Home Donna e Mamma

Depressione perinatale, un progetto di supporto in Lombardia

di Monica De Chirico - 07.02.2014 Scrivici

mamma-in-depressione
Un progetto di ricerca indipendente finanziato dalla Regione Lombardia e svolto dall'Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano, per offrire un supporto adeguato alle mamme, ma anche ai papà

Progetto in Lombardia contro la depressione post partum

In Italia, circa il 16% delle donne si ammala di depressione in gravidanza o nel post-partum. Per offrire un supporto adeguato in una fase tanto delicata della vita, è nato un progetto di ricerca indipendente finanziato dalla Regione Lombardia e svolto dall'Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano, in collaborazione con l'Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna e con la partecipazione dell'Associazione Progetto Itaca. Una recente indagine condotta dall’Osservatorio su oltre 1.000 cittadini evidenzia una scarsa conoscenza del problema.


Quando la depressione post parto non se ne va


Gli obiettivi del progetto “Depressione in gravidanza e post partum: modello organizzativo in ambito clinico, assistenziale e riabilitativo” sono i seguenti: formare gli operatori sanitari, individuare precocemente la patologia, promuoverne un trattamento tempestivo ed efficace, sensibilizzare la popolazione sul tema. Lo scopo è quello di creare un modello organizzativo clinico-assistenziale di presa in carico della paziente con depressione perinatale.

All’interno del progetto, O.N.Da, da anni impegnata sul tema, ha svolto un’indagine presentata oggi nelle sede della Regione, su 502 donne e 500 uomini lombardi fra i 25 e i 55 anni, al fine di comprenderne le percezioni e i vissuti relativi a questa malattia. La depressione post-partum è ritenuta dagli intervistati un disturbo grave, che può colpire la donna in seguito alla nascita di un figlio. Il 13% delle mamme partecipanti alla survey dichiara di aver ricevuto una diagnosi di depressione perinatale mentre il 21% pensa di averne sofferto, in media all’età di 31 anni e durante la prima gravidanza.


Depressione post parto, cos'è e come affrontarla


Le principali cause riconosciute dal campione intervistato: il cambiamento di vita e le nuove responsabilità della neomamma, gli squilibri ormonali, la fragilità e debolezza emotiva, lo stress del parto e il sovraccarico di impegni. Tristezza, irritabilità, senso di inadeguatezza e perdita di interesse sono i sentimenti provati più di frequente dalle pazienti.

Nel complesso, i lombardi si reputano poco preparati su questa patologia: le fonti informative più utilizzate sono l’esperienza diretta o indiretta e il “sentito dire”, oltre a internet e alla stampa. Quasi il 50% delle donne intervistate, finché non si scontra con il problema, fatica a ipotizzare che le possa capitare davvero. Tra coloro che ne hanno sofferto, meno della metà ne ha parlato con un medico; chi invece lo ha fatto e ha ricevuto una diagnosi di depressione post-partum si è rivolta principalmente al medico di famiglia (43%), in misura minore allo psicologo (22%) o al ginecologo (19%).

Essenziali, per affrontare la malattia, sono soprattutto la vicinanza e il supporto dei familiari e del partner: dal punto di vista pratico, per far fronte alle attività quotidiane, ma anche su un piano emotivo, attraverso l’ascolto e il sostegno psicologico. Gli uomini senza esperienza personale di depressione perinatale affermano che si sentirebbero coinvolti in prima persona nell’affrontarla, ritenendola quasi un problema “di coppia” (72%); in realtà, solo il 50% di coloro che l’hanno sperimentata si è però sentito partecipe e in grado di supportare la propria compagna.

“Ogni anno, in Italia, la depressione perinatale colpisce tra le 55mila e le 80mila donne”, afferma Francesca Merzagora, Presidente di O.N.Da. “Le evidenze scientifiche mostrano che un disturbo dell’umore, se diagnosticato in ritardo, può avere ripercussioni sulla neomamma e sul bambino.


Depressione post partum, conoscerla per combatterla


Secondo quanto emerso dalla ricerca, 1 genitore lombardo su 3 afferma di aver sofferto o che la propria partner ha sofferto di depressione post-partum, soprattutto in occasione del primo figlio. Il 53% di coloro che l’hanno vissuta, tuttavia, non ne ha parlato con il proprio medico. Tra chi invece non ne ha mai avuto esperienza, solo 1 donna su 4 e 1 uomo su 10 si reputano in grado di riconoscere il disturbo.

Sono dati che fanno riflettere e rendono necessario promuovere una maggiore informazione sulla malattia: come identificarla, a chi rivolgersi in caso di difficoltà e come affrontarla. Chi l’ha sperimentata direttamente, oltre ai bisogni di natura pratica ed emotiva, evidenzia la necessità che Istituzioni e Strutture Sanitarie attuino iniziative concrete. In questo contesto si colloca il progetto di ricerca indipendente, finanziato dalla regione Lombardia: "supportare le madri in difficoltà, attraverso un’assistenza domiciliare integrata, e i papà mediante la creazione di gruppi di sostegno”. Psichiatre, psicologhe e pediatre si recano direttamente a casa di donne che da poco hanno partorito, per dare conforto, attenzione e cura sia a loro che al loro bambino, per superare questo momento difficile.

Una delle situazioni che aggravano la condizione depressiva è la difficoltà culturale e linguistica. Non a caso, molte donne coinvolte sono straniere, libanesi, cinesi, peruviane, o donne che hanno sposato uomini di altri Paesi e culture. È importantissimo creare un clima di interazione e di comunicazione che permetta a tutti, mamme e papà, l’avvicinamento alle cure.
 

ll progetto, che coinvolge anche i volontari del Progetto Itaca, comprende infine uno specifico settore dedicato agli uomini, ai padri, perché il nostro obiettivo è rafforzare nel modo più forte possibile tutta la famiglia”. Luca Bernardo, Direttore del Dipartimento Materno-infantile dell’A.O. Fatebenefratelli e Oftalmico e coordinatore scientifico del progetto dice: “L’aiuto viene dato non solamente durante la permanenza in ospedale ma anche a casa, proprio nel momento in cui la neomamma ha più bisogno. Un’équipe dedicata giunge a domicilio e, in particolare, un neonatologo pediatra può parlare con la mamma e visitare il bambino in senso olistico: dal punto di vista armonico, del movimento, della tonicità e della suzione.


Storia di una mamma guarita dalla depressione post-partum


Questa valutazione consente di dare alla mamma, che è in difficoltà, spesso anche grave, la serenità di cui necessita durante lo straordinario ma, al tempo stesso, difficile percorso della maternità. L’obiettivo finale è di farle comprendere che questa situazione non è determinata dalla sua incapacità o inadeguatezza al ruolo di madre e che è necessario affrontarla con l’aiuto di professionisti dedicati. I problemi di comunicazione che a volte ci sono tra genitore e medico possono essere superati dal modello di presa in carico della paziente proposto dal progetto: un rapporto chiaro, diretto e intimo, come quello che può essere creato nell’ambiente protetto e  accogliente della casa, può dare alla mamma la tranquillità necessaria per vivere più serenamente questa fase della vita”

gpt inread-altre-0

articoli correlati