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Culle sempre più vuote in Italia

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Culle sempre più vuote in Italia, dove continua a diminuire il numero medio di figli per donna. E' quanto evidenzia il rapporto Istat 'Natalità e fecondità della popolazione residente anno 2018'

Culle sempre più vuote in Italia

Culle sempre più vuote in Italia, dove continua a diminuire il numero medio di figli per donna. E' quanto evidenzia il rapporto Istat 'Natalità e fecondità della popolazione residente anno 2018', da cui emerge che nel 2018 le donne residenti in Italia hanno in media 1,29 figli (1,32 nel 2017), accentuando la diminuzione in atto dal 2010, anno in cui si è registrato il massimo relativo di 1,46. In pratica si torna agli stessi livelli di 15 anni fa.

Natalità in Italia nel 2017

Spetta al Nord il primato dei livelli più elevati di fecondità (1,32 nel Nord-ovest e 1,36 nel Nord-est), soprattutto nelle Province Autonome di Bolzano e Trento (rispettivamente 1,72 e 1,45), in Valle d’Aosta (1,38) e Lombardia (1,35). Al Centro e nel Mezzogiorno i livelli di fecondità sono molto vicini (1,23 e 1,26) ma, rispetto all’anno precedente, entrambi presentano una flessione. Nel Mezzogiorno il valore si attesta a 1,26 (1,29 nel 2017) mentre al Centro è sceso da 1,27 e 1,23. A livello regionale, la Sardegna presenta il più basso livello di fecondità (1,02), ancora in diminuzione rispetto al 2017 (1,06). Le differenze territoriali nella fecondità totale sono spiegate dal diverso contributo delle donne straniere, le quali hanno in media 1,94 figli nel 2018 (1,98 nel 2017) a livello nazionale e 2,06 al Nord (2,11 nel 2017). I livelli di fecondità sono pari a 1,72 al Centro e a 1,82 al Mezzogiorno: rispetto all’anno precedente il valore è stabile nella prima ripartizione e in diminuzione nella seconda (1,91).

Calo soprattutto per i primi figli

La fase di calo della natalità avviatasi con la crisi si ripercuote soprattutto sui primi figli, diminuiti del 28% circa tra il 2008 (283.922, pari al 49,2% del totale dei nati) e il 2018 (204.883, pari al 46,6%). Complessivamente i figli di ordine successivo al primo sono diminuiti del 20% nello stesso arco temporale. La forte contrazione dei primi figli interessa tutte le aree del Paese, ad eccezione della provincia autonoma di Bolzano che al contrario presenta un aumento (+4,9%). I primi figli si sono ridotti di oltre il 30% in Piemonte (-33,2%), Valle d’Aosta (-33,6%), Liguria (-34,1%), Veneto (-31,5%), Friuli-Venezia Giulia (-32,9%), Emilia-Romagna (-30,2%), Toscana (-31,9%), Umbria (-35,9%) e Marche (-34,4%).

Nascite in Italia nel 2018

Cause

Tra le cause vi è la prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine, a sua volta dovuta a molteplici fattori: il protrarsi dei tempi della formazione, le difficoltà che incontrano i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro e la diffusa instabilità del lavoro stesso, le difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni, una tendenza di lungo periodo ad una bassa crescita economica, oltre ad altri possibili fattori di natura culturale. L’effetto di questi fattori è stato amplificato negli ultimi anni da una forte instabilità economica e da una perdurante incertezza sulle prospettive economiche del Paese, che ha spinto sempre più giovani a ritardare le tappe della transizione verso la vita adulta rispetto alle generazioni precedenti.

Il figlio unico, con genitori non proprio giovanissimi, “presenta alcuni rischi”, commenta il pediatra di Milano Italo Farnetani, docente alla Libera Università Ludes di Malta. “Spesso è infatti circondato da una maggiore attenzione da parte di madri e padri", che non sono 'distratti' da fratelli e sorelle. "In questi casi è elevato il rischio che si trasformino in genitori molto protettivi – sostiene il pediatra - e che riducano il loro ruolo educativo per l'impossibilità, proprio come avviene nel genitore protettivo, di mettere i limiti adeguati. Nello stesso momento, soprattutto nei primi anni di vita, quando sarebbe maggiore la relazione con i familiari e in primo luogo con i fratelli, un figlio unico passa molte ore della giornata da solo, con una minor quantità di stimoli e interazioni con i coetanei. Questo problema della solitudine - conclude il pediatra - è accentuato nella società contemporanea dall'insicurezza percepita o reale dell'ambiente esterno, che costringe i bambini a non potersi muovere liberamente fuori casa, passeggiare al parco, incontrare gli amichetti, fare piccole commissioni". Generazioni che andranno incontro a una vita al chiuso e più solitaria, dunque. "Una prospettiva che deve far riflettere", conclude Farnetani.

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