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La fecondazione assistita aumenta il rischio di malformazioni?

Un ampio studio sembra dimostrare che alcune tecniche di fecondazione assistita possono aumentare il rischio di malformazioni fetali

Il feto nei nove mesi

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    9mesi
    Redazione PianetaMamma 8 giugno 2012
    Il rischio che alcune tecniche di procreazione assistita possano aumentare il rischio di malformazioni fetali esiste ed è una possibilità reale, al punto che per qualsiasi coppia che decida di intraprendere questo percorso è previsto, dalla legge 40 che regola la materia, un servizio di counselling per dare informazioni precise e chiare (LEGGI).

    Ma è davvero possibile che le tecniche di procreazione assistita aumentino i rischi per il bambino?
    A far luce sulla questione arriva uno studio australiano pubblicato sul New England Journal of Medicine che ha esaminato tutte le nascite e le interruzioni di gravidanza registrate dal 1986 al 2002 in una popolazione di 1,6 milioni di abitanti. I ricercatori, quindi, hanno preso in considerazione qualcosa come trecentomila gravidanze, da quelle naturali a quelle con fecondazione assistita, da quelle portate a termine a quelle interrotte, e si sono soffermati sul tasso di malformazioni che hanno portato a un aborto terapeutico, di quelle manifestatesi alla nascita e quelle che si sono presentate nei primi cinque anni di vita del bambino.


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    Risultato: le probabilità di avere un bambino con malformazioni congenite (soprattutto paralisi cerebrali, anomalie cardiache, dell’apparato muscolo-scheletrico, gastroenterico o genito-urinario) salivano per le donne che si erano sottoposte a fecondazione artificiale (queste anomalie si verificavano, infatti, nell'8,3% dei casi contro il 5,8% dei bambini concepiti naturalmente) (LEGGI).

    Ma andando più a fondo i ricercatori hanno anche scoperto che molto dipende dal tipo di tecnica utilizzata. Con la fecondazione in vitro (Fivet), se si tiene conto dell'età della madre, della presenza di patologie e altri fattori che spesso sono proprio i motivi principali per cui una donna sceglie di avere un figlio in provetta, il rischio sembra allinearsi a quello delle gravidanze naturali. E anche la crioconservazione degli ovuli sembra essere associata a un minore rischio di malformazioni; forse, ipotizzano gli scienziati, perchè solo gli ovuli migliori riescono a resistere allo stress della conservazione al freddo.


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    Al contrario una tecnica chiamata Icsi, che prevede iniezione dello spermatozoo nell'ovulo il rischio di malformazioni sale al 9,9% contro il 5,5% delle gravidanze naturali. I ricercatori spiegano che questo aumento è dovuto probabilmente al fatto che è il ricercatore a scegliere uno spermatozoo da utilizzare e non è detto che sia necessariamente il migliore (LEGGI). Insomma con questa tecnica si elude la famosa "corsa degli spermatozoi" che viene vinta da quello più forte e più sano.



    E anche l'utilizzo sconsiderato ed eccessivo del clomifene citrato può creare qualche problema. Si tratta di un farmaco che viene spesso prescritto alle coppie che si rivolgono ai centri per la fertilità e che serve a stimolare l'ovulazione. Ma se assunto in dosi sbagliate e viene prescritto con troppa leggerezza può addirittura triplicare il rischio di malformazioni.

    Infine un dato interessante: il tasso di malformazioni aumenta anche tra le donne che hanno avuto problemi di infertilità ma poi hanno concepito naturalmente. Il che spinge a concludere, spiegano i ricercatori, che più che una tecnica o un'altra, ad aumentare il rischio di malformazioni siano problemi preesistenti (LEGGI), che sono legate proprio alle difficoltà di concepimento che ha spinto la coppia a rivolgersi ai centri per la fertilità.


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