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Non risponde a domande personali, cacciata dal colloquio

di Francesca Capriati - 02.11.2015 Scrivici

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Il colloquio di lavoro per le donne: Paola denuncia pubblicamente di aver perso un lavoro perché non ha voluto rispondere a domande sulla sua vita privata

Colloquio di lavoro donne

Fare un colloquio di lavoro per le donne può essere un'autentica sfida. Lo dimostra il caso di Paola che è stata cacciata dal colloquio di lavoro perché si è rifiutata di rispondere a domande sulla sua vita privata come ad esempio “sei sposata” oppure “hai figli”?.

L'accaduto è stato raccontato proprio da Paola sulla pagina del suo profilo Facebook. 28 anni, parla tre lingue, fa la fotografa di professione ed è in cerca di un lavoro per arrotondare, si presenta ad un colloquio di lavoro in un'agenzia immobiliare della sua città. Ma il colloquio non prende proprio il volo.

Le prime domande riguardano la sua vita sentimentale e familiare. Lei si rifiuta di rispondere: cosa importa se convive oppure ha figli? L'uomo risponde che serve per saggiare la sua disponibilità di orario e giorni, e lei irritata si rifiuta ancora di fornire queste informazioni e ribatte:

chiedimi se sono disposta a lavorare in certi giorni, cosa importa se ho figli o convivo?



Il colloquio finisce lì. L'uomo strappa il suo curriculum e la mette alla porta senza altra possibilità.

Come scrive Paola

giovedì quell’uomo, di cui non rivelerò mai l’identità, non ha voluto scoprire le mie capacità, mi ha cacciato dalla sua agenzia solo perché mi sono rifiutata di dargli informazioni sulla mia vita privata, ma io ho esercitato il diritto di difendere la mia privacy

Paola esce dall'ufficio ma decide di dirgliene quattro:

Mi tolga una curiosità: agli uomini fa la stessa domanda?

Domanda, e lui risponde che No, perché questo è un lavoro da donne.

È per colpa di persone come lei che questo Paese va a rotoli

dice lei prima di andarsene.

Paola ci pensa un po' su e poi decide di raccontare l'accaduto su Facebook e il post diventa virale, riceve un mare di Mi Piace, viene condiviso da migliaia di utenti.
Molti giornali la chiamano per intervistarla e raccontano la sua storia.

E ciò che le accaduto diventa improvvisamente una notizia, ma la realtà è che colloqui simili a quello di Paola avvengono ogni giorno in centinaia di aziende italiane. Alle donne viene domandato quasi immediatamente quale sia la loro condizione familiare, se hanno figli, se sono fidanzate e hanno in programma di sposarsi e di diventare madri.

E per anni le lavoratrici hanno dovuto firmare al momento dell'assunzione una lettera di dimissioni in bianco che è stata poi usata per licenziarle quando hanno comunicato di aspettare un bambino. Solo recentemente il governo ha messo un freno alle dimissioni in bianco con il Jobs Act costringendo le aziende a nuove procedure per il licenziamento, per garantire maggiore trasparenza e tutela del diritto.

Una situazione dilagante che ha spinto anche Papa Francesco recentemente a criticare aspramente chi licenzia una donna incinta:

La donna dev’essere custodita, aiutata in questo doppio lavoro: il diritto di lavorare e il diritto della maternità. La sfida è tutelare al tempo stesso sia il loro diritto ad un lavoro pienamente riconosciuto sia la loro vocazione alla maternità e alla presenza in famiglia

ha ribadito il Papa incontrando dirigenti ed imprenditori cattolici.

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