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Jesi, i medici dell'ospedale sono tutti obiettori: vietato abortire

Nella cittadina delle Marche tutti i ginecologi dell'ospedale sono contrari all'IVG e le donne non possono più abortire: è un diritto negato e si deve garantire la possibilità di abortire?

La Legge 194 (LEGGI) permette alle donne italiane di interrompere volontariamente la gravidanza (IVG) entro la 12° settimana di gestazione. Non tutti i medici però sono obbligati ad accettare la richiesta di una donna che non vuole portare a termine la gravidanza. E possono rifiutarsi di praticare l'aborto. In presenza di un medico obiettore, la donna è costretta a rivolgersi ad un altro medico e, nei casi più complessi, ad un'altra struttura per abortire. Cosa succede se tutti i medici presenti nel paese sono obiettori?

E' quello che sta capitando all'ospedale di Jesi, in provincia di Ancona, dove i dieci ginecologi che ci lavorano sono tutti obiettori. Nessuno quindi è disponibile a praticare l'IVG sulle donne che ne fanno richiesta entro i termini previsti dalla legge. La Cgil ha denunciato questa situazione, sostenendo che "l'obiezione di coscienza dell'intero staff avrebbe causato la sospensione del servizio di interruzione volontaria di gravidanza" nella cittadina delle Marche.



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Daniela Barbaresi, segretaria Cgil Marche, e Alessandro Pertoldi, segretario generale Funzione Pubblica Cgil Marche, hanno denunciato: “Sono trascorsi 34 anni dall’emanazione della legge sulla tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza eppure la sua concreta attuazione è ancora piena di ostacoli di ogni genere tanto da mettere seriamente in pericolo la salute delle donne e i loro diritti”. La denuncia da parte del sindacato è stata immediatamente presa in considerazione dalla Regione e l'assessore regionale alla Sanità, Almerino Mezzolani, ha assicurato che nei prossimi giorni verrà mandato, nell'ospedale di Jesi, un medico, non obiettore, dall'ospedale di Fabriano, per garantire a tutte le donne che, per un motivo o per l'altro, non si sentono di portare avanti la gravidanza, di poter usufruire di questo diritto, stabilito dalla legge. Il medico di Fabriano dovrebbe quindi "effettuare gli interventi chirurgici di Ivg, anche nell'ospedale di Jesi, in base alle necessità".







Anche se a Jesi arriverà un medico dal paese vicino per aiutare queste donne, i sindacati chiedono comunque che “vengano garantiti adeguatamente sul territorio tutti i servizi previsti dalla legge: certificazione per l’Igv, contraccezione d’emergenza, intervento d’Igv”, in quanto "il numero sempre più ampio di obiettori di coscienza e in generale i disagi e le difficoltà nell’attuazione della Legge 194 rischiano di svuotare nei fatti i contenuti della legge e, oltre a colpire le donne in un momento particolarmente difficile e delicato della loro vita, penalizza anche medici, anestesisti e infermieri non obiettori che vedono ricadere su di loro tutto il carico delle interruzioni di gravidanza”.



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Anche l'Aied, Associazione Italiana per l'Educazione Demografica è intervenuta sulla questione, dichiarando, in una nota pubblica, che “il caso di Jesi non è l’unico in Italia e rende evidente come in alcune regioni il servizio dell’interruzione di gravidanza è nella pratica inesistente, come da tempo ormai denunciato da molte organizzazioni e operatori del settore”. Per molte donne scegliere di interrompere una gravidanza inattesa rappresenta un momento molto difficile. Una decisione che, probabilmente, segnerà la loro vita. E sentirsi negare un proprio diritto (LEGGI) non fa che rendere ancora più difficile una scelta già di per sè molto complessa.

Fonte Credits | Corriere