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"E' ora di aprire le Case Famiglie Protette": l'appello di Terre Des Hommes

di Redazione PianetaMamma - 06.03.2015 Scrivici

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In occasione della festa della donnna, l'8 marzo, Terre Des Hommes, A Roma, Insieme e Bambinisenzasbarre, lanciano un appello: aprire le Case Famiglie Protette

Donne detenute con figli in carcere

In occasione della festa della donnna, l'8 marzo, Terre Des Hommes, A Roma, Insieme e Bambinisenzasbarre, lanciano un appello per le donne detenute nelle carceri italiane con i figli. A quattro anni dall'approvazione della legge di riforma (8 marzo 2011), sono ancora una quarantina i bambini che vivono con le loro mamme nelle carceri italiane.

Terre des Hommes, insieme alle altre due associazioni, impegnate nella difesa dei diritti dei bambini esprime preoccupazione e denuncia l'assenza di una politica nazionale funzionale alla risoluzione di questo delicato problema. Nel 2011 una legge di riforma (n.62/2011) prevedeva per le madri detenute prive di una casa e con un profilo di bassa pericolosità le Case Famiglie Protette come alternativa al carcere, o alla carcerazione attenuata delle cosiddette ICAM (Istituti a Custodia Attenuata per Detenute Madri). Ma ad oggi non ne risulta aperta nessuna in Italia e i bambini rimangono in carcere con conseguenze gravi sul loro sviluppo fisico e psicologico.

Il problema, come afferma Terre Des Hommes, sembra essere di carattere economico: la creazione di queste Case Famiglia Protette dovrebbe essere sostenute finanziaramente degli enti locali e non dall'amministrazione penitenziaria. Ci sarebbero invece forti investimenti in favore delle ICAM, che dal 2011 ad oggi sono diventate tre: Milano, Venezia e Cagliari. Strutture, che come sottolinea Terre Des Hommes, avrebbero un costo elevato a fronte di inadeguatezze, rispetto alle esigenze di protezione, cura e crescita dei bambini ospitati.

Si tratta di Istituti detentivi, pur attenuati, e l'utenza accolta è varia (donne incinte, madri con bambini, padri); e c'è un'ampia differenze di età dei bambini accolti. Mentre le Case Famiglia Protette risponderebbero al bisogno di un ambiente a misura di bambino, di un supporto efficace alla genitorialità e all’inserimento sociale delle madri, di una risposta variabile rispetto alle specifiche esigenze di età dei bambini accolti, nonché infine, di un minor costo di gestione.

Pertanto si configurano come la soluzione migliore per le detenute madri con le caratteristiche definite dalla legge 62/11. Terre des Hommes, Aromainsieme e Bambinisenzasbarre tornano a chiedere quindi che senza senza alcun onero aggiuntivo per il Ministero della Giustizia, siano stornati dei fondi dal piano di costruzione delle nuove ICAM in favore delle Case Famiglia Protette. Stante l’esiguo numero dei bambini presenti nelle carceri, infatti, poche Case Famiglia Protette identificate localmente potrebbero essere finalmente attivate e rese sostenibili se anche il Ministero riconoscesse ad esse un minimo contributo.

Tale impegno, infatti, sarebbe sufficiente a rendere più accettabile agli enti locali, già stremati dai continui tagli di bilancio, l’assunzione delle proprie responsabilità a tutela di questi bambini.

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