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La delusione di un test di gravidanza sempre negativo

Per molte donne i figli si fanno attendere. E così per molti mesi il test di gravidanza negativo è la principale fonte di delusione. Alcune donne che hanno sempre avuto un ciclo regolare accusano i primi ritardi proprio nel momento in cui cercano di avere un figlio

nm_pregnancy_test_080623_mnPer molte donne i figli si fanno attendere. E così per molti mesi il test di gravidanza negativo è la principale fonte di delusione. Alcune donne che hanno sempre avuto un ciclo regolare accusano i primi ritardi proprio nel momento in cui cercano di avere un figlio.
Questo fenomeno ci ricorda quanto il nostro corpo e la nostra mente siano due realtà profondamente interconnesse, in grado di influenzarsi reciprocamente.


In prossimità del ciclo inoltre possono manifestarsi alcuni sintomi della cosiddetta sindrome pre-mestruale, che somigliano a certe manifestazioni dell’inizio della gravidanza: labilità emotiva, aumento dell’appetito o ricerca di determinati cibi, sensazione di gonfiore con tensione o aumento della ghiandola mammaria, dolori addominali. Alcune donne quindi possono credere a maggior ragione di sentirsi in quel modo perché finalmente in attesa di un bambino e rimanere ancor più deluse all’arrivo in ritardo del ciclo.

Quando poi si sono superati i trentacinque anni, può manifestarsi una sorta di ansia crescente, determinata dal timore più o meno consapevole di essere “quasi fuori tempo massimo” per avere un figlio.
Tutti gli sforzi quindi vengono diretti allo scopo di restare incinte. Questo atteggiamento può risultare vincente se la motivazione ad avere un figlio è ugualmente intensa per entrambi i membri della coppia. Ma se esso è soprattutto un orientamento della donna, che viene amplificato dall’ansia di doversi sbrigare a rimanere incinta, può avere effetti controproducenti.

Uno dei rischi di questo accanimento è quello di trasformare il momento del rapporto sessuale in un obbligo privandolo di spontaneità e rendendolo simile ad un lavoro. Può addirittura determinarsi in tal modo un calo del desiderio che può essere il germe di una serie di problemi sessuali ed interpersonali. Insomma provare ad avere un figlio non deve diventare una fonte di stress. Anche perché lo stress è un nemico subdolo del concepimento. Non è un caso se molte donne rimangono incinte in vacanza, durante l’estate o in occasione di un viaggio, in un contesto diverso da quello della vita quotidiana.

Sempre in tema di reciproca influenza tra mente e corpo è interessante analizzare quelle situazioni motivazionali in cui il desiderio di rimanere incinta è al tempo stesso in conflitto con la propria identità professionale. Purtroppo la parità sessuale in numerose realtà è solo apparente: molte donne sono mobbizzate sul posto di lavoro con il messaggio implicito, in alcuni casi anche un po’ più esplicito, che in caso di maternità nessuno garantirebbe loro il rinnovamento del contratto. Insomma la parità sessuale con i colleghi uomini, includerebbe tacitamente anche la clausola di rinunciare ad avere dei figli. E’ comprensibile come chi viva psicologicamente una sitiuazione del genere, pur desiderando un figlio non riesca ad averlo. Naturalmente in questo caso è questione di priorità, l’importante è che per qualsiasi scelta si opti le motivazioni alla base di questa scelta siano il più possibile consapevoli in chi la deve intraprendere.

Per coloro che certi delle proprie motivazioni ed inclinazioni alla genitorialità sono in attesa che il loro sogno si avveri il consiglio è quello di pensare distrattamente all’idea del concepimento, smettendo di trasformare questo desiderio in un pensiero ossessivo. Per alcune coppie possono essere necessari moltissimi tentativi. Ciò che conta è avere un atteggiamento fiducioso e sereno, e che il desiderio di avere un bambino sia un incentivo del desiderio sessuale, non il suo sostituto

Dott.ssa Isabella Ricci
Psicologa