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8 marzo: un focus sulle donne italiane e la loro realtà quotidiana

di Francesca Capriati - 07.03.2024 Scrivici

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8 marzo donne italiane e vita quotidiana. Quali sono le sfide che le donne affrontano oggi in Italia? L'analisi dell'avvocato Valentina Ruggiero

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8 marzo donne italiane

Per l'8 marzo il focus si sposta sulle donne italiane e la loro realtà quotidiana. Mimose e cioccolatini a profusione, ma dietro i festeggiamenti, quali sono le sfide che le donne affrontano oggi in Italia?

I numeri in Italia

I numeri dipingono un quadro ancora difficile: secondo i dati dell'Inapp-Plus, una donna su cinque si dimette dopo il parto, costretta a scegliere tra famiglia e carriera. L'occupazione femminile in Italia si attesta al 55%, ben al di sotto della media UE del 69,3%.

E il divario salariale di genere persiste, con le lavoratrici del settore privato che guadagnano quasi 8mila euro in meno dei colleghi uomini, secondo l'Osservatorio dell'Inps.

"Le neomamme si trovano spesso a dover scegliere tra lavoro e famiglia a causa della mancanza di supporto adeguato," afferma l'avvocato Valentina Ruggiero, esperta in diritto di famiglia e difesa delle donne vittime di violenza. "Anche se sulla carta esistono molti contributi, nella realtà è difficile accedervi a causa di limiti rigidi, come nel caso degli asili nido, che non riescono a coprire la domanda, soprattutto al Sud."

Quali strumenti legali hanno oggi le neomamme, per evitare di uscire dal mondo del lavoro?

"Mi spiace dirlo ma se non ci sono supporti familiari adeguati, ancora oggi una donna che desidera realizzarsi e fare carriera non riesce a trovare un giusto equilibrio tra famiglia (figli piccoli in tenera età…) e mondo del lavoro. Le penalizzazioni sono ancora tante. Sulla carta vi sono molti contributi‚ ma nella realtà è difficile eseguirli in quanto ci sono dei tetti minimi e massimi. Basta pensare alla situazione degli asili nido, che al nord e al centro possono accogliere circa il 33% dei bambini, mentre al Sud solo il 14%."

Quanto al congedo di paternità, sebbene esista, con una durata di 10 giorni, non è sufficiente a garantire un reale equilibrio tra genitori nel prendersi cura dei figli.

"Parliamo di una situazione ben diversa da quella spagnola, dove i giorni di congedo sono gli stessi per entrambi i genitori, o anche solo francese, dove i giorni sono 28, i primi 7 dei quali obbligatori.

I papà ne usufruiscono, ma ancora ad oggi al donna all'interno della famiglia tende a sacrificarsi maggiormente per crescere al meglio li proprio figlio. Sono sempre di più gli uomini che ne usufruiscono, perché i giovani padri sono più accudenti con i figli minori e più partecipi alla loro crescita e alla loro cura rispetto a quanto avveniva in passato. Ma ancora oggi, per mentalità, è la madre lavoratrice a sacrificare la carriera per crescere i figli. È più una questione di retaggio culturale."

Ma non sono solo le sfide professionali a preoccupare. La violenza di genere resta un problema diffuso: secondo i dati della Polizia di Stato, ogni giorno 85 donne sono vittime di reato (maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale), e spesso per mano di chi dice di amarle (39% marito o compagno, 30% ex partner).

Il divario salariale di genere spesso costringe le donne a dipendere economicamente dal partner, rendendo difficile lasciare relazioni tossiche o violente.

  • Il divario salariale di genere genera spesso dipendenza economica dal partner, e quindi molte donne rimangono sposate anche in caso di relazioni tossiche e violente. Quale alternativa avrebbero queste donne?

Noi libere professioniste riusciamo a mantenere un'attività lavorativa poiché possiamo conciliare maggiormente gli orari lavorativi con le esigenze familiari (anche se è molto complicato, e sappiamo bene che la libera professione porta con sé altre problematiche). Le lavoratrici private hanno orari fissi, ai quali spesso si aggiunge il tempo per raggiungere il posto di lavoro e per tornare a casa, ed è difficile mantenere un lavoro quando ci si assenta spesso, si chiedono congedi, giorni per la malattia o le visite del bambino o aspettative.

Certamente la non certezza economica rende meno libere di separarsi e molte donne per necessità restano ancora sposate con sacrifici psicologici enormi. Questa dipendenza economica può trasformarsi in una forma di violenza subdola, difficile da riconoscere anche da parte della vittima. Ogni caso è, ovviamente, a sé. Se la donna ha rinunciato al lavoro di sua volontà e, di comune accordo, è il partner a provvedere economicamente alla famiglia, si tratta di una scelta di coppia legittima e rispettabile. Se, invece, l'abbandono del lavoro è stato imposto dal partner, che poi usa il denaro per tenere la donna in una condizione di dipendenza e sottomissione, la donna e il figlio si trovano a vivere in un contesto tossico e violento, in quel caso consiglio di rivolgersi ad un avvocato o ad un centro antiviolenza, per conoscere tutte le alternative".

Tuttavia, l'alternativa non è sempre semplice.

"Le donne devono essere consapevoli dei loro diritti e delle risorse disponibili, come il supporto legale e dei centri antiviolenza", avverte l'Avvocato Ruggiero. 

"Bisogna denunciare, subito, senza aspettare per vedere se quella è stata l'ultima volta o se ce ne sarà un'altra. È importante affidarsi a professionisti che possono aiutare la donna concretamente, anche garantendole un supporto successivo alla denuncia.

Certamente oggi li codice rosso, li codice rosa e i braccialetti elettronici hanno permesso di fare passi avanti importanti, velocizzando le procedure per le denunce e i processi per violenza, e offrendo forme di garanzia maggiori, ma ci vuole sempre un supporto familiare adeguato".

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