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Un bambino su dieci non è figlio di suo padre

Aumenta il ricorso ai test di paternità e su Internet il business vive un momento d'oro

Un bambino su dieci non è figlio di suo padre. Lo ha rivelato una ricerca condotta dalle associazioni Baby Consumers e Famiglia& Famiglia che ha condotto uno studio negli ultimi anni su venti casi nella provincia di Pisa.
Si tratta di un esiguo numero di famiglie, ma la stima prudenziale porta a concludere che i casi di falsa paternità (LEGGI) siano fino a dieci volte di più di quanti se ne conoscano ufficialmente. A illustrare nel dettaglio i dati è Pino Staffa, presidente di Baby Consumers, intervistato dal quotidiano Il Tirreno.

Il fenomeno, insomma, potrebbe essere ben più ampio di quanto si pensi e a dimostrazione che il sospetto serpeggia in gran parte delle famiglie c'è il dato riguardante i test di paternità: hanno un ritmo di crescita del 20% l'anno!


E' bene chiarire subito che non si tratta solo di padri (e qualche volta figli) alla ricerca della verità, ma soprattutto di esami prenatali (LEGGI), finalizzati a diagnosticare patologie congenite, ma quel che è certo è che il business dei test del DNA su Internet sta vivendo un vero e proprio boom.


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Senza dover cercare nel labirinto della rete, in Italia esistono 500 laboratori pubblici e privati che propongono il test di paternità, e su Internet i numeri crescono a dismisura. Provocatori gli slogan con i quali cercano di accattivarsi il cliente: "Chi è papà?”; “Ricercato: mio padre” oppure “Scopri se tua madre è una bugiarda”.

Ma come funzionano questi test di paternità?
Niente prelievi nè documenti da firmare: si chiama il numero di telefono trovano sul sito, si riceve a casa un kit con i tamponi da passare sulle gengive di padre e figlio e si rispedisce tutto indietro. Tempo una settimana e costo tra i 600 e i 1000 euro si riceve la risposta.



Se si vuole seguire l'iter corrente è necessaria l'autorizzazione di entrambi i genitori per effettuare il test del DNA e a sollevare il dubbio di natura etica è, infatti, Mirella Giannessi, avvocato dell’associazione Famiglia& Famiglia: "è giusto sottrarre materiale genetico da un minore inconsapevole, senza addirittura informare la madre?".


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In Francia, infatti, è vietato sottrarre materiale genetico ad un minore a meno che non sia indispensabile per eseguire test medici o legati alla ricerca, per gli altri casi è indispensabile il parere del giudice. E anche in Italia nelle questioni legate alla paternità la procedura non è semplice: il test ha valore legale solo se c'è l'assenso scritto dei genitori e l'accertamento dell'identità da parte di un notaio, oppure previa autorizzazione del giudice.
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