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5 tipici gesti di pura disperazione mammesca

di Monica De Chirico - 09.09.2014 Scrivici

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Ci sono dei momenti in cui siamo talmente disperate e esasperate dai nostri figli che bisogna fare scelte estreme e politicamente scorrette

Complici la stanchezza, la prolungata privazione del sonno e magari congiunture sciagurate come la dentizione, arrivano per ogni mamma alcuni momenti in cui bisogna fare scelte estreme e politicamente scorrette.

Uno smartphone ci salverà

Ci sono frangenti in cui un bambino non dovrebbe assolutamente urlare, eppure lo fa. E sono quegli stessi momenti in cui nulla di ciò che solitamente lo calma sembra funzionare: ne’ il ciuccio, ne’ metterci a cantare a squarciagola, e nemmeno un proibissimo biscotto “da grandi”. A quel punto, l’estrema ratio è consegnare il nostro smartphone, il che equivale alla resa incondizionata; gli abbiamo sempre impedito di toccarlo e questa eccezione ci minerà irrimediabilmente la nostra credibilità? Probabile. Nonostante abbia un anno e mezzo riuscirà a entrare nei contatti e telefonare al nostro ex? Sicuro. Stiamo parlando di gesti disperati, mica della norma (forse).

Le minacce

Quando è abbastanza grande che del nostro smartphone non gli frega più nulla (ovvero intorno ai tre anni) il nostro nuovo gesto di disperazione mammesca è generalmente la minaccia. Può essere la politicamente corretta minaccia di una punizione commisurata alla marachella “Se non mangi tutto il minestrone non avrai il dessert”, ma ci sono situazioni estreme in cui, come si suol dire, vale tutto “Se non appoggi subito il vaso Ming della nonna, ti butto via TUTTI I TUOI GIOCATTOLI.” Questa si che è crudeltà.

Mamme di burro

Altra situazione tipo di pura disperazione mammesca si attua durante quelle sciagurate giornate in cui siamo sole con un paio di figli e abbiamo alcune incombenze da svolgere. Ovviamente la mattinata parte già in ritardo; piombiamo al supermercato coi bambini recalcitranti e una lista chilometrica, per convincere il grande a collaborare gli abbiamo promesso di scegliersi un regalino piccino­picciò, e ci ritroviamo bloccate un quarto d’ora nel settore giocattoli, con lui che soppesa le varie proposte con la massima tranquillità mentre l’orologio corre e dal pannolino del piccolo si leva un fetore che lascia poco spazio ai dubbi... ed è qui che il panico si impadronirà di noi, e pronunceremo le fatidiche parole. “Se scegli subito il tuo regalo, ti compro le caramelle.” Nanny inglesi nel mondo, inorridite all’unissono, prego.

Sfacciate lusinghe e meschini paragoni

Pranzo in solitaria con due infanti. Dopo cinque ore, il piccolo ha ingerito forse due cucchiaini di pappa, e il resto della massa appiccicosa e marroncina è sparso sul seggiolone, sul pavimento sottostante, sul suo body, sui nostri capelli e vestiti. Ormai rassegnate, alziamo gli occhi e ci accorgiamo che anche il grande non ha toccato nulla. Trascorre qualche secondo in cui siamo indecise se darci all’alcol o meno, e poi il lampo di genio: “Tesooooooroooo che gentile che mi hai aspettato! Ora mangia tutta la pappa: lo so che sei un bambino bravo­bravo, NON come lui.” Tanto LUI ha un anno, non capisce (e comunque se lo merita).

Maratone col passeggino

Ci sono giorni in cui abbiamo davvero bisogno di un’ora d’aria. Magari abbiamo qualcosa di urgente da fare in casa, o più probabilmente la necessità fisica di fare una doccia in solitaria o decomprimere fissando il vuoto sedute sul divano. Ed ecco che, non appena lo vediamo addormentarsi nel passeggino, scattiamo come se ci avesse punto una vespa e raggiungiamo casa nostra letteralmente correndo, pregando al contempo che non si svegli nel passarlo dal passeggino al letto. Se vedete una neomamma correre col passeggino come una pazza no, non sta cercando di smaltire i chili della gravidanza: è solo disperata.

a cura di Laura Losito

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