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Il racconto di un parto difficile

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La nostra ostetrica ci racconta la storia di un parto difficile, iniziato a casa ma che finisce con un cesareo

Racconto parto

Oggi voglio raccontarvi una storia, anzi voglio raccontarvi un parto dal mio punto di vista e da quello di K. la mamma. La storia risale alla gravidanza, quando io e la mia collega abbiamo iniziato a seguire K. e lei ci ha comunicato la decisione di voler partorire a casa.

Un tranquillo pomeriggio di novembre, il cielo è stranamente sereno e ricevo la telefonata di K. Mi dice: "ci siamo, cominciano le contrazioni". È la prima bambina per lei e, nonostante la ferma convinzione che sarebbe nata a casa, in K. subentra un pochino di paura. Arrivo nella sua casa e trovo un angolo preparato di tutto punto: candele, cuscini a terra e il letto pronto per accogliere K. e la sua bambina.

Il travaglio è però ancora iniziale, ci vorrà del tempo perché le contrazioni sono ogni 5 minuti. K. ha preparato qualcosa anche per noi ostetriche, bocconcini di parmigiano e cioccolato, chicchi d'uva, per dare energie in vista dell'impegno importante. Passano due ore e le contrazioni aumentano, K. si sente bene e cammina per casa, si accovaccia durante le contrazioni, si sdraia, sempre concentrata anzi, centrata su di sé e su ciò che avviene, come se il mondo fuori non esistesse.

Parto naturale a casa, il suggestivo video in bianco e nero

Durante la visita, dopo due ore, riusciamo a constatare che la dilatazione procede, ora siamo a 3 centimetri. Passano altre due ore, ma alla visita successiva la dilatazione non è quella che ci si aspetta, i centimentri sono 4. Cosa significa? Il travaglio sta rallentando, dobbiamo evitare che si blocchi perché se accade il trasferimento in ospedale sarà inevitabile. Per fortuna controllando il battito della bambina possiamo dire che sta bene, quindi possiamo darci un po di tempo. La mia collega, più esperta di me in parti a domicilio fa provare a K. diverse posizioni, diventa più direttiva con lei.

È importante aiutare le contrazioni con le posizioni verticali che aiutano la testa della bambina a premere sul collo dell'utero dilatandolo

spiega un pochino a me e il resto a K. e al compagno. K. ha una mentalità molto naturalista, ama i massaggi e le danze delle donne indiane per favorire il parto. Procediamo quindi a ballare con "il cerchio delle donne" per far trovare forza a K. e trasmetterle le nostre energie, la nostra fiducia in lei. Poi l'olio alla cannella nell'ombelico con massaggi circolari per potenziare l'elemento fuoco (nella medicina tradizionale orientale l'elemento fuoco è associato alla forza e all'ossitocina, ormone che scatena le contrazioni e ne determina l'intensità e la durata durante tutto il travaglio). Ma dopo altre due ore la dilatazione non aumenta, K. piange vedendo avvicinare lo spettro del trasferimento in ospedale.

Eppure il suo pianto prosegue durante le contrazioni, come se ci fosse qualcosa che vorrebbe dire, una sorta di nodo in gola, qualcosa di irrisolto dentro di lei. Controllo il battito, la bambina sta bene, possiamo darci ancora un pochino di tempo. Le due ore successive procedono così, aspettando di vedere se qualcosa si sblocca. Lasciando K. e il suo compagno da soli per poter parlare di cosa la turba, io e la collega ci spostiamo dalla stanza, e lei mi confida che se alla visita sarà ancora di 4 centimetri è arrivato il momento di andare in ospedale.

Alla visita i centimetri sono nuovamente 4, comunichiamo a K. che è ora di andare in ospedale, che non possiamo più aspettare. Per convincerla a trovare le forze e soprattutto ad abbandonare il suo sogno di parto a casa ci abbiamo messo quasi un'ora. Arrivate in ospedale la visita conferma che la dilatazione è ferma a 4 centimetri, il battito della bambina va bene e quindi, ascoltato il nostro racconto di come si è svolta la prima parte del travaglio, le colleghe ostetriche dell'ospedale decidono di iniziare la somministrazione di ossitocina sintetica per aiutare il travaglio a progredire.

Travaglio: cosa fa per noi l'ossitocina e come stimolarne la produzione

Inizialmente le contrazioni di K. diventano più forti, lei sempre più sofferente, il viso stanco e provato. Ma dopo un'ora, l'utero è esausto e le contrazioni cominciano a diminuire. La dilatazione è ancora 4 centimetri. Le colleghe che seguono K. in travaglio ci chiedono di uscire un attimo dalla stanza, queste sono le parole "le diamo un'altra ora perché il battito della bambina va bene, poi però facciamo il cesareo".

Alle 23.40 dopo 6 ore di dilatazione bloccata a 4 centimetri si prende la decisione di intervenire e K. viene preparata per il taglio cesareo. Nasce una bimba che sta benissimo, nonostante il travaglio lunghissimo e infruttuoso. Ora anche noi possiamo tornare a casa. Sono stanca, anzi, stravolta, i parti a domicilio richiedono un coinvolgimento totale e appena apro la porta scoppio a piangere. Un pianto di stanchezza e di delusione per non essere riuscita ad aiutare una donna a realizzare il suo desiderio di partorire a casa.

Parlando con K. nei giorni successivi, abbiamo scoperto che dal quarto mese di gravidanza aveva emozioni fortemente negative chiuse dentro di lei. Non ne aveva parlato con nessuno nemmeno col compagno di come si era sentita trattata male da uno specialista con cui aveva avuto un controllo. La corrispondenza tra i centimetri a cui si è bloccato il travaglio e il mese in cui queste emozioni sono state represse fa venire i brividi. Per questo mi sento di dire a voi mamme, tirate fuori tutto, ogni emozione positiva o negativa raccontatela, scrivetela e urlatela a chi volete. Le emozioni bloccate bloccano anche gli ormoni, e il parto potrebbe lasciarvi brutti ricordi invece di essere un'esperienza meravigliosa.

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