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In Italia meno interruzioni di gravidanza e sempre più medici obiettori

I dati recentemente presentati mostrano un calo delle interruzioni volontarie di gravidanza e un aumento del numero di medici obiettori di coscienza

Diminuiscono le interruzioni volontarie di gravidanza (LEGGI) in Italia: nel 2011 sono state eseguite 109.538 interruzioni volontarie di gravidanza (una donna su tre è straniera), con un calo del 5,6% rispetto al 2010 (115.981 casi) e addirittura del 53,3% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all'Ivg (234.801 casi).

I numeri sono contenuti nella Relazione 2012 sulla legge 194, firmata dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, e sono stati raccolti dal sistema di sorveglianza epidemiologica delle Ivg. Questo il commento del ministero: "il valore italiano è tra i più bassi di quelli osservati nei Paesi industrializzati".


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Può contare, in questo generale abbassamento del ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza, la difficoltà delle donne a reperire prontamente un medico disposto ad aiutarle?
La domanda è d'obbligo visti i numeri relativi alla percentuale di medici obiettori di coscienza (LEGGI) in Italia. Nella stessa Relazione, infatti, si legge che in alcune regioni, come Basilicata, Molise e Campania, la percentuale di obiettori può arrivare addirittura all'85%.
E l'obiezione di coscienza tocca anche gli anestesisti (il 75% in Molise e Campania e 78,1% in Sicilia), con punte più basse in Toscana (27,7%) e in Valle d'Aosta (26,3%). Per il personale non medico i numeri sono in generale più bassi, con un massimo di 86,9% in Sicilia e 79,4% in Calabria.

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Il trend in materia di obiezione di coscienza è contrario a quello del numero di interruzioni volontarie di gravidanza: nel 2005 era obiettore il 58,7% dei medici, ma la percentuale ha cominciato progressivamente a salire negli anni successivi.

Il Rapporto fotografa anche la situazione in riferimento al ricorso alla pillola abortiva RU486 (LEGGI), ormai disponibile in tutte le regioni ad esclusione delle Marche. Il farmaco è stato usato nel 2010 in 3.836 casi e in 3.404 casi nel primo semestre del 2011.
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