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L’ora dell’orologio biologico

Oggi l'adolescenza sembra essersi protratta fino ad oltre i trent'anni. Eppure sfogliando le cartelle cliniche dei reparti di ostetricia una ragazza di venticinque anni al primo figlio viene spietatamente definita una “primipara attempata”!

OROLOGIO BIOLOGICO E MATERNITA' - Grazie ai progressi della Medicina e della Scienza l’aspettativa di vita si è allungata rispetto al secolo scorso con il risultato che quelle che una volta erano considerate delle tappe quasi fisse attraverso le quali era scandito il ciclo di vita dell’individuo e della famiglia si sono notevolmente dilatate. Capita spesso di sentir parlare di un “ragazzo di trentacinque anni”, mentre fino a poco tempo fa il sostantivo utilizzato sarebbe stato indubbiamente “uomo”.


Siamo anche un po’ in difficoltà con i termini: il sostantivo teenager ovvero adolescente indica un ragazzo che ha un’età compresa tra i tredici e i diciannove anni. Nella numerazione britannica infatti venti si dice “twenty” e non comprende più il suffisso “–teen” che si applica solo ai giovanissimi (sixteen, eighteen etc…).

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A vent’anni cioè l’adolescenza si considerava conclusa, mentre oggi essa sembra essersi protratta fino al momento dell’uscita di casa dei figli. E’ allora normale parlare di ragazzi e ragazze di trent’anni e più. Eppure sfogliando le cartelle cliniche dei reparti di ostetricia si può verificare che la terminologia clinica non si è modificata nonostante i nostri cambiamenti socio-culturali: una ragazza di venticinque anni al primo figlio viene spietatamente definita una “primipara attempata”!

Per le nostre madri una venticinquenne single era una donna al bivio, una che in poche parole rischiava di rimanere zitella. Single o no sembra che comunque appena una donna si avvicina alla soglia dei trent’anni l’orologio biologico si faccia sentire. Capita infatti di sentir dire a diversi ragazzi sui trentacinque anni che le ragazze dai trent’anni in su sono infrequentabili: pensano tutte a farsi sposare.

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Il rischio insomma è quello di prendere delle decisioni avventate, sposare il primo che capita perché è ora di cambiar vita, è ora di fare un figlio, perché per la donna c’è l’orologio biologico, mica come per gli uomini…e quindi chi c’è c’è. E’ generalmente più raro, ma la stessa cosa accade anche a certi giovani, che un bel giorno, davanti a qualche capello bianco decidono di svegliarsi uomini e di desiderare improvvisamente un figlio. Con un po’ di amarezza poi si ascoltano alla televisione i dati dell’ISTAT sul numero delle unioni che falliscono entro il primo anno.

La nascita di un figlio ha ineludibilmente delle ripercussioni sulla vita individuale e di coppia e richiede una totale rivisitazione delle abitudini e dei ritmi di ciascuno. Oltre ad essere un evento lieto è anche un momento critico del ciclo di vita della coppia che mette alla prova la sua stessa essenza. Non basta desiderare egoisticamente un figlio per se stessi per creare una famiglia, così come diventare padre o madre non corrisponde immediatamente ad essere genitori, cioè ad entrare pienamente nel ruolo genitoriale. Perché genitori si diventa poco a poco, allo stesso modo di come si diventa coppia. In questo senso la nascita di un figlio, anche se desiderato non basta a garantire la stabilità di un’unione, mentre è più probabile che ciò avvenga se la nascita di un figlio sarà il coronamento di una vita di coppia.


Sarebbe pertanto più opportuno prendersi il proprio tempo al momento giusto, strapparlo alla frenesia dei ritmi di vita quotidiani, per non ricordarsi troppo tardi del proprio orologio biologico, in modo da poterlo assecondare quando si fa sentire, senza essere costretti a scelte di ripiego, a strade intraprese per rimediare a incidenti di percorso, a pseudo-soluzioni che non fanno altro che generare sofferenze in noi stessi e nei figli

a cura di Isabella Ricci, Psicologa

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