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Procreazione assistita, la legge 40 torna davanti alla Consulta

Viene sollevato il dubbio di legittimità costituzionale della legge 40 sul divieto di accesso alla procreazione assistita e alla diagnosi preimpianto, per le coppie fertili, anche se portatrici di malattie trasmissibili geneticamente

Torna davanti alla Consulta la legge 40 sulla procreazione assistita, promulgata il 19 febbraio 2004, oggetto già di 28 sentenze, che hanno abbattuto alcuni divieti contenuti nel testo.

Sarebbero stati Filomena Gallo e Angelo Calandrini, segretario e consigliere generale dell'associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, a far sollevare il dubbio di legittimità costituzionale sulla legge 40 sul divieto di accesso alla procreazione assistita e alla diagnosi preimpianto, per le coppie fertili, anche se portatrici di malattie trasmissibili geneticamente.


Fecondazione assistita: la legge 40 è stata bocciata



E' la prima volta che questa questione arriva alla Consulta. In passato era stata la Corte Europea di Strasburgo a condannare l'Italia per violazione di due nome della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo. Nella stessa occasione aveva sottolineato l'incoerenza del nostro sistema, che se da una parte vieta alla coppia fertile, ma portatrice di una malattia geneticamente trasmissibile, di ricorrere alla diagnosi preimpianto, dall'altra, con la legge sull'aborto (la 194), le permette l'aborto terapeutico nel caso il feto sia affetto dalla stessa patologia.

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Il caso che ha sollevato i dubbi è questo: una donna portatrice sana di distrofia muscolare di Becker e il marito, appreso che la diagnosi di questa malattia può essere eseguita prima del trasferimento in utero dell’embrione, si sono rivolti ad una struttura pubblica autorizzata a eseguire la fecondazione assistita, ma avrebbero ricevuto un rifiuto in quanto coppia fertile, sia per l’accesso alla procreazione assistita che alla diagnosi preimpianto. La coppia si sarebbe quindi rivolta all’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica per far rispettare il loro diritto a poter eseguire indagini cliniche diagnostiche per non tramettere la patologia ai propri figli. Il giudice Filomena Albano del Tribunale di Roma ha quindi sollevato il dubbio di legittimità costituzionale sul divieto della legge 40 del 2004 all’accesso alle tecniche di fecondazione medicalmente assistita per le coppie fertili. Il Tribunale di Roma, avrebbe emesso un’ordinanza che conferma la liceità della diagnosi preimpianto, ma entra nello specifico sull’accesso alle tecniche di fecondazione assistita vietate alle coppie fertili.


Fecondazione assistita, sì alla diagnosi pre-impianto


Come leggiamo su Giornalettismo e il Corriere, le motivazioni della sentenza sono chiare:

Secondo il giudice Filomena Albano limitare il ricorso alla procreazione assistita ai soli casi di infertilità appare in contrasto con l’articolo 2 della Costituzione, che tutela i diritti inviolabili, il diritto di autodeterminazione nelle scelte procreative.

    · Viola l’art. 3 Corte Cost., principio di uguaglianza tra chi è infertile con malattie genetiche e può sottoporsi a PMA con indagine preimpianto e chi è fertile e portatore di malattie genetiche che a causa della legge 40 non può effettuare tali indagini e evitare un aborto. Anche la decisione della Corte EDU evidenza tale irragionevole divieto in un sistema che prevede il ricorso all’aborto.

    · Viola l’art. 32 della Costituzione sotto il profilo della tutela della salute della donna,

    · Viola l’art. 117 comma 1 Cost. e art. 8 e 14 della Carta EDU, sotto il profilo delle scelte e del principio di uguaglianza.


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Con questa decisione si è riconosciuta alla coppia non sterile, per la prima volta, la possibilità di accedere alla fecondazione assistita in deroga a quanto previsto dalla legge. La decisione del Tribunale di Roma quindi non solo confermerebbe le decisioni precedenti, ma evidenzia il contrasto presente tra la legge 40 e la Costituzione che garantisce a tutti i cittadini garanzie e tutele quali il diritto alla salute, all’autodeterminazione, al principio di uguaglianza

Fonti| Giornalettismo
Corriere
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