’inquinamento ed ai pesticidi, perciò può essere più dannosa che benefica. Sarebbe necessario accertarsi di come vengono coltivati questi cereali per essere certi che siano sicuri, ma naturalmente non è facile scoprirlo. Infine vi ricordiamo che per le caratteristiche che farina integrale possiede, i prodotti che la contengono possono avere dei difetti in termini sia di gusto che di consistenza che a volte vengono mascherati con l’aggiunta di grassi e zuccheri. Perciò quando compriamo un pane integrale per esempio, assicuriamoci che sia prodotto utilizzando solamente: farina, acqua e lievito, altrimenti risulterebbe più calorico e dannoso di un comune pane bianco.

Cibo biologico, quando e a cosa fa bene? 

Cos’è l’agricoltura biologica? La differenza sostanziale con quella tradizionale sta nell’ assenza di utilizzo di prodotti chimici di sintesi nelle coltivazioni e negli allevamenti. È comunque concesso l’utilizzo di fertilizzanti e antiparassitari naturali, che non sempre sono innocui per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Se un prodotto biologico è di buona qualità (non sempre un marchio è indicativo della qualità del prodotto) sicuramente ci porta a consumare una quantità decisamente inferiore di fitofarmaci e pesticidi che potrebbero (ma non esistono ancora studi a supporto di questa tesi) avere conseguenze negative sulla nostra salute. Attenzione, un alimento biologico dal punto di vista nutrizionale è assolutamente identico ad uno non biologico, quindi mangiare biologico non comporta nessun miglioramento da questo punto di vista.

Senza grassi e senza zuccheri, ma cosa c'è?

In un mondo sempre più obeso trovano ampio spazio i cibi leggeri o che si spacciano per tali. Quando su un’etichetta troviamo in grande la scritta “Senza” già immaginiamo che faccia bene. Attenzione però, perché non è sempre così! Gli alimenti a ridotto contenuto di grassi o light sono in genere delle buone alternative, laddove sia necessario consumare quell’alimento, per esempio un latte parzialmente scremato è sicuramente un prodotto valido, ma comprare una maionese light ha senso? Risparmiare poche calorie per mangiare comunque un alimento malsano non è la migliore delle scelte.

Stesso problema per i prodotti “senza zuccheri”. Innanzitutto facciamo attenzione alla dicitura “senza zuccheri aggiunti” che in una marmellata o in un succo di frutta non significa che sia privo di zuccheri, ma che contiene solo quelli naturalmente presenti nella frutta. In alcuni prodotti lo zucchero viene sostituito con dolcificanti acalorici, che sebbene non abbiano calorie e non alzino la glicemia non si possono definire sostanze innocue (o per lo meno questo non è ancora stato dimostrato), oppure con alternative al saccarosio che sono comunque caloriche e alzano la glicemia, come: miele, melassa, fruttosio o succo d’uva.

Olio di oliva e grassi vegetali, leggere sempre gli ingredienti 

Con l’obbligo di specificare in etichetta il tipo di grassi presenti è nata negli ultimi anni la fobia dell’olio di palma, così le aziende hanno sfruttato questa paura commercializzando prodotti che non lo contengono. L’olio di palma è stato molto utilizzato perché conferisce un sapore ed una consistenza ottimali a basso costo, perciò bisogna fare molta attenzione ai suoi sostituti che potrebbero essere di pessima qualità. Allo stesso modo ci sono marchi che mostrano con orgoglio la presenza di olio di oliva, ma attenzione, perché non dicono che sia l’unico olio presente. Molto spesso infatti l’olio di oliva è presente solo in piccolissime quantità, accostato a grassi di diverso tipo, perciò è bene leggere sempre la lista degli ingredienti e ricordarsi che sono presenti in ordine decrescente di quantità.

Proprietà benefiche del cibo, sono reali?

Cibi e bevande dalle miracolose proprietà dimagranti, depuranti e antiossidanti sono ormai ovunque, ma queste proprietà sono reali? Tendenzialmente no, per quanto alcuni alimenti contengano sostanze funzionali di diverso genere, non sono mai così efficaci da ottenere i risultati che fanno sperare, per esempio non si può pensare che ci siano alimenti che risolvano un problema di colesterolo alto, anche se riportano in etichetta “aiuta a ridurre il colesterolo”. Allo stesso modo ci facciamo attrarre da succhi di frutta “antiossidanti” non pensando che il loro potere di contrastare i radicali liberi deriva dalla frutta e che sarebbe decisamente maggiore se la consumassimo fresca come tale.

A ogni acqua le sue proprietà, sono così diverse? 

L’acqua è la sostanza più semplice del mondo, eppure entrando al supermercato la troviamo di tantissime marche diverse ed ognuna vanta delle proprietà specifiche, come può essere possibile? In realtà l’acqua che beviamo tutti i giorni può essere abbastanza diversa in base ai minerali che contiene, ci sono quelle più ricche di calcio, ideali per le donne in gravidanza e per gli anziani e quelle con un minor contenuto di sodio, migliori per chi ha problemi di ipertensione. Le acque con un residuo fisso alto sono più adatte agli sportivi, mentre quelle più povere di Sali stimolano la diuresi. Al di là di esigenze specifiche però queste differenze sono piuttosto irrilevanti e se ne beviamo una adeguata quantità possiamo godere di tutti i suoi benefici.

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