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Fecondazione assistita, sì alla diagnosi pre-impianto

Il Tribunale di Cagliari ha riconosciuto a due genitori talassemici il diritto ad effettuare test pre-impianto prima di sottoporsi alla fecondazione assistita

In Italia la diagnosi pre-impianto sugli embrioni non era consentita. Ed è stata autorizzata dalle linee guida Turco del 2008. Per questo molte coppie, portatrici sane di malattie genetiche, erano costrette ad andare all'estero per sottoporsi alla fecondazione assistita. Questo per evitare di far nascere dei figli malati. Ma al momento sono ancora pochi i centri che possono offrire la diagnosi pre-impianto alle famiglie che la richiedono. Ed ora arriva dal Tribunale di Cagliari una sentenza che può definirsi "storica" e che (forse) cambierà le cose.



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Il Tribunale ha infatti riconosciuto a due genitori talassemici, il cui la donna è affetta da talassemia e l'uomo è portatore sano, il diritto a far sottoporre i propri embrioni alla diagnosi pre-impianto. Ora quindi gli embrioni dovranno essere analizzati al Microcitemico di Cagliati ed eventualmente saranno utilizzati solo gli embrioni nei quali non c'è traccia della malattia.



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Secondo Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni, che lotta per la libertà della ricerca scientifica, "l'ordinanza in sostanza dice ai centri pubblici: se hai un laboratorio di citogenica attrezzato per eseguire la fecondazione assistita, ti devi dotare di strutture in grado di offrire anche la diagnosi preimpianto a chi lo richieda, o in alternativa devi legarti in convenzione con strutture sanitarie esterne. Un passo avanti fondamentale, se consideriamo che dei 76 centri di PMA pubblici attualmente esistenti nessuno offre la diagnosi preimpianto, che era vietata dalla legge 40 ma poi è stata autorizzata dalle linee guida Turco del 2008 e dalle innumerevoli sentenze di questi anni. Ora si tratta di vigilare sull’applicazione di questo principio, dovremo farci sentinelle della legge come è stata modificata in questi anni”.



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Per l'associazione, questa sentenza "ristabilisce l’equità dell’accesso alle cure". L'ospedale si era rifiutato di analizzare le cellule di questa coppia prima di procedere all'impianto. Ma la sentenza del Tribunale ribalta la situazione e li obbliga ad analizzare gli embrioni. La coppia, infatti, avrebbe dovuto rivolgersi ad una struttura privata, per far analizzare i propri embrioni, arrivando a spendere anche 9.000 euro. Per questo la coppia si è rivolta al Tribunale, per chiedere che i propri diritti vengano rispettati. Ed ora il giudice gli ha dato ragione.

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Subito dopo la sentenza, dalla Asl di Cagliari è arrivata una comunicazione ufficiale: "Pronta e favorevole a sostenere le spese della coppia per effettuare l’esame richiesto". E la donna affetta da talassemia ha dichiarato: "Siamo più che felici. Per noi, è un risultato importantissimo. Ora l’Italia è più vicina alle coppie con questi problemi. Spero di diventare presto mamma”.

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Photo Credits | Centimetri
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