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Il bambino miracolo: la lettera di una mamma

Dopo la sentenza della Corte europea che boccia la legge 40 Vanity Fair pubblica la lettera di una lettrice che racconta il suo difficile percorso verso la maternità

Bambini con le mamme

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    mamma e figlio
    monica de chirico 29 agosto 2012
    " Signora, lei non è geneticamente fatta per essere madre"; quante di voi avranno sentito questa frase? In preda alla disperazione e con un grande desiderio di maternità c'è chi ha accettato la croce della sterilità, chi ha adottato un figlio e chi ha tentato la strada della fecondazione eterologa (LEGGI), come nel caso di una lettrice di Vanity Fair che ha deciso di condividere il suo dolore di non poter avere figli e successivamente la gioia di diventare mamma.



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    La donna aveva scritto poco più di anno fa una lettera dove aveva raccontato quello che aveva provato dopo aver ricevuto la sentenza senza appello che le era stata data dal luminare della fecondazione assistita: «Lei, signora, non è geneticamente fatta per essere madre». La sua riserva ovocitaria a 37 anni (LEGGI) era esaurita, con una storia alle spalle drammatica di tre bimbi mai nati e mutilazioni delle tube. Per lei restava solo la strada dell'adozione (lunga e non economica) o accettare la sua sterilità. "La legge 40 parla chiaro- dice la donna - Il desiderio umano e legittimo di sentir crescere un bimbo nella pancia, il diritto che un uomo sano e fertile avrebbe di essere padre – anche se ha una moglie come me – qui in Italia non interessano a nessuno: dobbiamo ambire al paradiso appunto, ma nel frattempo goderci l’inferno."




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    Ma la donna non si abbatte e non molla, dopo aver pianto tutte le sue lacrime, ha fatto una ricerca su internet, ha cliccato su "ovuli vuoti" e ha trovato un forum che le ha fatto scoprire l’universo dell’eterologa, e le ha ridato la speranza, il sorriso e la forza di sognare ancora. "Nessun sentimentalismo riguardo agli ovociti donati, mi sono sempre sentita una che va in Spagna (LEGGIa prendere una cura (costosa!) contro la sterilità, come fosse un trapianto di cuore – perché anche di tristezza si muore. Adesso che manca poco alla nascita del mio piccolo, ricordo la corsa per prenotare il primo volo, la lingua sconosciuta, le difficoltà economiche, gli imprevisti, ma sempre insieme, io e mio marito, come una cosa sola. Adesso nel nostro quotidiano c’è la poesia e la scoperta, c’è il nostro miracolo che fa le onde sulla mia pancia quando ha il singhiozzo. E se doveva arrivare dopo un percorso di dolore e lutti, se per averlo dovevamo passare tutto questo, va bene così: lui, e solo lui, era destinato a noi"




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    Una bellisima storia ancora più attuale, dopo la sentenza recente (LEGGI) della Corte di Strasburgo che boccia la legge 40 e ha dato ragione ad una coppia italiana portatrice sana di fibrosi cistica

    Fonte Credits| Vanity Fair


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