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Irlanda, si riapre la polemica sulla legge contro l'aborto

Nel paese cattolico l'aborto è vietato, se non in casi eccezionali, mentre in Italia continuano ad aumentare i medici obiettori che si rifiutano di praticarlo

Dopo la morte di Savita Halappanavar (LEGGI), morta perché i medici si sono rifiutati di praticarle l'aborto, si riapre in Irlanda la polemica sulla legge che regolamenta le interruzioni di gravidanza. L'Irlanda è un paese cattolico e l'aborto è considerato illegale, tranne che nei casi in cui la gravidanza rappresenti per la gestante un pericolo "concreto e reale". Dopo il caso di Savita, morta all’Ospedale universitario di Galway per setticemia, alcuni esponenti laburisti del governo hanno chiesto di riformare la legge.



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Enda Kenny, primo ministro irlandese
, ha dichiarato di "voler aspettare l’esito delle indagini prima di avviare qualsiasi tipo di attività legislativa". Secondo la famiglia di Savita, l'aborto doveva essere accettato dai medici, perché la gravidanza stava mettendo a rischio la vita della donna. Ma evidentemente i medici non la pensavano alla stessa maniera.

La donna era stata ricoverata il 21 ottobre, ma il battito del feto era forte e l'aborto non è stato praticato. In seguito ci sono state delle complicazioni, per cui il feto è morto. E solo allora i medici hanno provveduto a rimuoverlo. Ma per la donna, che è morta dopo 2 giorni di agonia, era ormai troppo tardi.







Nel 2009 una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato illegale la legge irlandese, che vietava in ogni caso l'aborto, in quanto rappresentava una violazione dei diritti delle donne. In seguito l'Irlanda ha modificato leggermente la legge, inserendo alcuni casi eccezionali in cui l'aborto è consentito. Ma l'ultima decisione spetta sempre al medico, che può decidere autonomamente se c'è un effettivo pericolo oppure no.



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In Italia l'aborto è consentito dalla legge, ma continuano ad aumentare i medici obiettori (LEGGI) che decidono di non praticarlo. E spesso le donne che vogliono abortire sono costrette a rivolgersi ad ospedali di altre città o regioni per porre fine alla loro gravidanza.
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