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"Il mio parto lirico"

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Il racconto di un parto lirico? Eccolo qua, con le parole scritte di suo pugno da una neomamma

Racconto parto lirico

La redazione di Pianetamamma ha ricevuto il racconto di un parto lirico, leggiamo il racconto con le parole di questa neomamma che ha dato alla luce suo figlio con un parto naturale.

"Per nove mesi la sua crescita veloce e il suo scalciare vigoroso avevano fatto pensare che questo lieto evento si potesse anticipare, ma dopo 40 settimane e tre giorni abbiamo capito che il travaglio era lontano: collo dell’utero alto, posteriore e chiuso.

Ero scoraggiata e quasi avevo cancellato ogni speranza che il mio fagiolino volesse uscire per abbracciare la sua mamma. Così un bel giorno decido di trovare qualche strategia per distrarmi un po’: preparare una bella crostata di frutta e distendermi con una sana settimana enigmistica. La mattina seguente dopo una colazione con la famosa crostata parte un certo stimolo di andare in bagno... appena seduta sulla tazza arriva una sensazione che avevo ormai dimenticato: qualcosa stava scorrendo e non riuscivo a fermarne il flusso! Solo poche parole con tono serio e deciso, rivolte a mio marito, escono dalla mia bocca: "Amore, il sangue". Da quel momento non ci diciamo più nulla, faccio una doccia veloce e in 6 secondi sono pronta (impossibile per una donna), lui nello stesso tempo ha già preso la mia cartella clinica e siamo pronti ad andare al pronto soccorso ginecologico per capire la provenienza di quel sangue (ingenuità e inesperienza della prima gravidanza).

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Arrivati al pronto soccorso mi visitano e con gran stupore mi dicono che si sono rotte le acque e il sangue era dovuto alla rapidità del processo di dilatazione: il momento è finalmente giunto. Mi portano in sala travaglio per monitorarmi e l’ultima volta che vedo l’orologio erano le 10:30 poi iniziano le contrazioni “propriamente dette” e da lì non si è capito più niente. La scena, col senno del poi, mi riporta al film "L’esorcista" con la differenza che io avevo i capelli raccolti.

Le contrazioni arrivavano come da lontano per poi imbattersi contro di me con una potenza indescrivibile: come l’onda che si scaglia energicamente contro gli scogli spaccando l’acqua in mille pezzi. Purtroppo per chi mi è stato vicino ad ogni contrazione si associava vomito o diarrea ma la cosa che resterà nella storia sono state le mie urla che in pochi dimenticheranno. Si trattava di vocalizzi intonatissimi, talvolta mi scappava una parolaccia in napoletano, ma le parole più usate erano “mammina” e “aiuto”!

Il tutto usciva dalla mia bocca involontariamente, sono una persona molto riservata e silenziosa, ma mi stavo dilatando velocemente e il bambino spingeva per uscire, così il mio diaframma si attivava col “canto”. Non so quando e come mi sono ritrovata in sala parto sempre ad urlare e sbraitare (povere ostetriche!) quando ad un certo punto la faccenda è diventata seria: dovevo spingere davvero, stavo per partorire...

La respirazione durante il travaglio

Altro che respirazione diaframmatica: spingi, butta fuori l’aria, alza la testa, stendi le gambe e piega i gomiti! In quel momento non sapevo coordinare nemmeno un dito, ero diventata molto stanca e tanto pentita perché era proprio quello il momento decisivo in cui dovevo dare il massimo! Improvvisamente vedo la ginecologa in piedi su uno sgabello pronta a spingere sulla mia pancia: chiudo gli occhi, mi affido a lei e improvvisamente “puff!” la testa è fuori, creando una sensazione di bilico tra le mie gambe. Quello è stato l’unico momento di lucidità in cui ho controllato la spinta per il bene del mio bambino.. boh, forse è lì che sono diventata mamma?!

Ore 15:13: il mio bambino è nato, piange e lo stringo tra le braccia, è tutto finito penso. Ma non è così: improvvisamente torna una sensazione di movimento nella pancia, che paura e che male. Era la pulizia che stava facendo la dottoressa. E dopo ancora è toccato ai punti! Quanti punti mi hanno messo? Non me l’hanno voluto dire. Le mie prime parole? "E' il primo e l’ultimo figlio".

Ricuciti i pezzi era tutto finito, e mio marito a detta sua durante il travaglio ha aperto e chiuso la finestra perché avevo caldo e poi freddo. Che amore!

Ebbene il risultato post parto? Una tragedia! Ricordi vivissimi di un travaglio traumatico, ferita dolorante che mi ha impedito di sedermi per 10 giorni, impotenza funzionale della gamba sinistra per 3 giorni, faccia bianca e ipotensione ortostatica per una settimana. Mi chiedevo perché tutte le mamme dicono che il parto è una cosa bellissima, che soprattutto col naturale ti rimetti subito in sesto, cammini sulle tue gambe, sei subito autonoma. Quante bugie, pensavo!

Adesso sono d’accordo con loro. Perché per quanto il travaglio e il post parto siano duri e dolorosi si dimenticano in un lampo per far spazio a tutte le belle emozioni che seguono! Quando ho tra le braccia mio figlio, una cosa così dolce e perfetta, mi chiedo da dove sia arrivato. Non realizzo che è il prodotto di quel processo traumatico: è come se un bel giorno la cicogna abbia bussato alla finestra lasciandomi questo fagottino meraviglioso rendendomi la donna più ricca e felice del mondo".

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Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti. Disclaimer»
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