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Racconti: il parto come non lo immaginavo

Una nostra nuova utente ci ha voluto regalare l'intensa esperienza del suo travaglio e del parto che l'ha fatta molto soffrire, ma le ha anche regalato la consapevolezza di essere una gran donna e una grande mamma

20settimana_orecchioCiao a tutte, sono nuova e vorrei raccontarvi il mio parto!
E' la mia prima gravidanza, desideratissima e vissuta con il massimo coinvolgimento emotivo: il tutto è stato possibile anche alla grande fortuna di aver avuto una gravidanza bellissima!
Nausea, vomito, febbre e dolore agli arti inferiori mi hanno fatto visita solo una settimana prima del ritardo, dopodichè tutto sparito come per magia, mi sentivo un leone e ho lavorato fino ad una settimana prima del parto.
Ma veniamo a noi:
D.P.P. 14 febbraio 2009!
venerdì 30 gennaio faccio il prericovero in ospedale e durante la visita mi riscontrano già 1 cm di dilatazione, mi dicono che la testolina è già incanalata e dal tracciato si riscontrano le prime contrazioni (anche se non di quelle che mettono in allarme)!
mi rispediscono a casa ed il mio ginecologo, vista la mia preoccupazione, mi rassicura che era tutto normale e che mi stavo preparando!

Sabato 31, trovo delle perdite rosso scure ed allarmata chiamo il ginecologo che, con la sua solita calma, mi spiega che non era ancora giunto il momento e che quelle perdite indicavano semplicemente che il collo dell'utero stava continuando a modificarsi!
Nonostante intorno a me impazzi l'ansia (mia mamma e mia sorella, coinvolgendo anche mio marito, si convincono che tutti quei sintomi imponevano un controllo più approfondito ed immediato), mando tutti a "quel paese"  e decido di mantenere la calma, di fidarmi del mio dottore e del mio istinto e di vivermi quegli ultimi giorni serenamente (sapevo che mancava poco e volevo poter "metabolizzare" l'addio al mio pancione senza isterismi ed inutili preoccupazioni)!
mercoledì 4 febb mi reco in ospedale a fare un tracciato di controllo: contrazioni anche piuttosto ravvicinate ma per il resto tutto tace, mi dicono di tornare lunedì 9!

Inutile dire che, nonostante tutti i miei sforzi, in quei giorni ormai l'ansia e la preoccupazione per il parto imminente avevano preso piede: inizialmente partita con l'idea di un parto indolore, mi ero decisa alla fine a voler affrontare un parto fisiologico "con dolore" (volevo vivere appieno anche l'esperienza del parto come era stato per i nove mesi precedenti, e poi mi dicevo - come molte - se lo fan tutte perchè io non dovrei farcela?), ma il pensiero di quello che avrei dovuto aspettarmi e che mi era ignoto cominciava a terrorizzarmi (avendo, tra l'altro, una bassa tollerabilità del dolore fisico)!
Arriviamo a sabato 7 febb: non ho sintomi, nè dolori ma solo questo stato d'ansia crescente (non so come meglio descriverlo ma mi sentivo come quegli animali che riescono a percepire l'arrivo di una tempesta e per questo diventano irrequieti senza apparente motivo).
Dormo da mia mamma perchè mio marito quella notte deve lavorare: dopo aver mangiato un pò di pizza (che non riesco a digerire) passo buona parte della serata alzandomi in continuazione dal letto (non certo per i dolori che ancora non avevo ma per quello stato di irrequietezza latente che, in quel momento, non sapevo certo da cosa dipendesse).

Dopo un bel bicchiere di latte caldo con miele, finalmente riesco ad addormentarmi nel lettone a fianco a mia mamma (mio padre l'avevamo spedito nella mia cameretta), quando una forte contrazione mi sveglia di soprassalto: apro gli occhi, guardo la sveglia e leggo le 4.05 ed immediatamente realizzo che era giunto il fatidico momento. Sveglio mia mamma e, nonostante la pregassi di rimanere calma, in un battito di ciglia lei era già in piedi, si era precipitata in bagno a lavarsi i denti e contemporaneamente da lì chiamava mio padre dicendogli che dovevamo andare subito in ospedale! Io continuavo a ripetere che non c'era bisogno di allarmarsi, che non c'era fretta (in realtà era me stessa che cercavo di tranquillizzare) ma non appena percepisco l'ennesima contrazione a meno di 10 min. dalla prima e, recandomi in bagno, mi accorgo di aver rotto le acque, convengo con mia mamma che è il caso di andare in ospedale.

Mentre mi vesto, chiamo mio marito al lavoro e gli dico che sono iniziate le doglie (lui va in panico quando sente che sto andando in ospedale, come se non sapesse che è lì che normalmente fanno nascere i bambini) e che deve raggiungermi non prima di essere passato da casa a prendermi la "fatidica" valigia!
Giunta in ospedale, mia mamma, quasi igonrando che erano le 4.45, quasi sveglia mezzo reparto in cerca di un infermiera (che a quell'ora era difficile da trovare) fino a che un'ostetrica mi porta in sala travaglio e invita mia mamma, che già stava entrando insieme a me, ad aspettare fuori dal reparto perchè non poteva entrare nessuno con me)!
Mi stendono sul lettino e mi attaccano il macchinario del tracciato: dopo di chè spariscono tutti!
Lì con me ci sono altre due signore che, nonostante siano indietro nel travaglio rispetto a me - e lo capisco da come ne parlano le infermiere - si lamentano e contorcono ed una di loro urla che vuole fare il cesareo perchè il suo corpo non ce la fà!

