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Intervista a Eleonora Mazzoni de Le difettose

L'autrice del libro che racconta storie di donne che scelgono di intraprendere il difficile cammino della fecondazione assistita spiega com'è nato Le difettose

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Intervista ad Eleonora Mazzoni, autrice de  Le difettose, un libro le cui protagoniste sono le migliaia di donne “normali” che tentano l’avventura della fecondazione assistita.

Perché hai deciso di dedicarti a questo tema?
1) Ho deciso di scrivere "Le difettose" perchè, avendo dedicato anni alla ricerca di un figlio, mi sono ad un certo punto ritrovata molto "esperta" degli aspetti emotivi e psicologici legati alla maternità: sperare di rimanere incinta, non riuscirci, intraprendere un percorso di fecondazione artificiale, fallirlo, scoprire di aspettare un bambino ma improvvisamente perderlo. In più avevo incontrato centinaia di donne con lo stesso problema e con storie incredibili. Volevo tentare di dare un senso a tutto quel dolore che sentivo dentro e fuori di me. Avevo immagazzinato così tanto materiale umano su cui potevo far lavorare l'immaginazione (il libro è comunque un libro di finzione, con dei personaggi e una trama inventati, non è un'autobiografia). E che mi dava la possibilità di raccontare la potenza della vita e della morte, gli unici temi che in fondo vale la pena trattare. 


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Così ho cominciato a scrivere di Carla, che ha quasi quarant'anni, un compagno praticamente perfetto, un lavoro stimolante e un certo fascino ma non riesce a fare un figlio. Succede ormai a una donna su cinque. Ma per una come lei, abituata a centrare l'obiettivo, il senso di fallimento brucia senza consumarsi. Carla prova di tutto. Rapporti mirati nei giorni fertili, agopuntura, fiori di bach, omeopatia, yoga, tecniche di mentalizzazione, percorsi alternativi e strampalati, che, pur facendo a pugni con il suo cervello logico e ragionale, intraprende perchè con qualcuna hanno funzionato. Il figlio però non arriva. Il desiderio non realizzato si trasforma piano piano in un'ossessione. Diventa l'unico pensiero della giornata, la sola attività pulsante. Ci sono figli cercati con un'ostinazione cristallina, perché il tarlo della loro assenza scava fino a occupare tutto lo spazio di una vita. Quando Carla comincia a frequentare il «reparto delle donne sbagliate», scopre un esercito allegro e disperato di donne come lei, vitalissime, che percorrono la strada della fecondazione artificiale (LEGGI) come la loro personale via crucis. Un eccentrico gineceo, ma soprattutto una specie di grande famiglia, di rete carbonara invisibile a occhio nudo, che protegge e sostiene. Stanno tutte in fila, mese dopo mese, per eseguire lo stesso rituale: gli ormoni, il pick-up, il transfer, l'attesa. Conoscono il proprio corpo e i suoi segnali con una precisione maniacale. Usano un oscuro gergo da iniziate. Per loro le mestruazioni sono le “rosse” o le “malefiche” o le “maledette”, i ginecologi semplicemente i “gine”, i rapporti mirati “i compitini” o “le maratonate”, dopo il transfer degli embrioni “fanno la cova” e al decimo giorno Po cominciano a sticcare, non rimangono incinta ma beccano la cicogna, detta anche, con un po' di disprezzo per le sue latitanze, “la pennuta”, però quando la beccano diventano carne della sua carne e si incicognano. Nel suo viaggio alla ricerca della maternità e di una forma di saggezza che pare sempre scivolarle fra le dita, Carla può contare
su di loro, ma anche su due guide spirituali d'eccezione: Seneca, oggetto dei suoi studi di latinista, e nonna Rina, che prima di diventare solida come una quercia era stata fragile come un albero rinsecchito.


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Quali sono i sentimenti che animano le donne che si affacciano al mondo della procreazione assistita?
2) Quando s’intraprende un percorso di fecondazione artificiale si crede di poter rimanere subito incinte. Fiduciose nei passi da gigante che ha fatto la medicina, ci s’inebria al pensiero che la scienza saprà ripagarci di quello che la natura non è disposta a concedere. Quando invece si fallisce - perché se c'è qualcuna che la cicogna la becca al primo colpo, la maggioranza di chi frequenta i reparti delle donne "difettose" deve provarci e riprovarci – ci si rende conto che si dovrà comunque affrontare quello che la natura ti ha sbattuto sul muso: il limite. La medicina l'ha spostato in avanti, non l'ha eliminato. In un epoca che ha sacralizzato i desideri e in cui l'uomo ha strumenti potenti per correggere la natura, i risultati non sono garantiti. Il concepimento e la nascita sono complessi, non seguono statistiche, probabilità, percentuali, calcoli, strategie, sono liberi, densi di possibilità ed imprevedibili (LEGGI). E la realizzazione dei desideri, non solo quello di un figlio, non è regolata solo dalla volontà umana. C'è comunque una parte insondabile e incostante che non si riesce a imbrigliare. Destino? Sorte? Dio? Karma? I latini, tanto amati dalla mia protagonista, la chiamavano fortuna.


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Quali sono le storie più toccanti che hai conosciuto?
3) La ragazza cieca che ha accettato il suo handycap ma non l'infertilità, la signora che ha ormai oltrepassato i 40 perchè ha già fatto 15 tentativi in 10 anni, in ospedali e stati diversi e forse , allo stremo psicofisico, sa che si sta giocando la sua ultima possibilità, la donna che qualche anno prima si è fatta congelare un ovocita (LEGGI), per darsi più tempo nella decisione della maternità, pagando duemila euro e di fatto subendo una truffa legale (duemila euro per congelare un unico ovocita, che ha una probabilità su dieci di sopravvivere allo scongelamento, deve superare l’incognita della fecondazione e poi dell’attecchimento, sono una vera e propria truffa oppure una speculazione sui sentimenti delle donne). La ragazza che dopo vari tentativi è rimasta incinta ma al nono mese, qualche giorno prima di partorire, si accorge che il bimbo è morto: una piccola bara bianca è tutto quello che le rimane.

Quali sono le principali difficoltà che le donne incontrano nel seguire l’iter della PMA?
4) La fatica di parlarne, la paura di essere giudicate e non capite (LEGGI). La vergogna. D'altronde in tutte le civiltà e in qualsiasi epoca la mancata capacità di riprodursi è vista come una disgrazia e una vergogna. Una punizione divina. Ci si sente sole e fragili. Ci si chiude in se stesse. Soprattutto quando si fallisce. Nel mio romanzo le donne tra loro si confidano molto. E' il primo passo per non subire la realtà. E' sempre attraverso questa catena sotterranea al femminile che si carpiscono informazioni e consigli (altra cosa che altrimenti sarebbe difficile trovare).