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In becco alla cicogna

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Il nuovo libro di Eleonora Mazzoni "In becco alla cicogna" approfondisce con serietà e delicatezza il tema della fecondazione assistita

In becco alla cicogna

Nonostante si parli spesso di fertilità e dell'importanza di essere consapevoli dei suoi tempi sono ancora molte le incertezze e la disinformazione, nonché la superficialità, con le quali questo tema viene trattato. Molti rimandano la ricerca di una gravidanza ben oltre i 35 anni e scoprono di avere problemi o difficoltà intorno ai 40. Il ricorso alle tecniche di fecondazione assistita è in crescita e il percorso da affrontare è tutt'altro che semplice, costellato da desiderio, paure, dubbi, aspettative e illusioni.

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Proprio in questi giorni è uscito , edito da Biglia Blu, il nuovo libro di Eleonora Mazzoni, dal titolo “In becco alla cicogna” che affronta con grande serietà e profondità il tema dell'infertilità e della procreazione assistita. L'autrice spiega così la genesi del libro:

In questi anni a stretto contatto con la PMA ho maturato l’esigenza di allargare l’orizzonte, informandomi, leggendo, studiando, per riuscire a traghettare le mie riflessioni personali in uno spazio più strutturato, in grado di accogliere il supporto della storia, della sociologia, della giurisprudenza, capace di contaminarsi con le considerazioni di filosofi, medici, psicanalisti, senza perdere di vista il web dove, nei forum femminili e nei blog sul tema, ho continuato a rintracciare le istanze più profonde di una società che sta rapidamente cambiando, con una percezione della famiglia, dei rapporti parentali, della maternità che si sta via via modificando.

Il libro ha la finalità di essere accessibile a tutti: a chi sta per affrontare un percorso di PMA, a chi ci sta pensando, a chi vuole approfondire un tema così sensibile e delicato, ma anche contemporaneo. Secondo le stime internazionali, infatti, una coppia su quattro affronta un problema di infertilità e i numeri sono destinati a salire anche a causa degli stili di vita scorretti e nemici della fertilità e dell'aumentare dell'età nella quale si sceglie di provare ad avere un bambino. Ma la responsabilità di questa crescente incidenza di problemi di fertilità, che sembra destinata a trasformarsi in un vero e proprio problema di salute pubblica, è da ascrivere anche alla disinformazione, alla scarsa conoscenza di come proteggere la propria fertilità.

Abbiamo intervistato Eleonora Mazzoni e le abbiamo chiesto di dare alcuni suggerimenti a chi sta per provare ad avere un bambino grazie alla fecondazione assistita.

Puoi dare qualche consiglio pratico alle coppie che stanno per affrontare un percorso di PMA?

Essendo un percorso pesante dal punto di vista fisico e psicologico, a volte anche da quello economico, bisogna affrontarlo da guerrieri, con un atteggiamento vigile, intelligente, pensante. Io invito le coppie a informarsi. Leggere giornali, libri. A ragionare sulle tante questioni che la Pma apre. Anche di fronte ai medici occorre andare mentalmente preparati. Pronti. Non del tutto in balia. Per poter fare le scelte più idonee per ciascuno di noi, occorre applicarsi, approfondire, non solo subire i trattamenti proposti. Utili, ad esempio, per reperire informazioni e sentirsi parte di una "comunità"sono i siti e i forum seri che ci sono sull'argomento. E poi, secondo me, si deve essere coscienti dell'alto tasso di fallimenti che questa pratica ha. Lo stato d'animo più giusto, quindi, dovrebbe essere appassionato e allo stesso tempo un po' distaccato. La possibilità dell'insuccesso va valutata fin dal principio, prevista e addirittura immaginata nei sentimenti che provocherà. Io all'inizio non l'avevo fatto. Non mi era stato proprio detto. Per cui, avendo reagito bene ai trattamenti, tutti, medici compresi, erano ottimisti e mi ero molto illusa. La delusione è stata somma.

Come nasce l'idea di proseguire il tuo viaggio nel mondo della PMA dopo la pubblicazione de “Le difettose”?

Sono sincera, l'idea non è partita da me. Una giovane casa editrice, Biglia blu, mi ha contattato per chiedermi se mi andava di riflettere di nuovo su questo argomento. Ci ho pensato su, mi sono messa per prima cosa a studiare e, sì, mi è sembrato di avere qualcos'altro da dire, riguardo a un tema così affascinante, articolato, complesso, che farà sempre più parte della nostra contemporaneità ma nei confronti del quale ci sono ancora tanti pregiudizi, critiche, condanne, divieti, antipatia, domande, smarrimenti.

Quali aspetti ti hanno colpito di più nel tuo percorso di ricerca su questo argomento?

Una delle cose che mi ha più colpito, vista la quantità, appunto, di pregiudizi, critiche, condanne, divieti che si è portata dietro negli anni, è che all'inizio della storia della fecondazione c'è un prete, visto che fu l'abate Spallanzani a eseguire in laboratorio nel 1770 la prima inseminazione artificiale su una barboncina, che in seguito partorì tre cuccioli.

Nuovi metodi per favorire la gravidanza 

Anche se sei diventata mamma con la fecondazione assistita, cosa ti senti di dire alle donne che non riescono a diventare mamme?

Sono diventata mamma "per il rotto della cuffia", come si suol dire, nel senso che ho rischiato di non diventarlo mai, per cui so come mi stavo preparando a questa evenienza. Io credo che un dolore rimanga sempre. È inevitabile. Occorre non farsi divorare. Metterlo da una parte, non al centro della propria esistenza, senza però rimuoverlo. Cercare un'autoaccettazione attiva, insomma. Che lo faccia diventare un punto di forza. Oggi si guarda solo alla pienezza, alla sazietà, all’ingordigia, alla riuscita. È facile sentirsi irrilevanti. Invece noi siamo anche i nostri vuoti e le nostre mancanze. Bisognerebbe essere in grado di convivere con quel "senza". E, invece di chiudersi, isolarsi, sentirsi bistrattate dal destino, bisognerebbe trovare il modo di vivere altre forme di maternità, canalizzare quella carica generativa che significa il desiderio di un figlio in altre strade, in altri modi, verso altri mondi.

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