Arriva un dottore, mi visita e conferma la rottura delle membrane ed una dilatazione di quasi 4 cm. L'ostetrica mi riaccompagna in sala travaglio e poichè avevo rotto le acque mi dice che devo rimanere a letto e che non posso camminare onde evitare infezioni: da quel momento prendo atto che il mio travaglio non stava andando come avrei desiderato, poichè mi ero ripromessa di volermi mantenere attiva sino alle ultime fasi del parto! Inutili le mie rimostranze, mi ripetono che non posso alzarmi e che devo rimanere attaccata al tracciato per via della rottura delle membrane.
Capisco allora che per quanta preparazione si faccia prima e nonostante tutti i buoni propositi presi e programmati, una volta giunte in ospedale si è in balia di medici ed infermieri a cui ci si affida nella convinzione che loro sappiano come devono andare le cose! 
Fortunatamente dopo poco arriva mia sorella (che, in quanto infermiera professionale di quell'ospedale ma di altro reparto, può assistermi fino in sala parto perchè in divisa), la quale può finalmente recarsi fuori da mio marito a prendermi la valigia e mi aiuta ad indossare la famigerata "vestaglia da parto", poi mi tiene la mano e se la lascia stritolare ad ogni contrazione.
Mentre mia sorella continua a fare la spola tra il mio letto e la sala d'attesa dove ci sono i miei familiari così da mantenerli costantemente aggiornati, e la signora al mio fianco continua a lamentarsi chiedendo il cesareo, io proseguo con orgoglio il mio travaglio, senza urlare o dimenarmi, ma respirando e stringendo i denti ad ogni contrazione.

Al cambio turno, verso le 7,30, arrivano due nuove ostetriche, entrambe molto simpatiche e che ancor oggi ringrazio mi abbiano assistito, mi visitano e, rendendosi conto che ero l'unica della sala travaglio che avrei partorito di lì a poco (nonostante fossi stata l'ultima ad arrivare), mi depilano, mi fanno un clisterino ed alle 8.00 mi portano in sala parto.
Lì mi convincono a fare una flebo (che mi ero ripromessa di rifiutare per non interferire sul naturale avanzamento del travaglio e delle contrazioni), ma non avevo la forza di oppormi e quando una delle due mi dice "Fidati di me" ho deciso di fidarmi!
Da lì le contrazioni sono sopragiunte una dietro l'altra ed il gioco si è fatto veramente duro, non riuscivo più a respirare nè ricordavo più come si faceva; ogni contrazione era così forte da togliermi il respiro e prima di avere il tempo di riprendermi ecco che ne arrivava un'altra!
Ho cominciato a sudare freddo e a sentirmi venire meno per il dolore (per di più, soffrendo di pressione bassa, ero davvero terrorizzata di perdere i sensi da lì a breve).
Ho creduto di non farcela e di non essere in grado di portare a termine quell'impresa: giunto il momento di spingere, io ho fatto ricorso a tutte le mie residue energie ma la testolina del piccolo non avanzava! Mia sorella e l'ostetrica mi urlavano di spingere, quasi che fossero convinte che io non collaborassi, ma io spingevo con tutta me stessa (e le conseguenze le stò pagando ancora oggi con tutte le emorroidi che mi ritrovo) e non capivo cos'altro avrei potuto fare.

Addirittura mia sorella trovava anche il tempo di scappare fuori e fare la telecronoca in diretta ai miei familiari di quello che stava succedendo: "Si vede la testolina, è lì, ma Madda non riesce a spingere!"
I miei familiari da fuori riescono a sentire le mie urla strazianti e, mentre mia madre quasi moriva, mio marito - che avevamo deciso non entrasse perchè troppo suggestionabile - decide di voler entrare e venire ad aiutarmi (non so ancora come).
Mentre stavo dando le mie ultime spinte, entra l'altra ostetrica e mi dice che mio marito vuole entrare ma io, sapendo che in quel momento quello che avrebbe visto lo avrebbe traumatizzato a vita - ero tutta sporca di sangue e completamente dilatata - dico che non voglio assolutamente che entri (mio marito mi ha poi raccontato di esserci rimasto male quando l'ostetrica uscendo gli ha detto "sua moglie non la vuole").
Decidono di effettuarmi l'episiotomia ed in un lampo il mio bambino sfila via: lo intravedo, è tutto sporco di sangue e non si muove nè piange! Solo dopo avergli infilato la cannula in gola si sente il suo primo vagito: STAVA DORMENDO E, PER DI PIù, CON UNA MANINA CHIUSA APPOGGIATA SULLA TESTA! E' per quello  che non riusciva ad uscire e non collaborava minimamente alla sua nascita
Le ostetriche mi dicono "Peccato per questa manina, altrimenti non ti avremmo messo neppure un punto", ma ormai quel che era fatto era fatto!
Mentre mi ricuciono e sistemano, mia sorella (che nel frattempo era corsa fuori ad urlare in lacrime "E' nato, è bellissimo, è bellissimo........"), rientra e mi sistema il piccolo sulla pancia: era avvolto in un'asciugamano bianco, dormiva beatamente come se nulla fosse successo ed io ancora non realizzavo che quello era il mio piccolo grande miracolo!

Confesso che - diversamente da quanto si racconta - ci ho messo qualche giorno a superare il trauma del parto ed il ricordo del dolore provato, oltre che a realizzare pienamente di essere diventata mamma, ma oggi guardo il mio cucciolo e provo quell'amore infinito ed incommensurabile di cui mi aveva sempre parlato mia mamma - così diverso da quello che si prova per un uomo o per chiunque altro - e ringrazio Dio di avermi regalato questo DONO!
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