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Racconti: è nata Ginevra!

Il racconto di una nostra utente e del suo parto che ha fatto conoscere al mondo la piccola Ginevra. Kary voleva a ttuti i costi partorire il più naturalemente possibile ma i contrattempi, diversi per ogni parto, hanno disatteso alcune delle sue aspettative

birthQuesto è il racconto del parto della nostra utente Kary

La data prevista per il parto era stimata al 20/12, così sia i miei genitori che quelli di mio marito, abitando i primi in Sardegna e i secondi in Puglia, decidono di raggiungerci tutti per quella data in modo da conoscere la loro nipotina e dare una mano a me prima e dopo il parto. Avremmo dormito in 7 in un appartamentino di appena due locali, ma non sarebbe stato certo questo a dissuaderli dall'affrontare il lungo viaggio. La data del parto si avvicinava, e i miei suoceri decidono di raggiungerci qualche giorno prima per non perdersi l'uscita dall'ospedale.

Già qualche giorno prima ho avuto dei dubbi circa la rottura delle acque e l'arrivo delle contrazioni e siamo così andati in ospedale un paio di volte convinti che fosse giunto il momento, ma purtroppo ci sbagliavamo.

L'ansia si faceva sentire, erano tutti in attesa e io avevo tantissima paura che i miei genitori, che sarebbero partiti invece il 24, non avrebbero fatto a tempo a vedere la loro nipote, mentre i miei suoceri attendevano impazienti. Arriva la data, ma di dolori diversi dai soliti neanche l'ombra. Decido allora di mobilitarmi e ogni giorno esco a fare delle lunghe passeggiate che però non sembrano portare a nulla di nuovo, se non una stanchezza sempre crescente. Arriva il 24, i miei genitori sono da noi nel primo pomeriggio e decidiamo di preparare assieme il cenone della vigilia. Verso le 5 del pomeriggio inizio a sentire qualche contrazione ma non so distinguerle dalle solite, così decido di non dire nulla per evitare di creare false aspettative, come era successo in passato.
Ma questa volta i dolori sembrano crescere e verso le 8 di sera iniziano proprio a farsi sentire, tanto che mia madre si accorge subito dal mio viso che qualcosa sta succedendo. Alle 9 di sera ci sediamo a tavola ma io non riesco ad assaggiare nulla di più di una forchettata di insalata, mi giro verso mio marito e gli dico: "Amore, vado a farmi una doccia e poi andiamo in ospedale". Non vi dico lui, è saltato subito giù dalla sedia ed ha cominciato ad agitarsi, entrava spesso in bagno mentre mi lavavo per assicurarsi che fosse tutto a posto e nel frattempo non è riuscito a mangiar nulla tanta era l'impazienza.

Arrivati di fronte all'ospedale, mi sento piuttosto bagnata e dico a Donato che ho il dubbio di aver rotto le acque. Non ci voleva, pensai, durante tutta la gravidanza mi ero fatta mille idee in testa, avevo scelto l'ospedale di Monza perchè avevo sentito dire che fosse il più adatto per portare avanti un parto del tutto naturale, quando lo visitammo le ostetriche ci assicurarono appunto che loro non praticavano episiotomie, anestesie o induzione se non in casi in cui era assolutamente necessario farlo ed esclusivamente sotto prescrizione medica.
Beh, già la rottura delle acque prematura rappresentava un ostacolo, ma tra dolori e contrazioni non posso negare di aver perso non poca lucidità e mi importava solo che la mia bimba nascesse sana e senza sofferenza fetale. Ma i miei timori purtroppo non erano infondati, la visita ginecologica stabilì che avevo rotto le acque e che il liquido era leggermente tinto, citrino dissero.

Mio marito ebbe un piccolo mancamento e la dottoressa lo fece stendere nel lettino della stanza di fianco per qualche minuto, intanto io davo quelle poche informazioni che riuscivo a cavarmi fuori dalla testa per compilare la mia cartella di ricovero. Dopo la visita mi portano a fare il tracciato, erano circa le 10.30 e le contrazioni diventavano sempre più forti. Purtroppo mi hanno tenuta tutto il tempo sotto tracciato, avrei voluto camminare un po', mettermi carponi o immergermi nella vasca, ma l'ostetrica disse che era indispensabile tenere la bimba sotto controllo, durante le contrazioni il battito diminuiva!
Mio marito mi stringeva la mano, mi parlava e cercava di rassicurarmi in tutti i modi. Al corso preparto mi hanno insegnato che la respirazione regolare e tentare di rilassare il più possibile i muscoli durante le doglie avrebbe favorito la dilatazione e quindi accelerato il travaglio, così mi concentro più che posso e tento di non contrastare le contrazioni, sebbene la costrizione al lettino fosse per me quasi insopportabile.

Dalla stanza adiacente si sentono le urla di una donna in travaglio che pareva avesse perso totalmente il controllo, strillava come se la stessero scuoiando viva e sentii le ostetriche dire tra di loro che a causa della sua tensione i dolori erano diventati molto più forti e il tracciato rilevava 7 contrazioni ogni 10 minuti!!! Più che mai cercai di controllarmi e respirare regolarmente e finalmente decidono di portarmi in sala parto ma... ORRORE!!! Le sale parto erano tutte impegnate e nell'ultima disponibile avevano portato "l'Urlatrice" che sembrava non riuscire proprio a spinger fuori suo figlio.

Così a me tocca la sala parto di emergenza, con il lettino ostetrico rotto, con lo schienale reclinato e senza gambali! Mi fanno sdraiare, mi collegano l'apparecchio per il tracciato e dopo qualche tempo, vista la forza delle contrazioni, provano a collegarmi delle sonde a braccia e caviglie. Non ricordo cosa fosse, probabilmente un apparecchio per controllare la mia frequenza cardiaca, ma il tentativo di mettermelo su era fallito miseramente, chiedermi di stare supina e con gambe e braccia stese e completamente immobile durante le contrazioni era veramente una follia, continuavo a contorcere involontariamente le gambe nonostante cercassi disperatamente di rilassarmi.

Da questo momento in poi ricordo poco, dopo ogni contrazione cadevo in trans e non capivo assolutamente nulla di ciò che mi circondava, ricordo però che ad un certo punto mi è venuta voglia di spingere ma l'Urlatrice aveva appena terminato il parto e le ostetriche stavano ancora pulendo la sala. Mi fanno mettere carponi col sedere in alto e la testa premuta sul materasso, intanto l'ostetrica da dietro mi premeva sull'osso sacro per impedirmi di spingere: "la sala parto non è ancora asciugata" disse. A quel punto Donato va su tutte le furie e inizia ad imprecare contro l'ostetrica che cerca di giustificarsi, io ad ogni contrazione cerco di reprimere l'impulso a spingere, "il battito del bimbo è a 40 pulsazioni al minuto" dicono da qualche parte, mio marito continua ad alzare la voce, "Amore smettila!!" riesco a dire a stento, "ti prego, non farmi agitare più di quanto non sia già!".

Finalmente mi fanno alzare dal lettino e mi portano in sala parto, appena mi siedo sul lettino inizio a perdere sangue, metto una gamba sul gambale del lettino e questo si torce di lato . Improvvisamente sento l'impulso a spingere, non mi interessa quanto doloroso sia, voglio solo che la mia bimba nasca velocemente, voglio assicurarmi che stia bene. Dopo 3 spinte la testina inizia già a vedersi e sbuca di qualche centimetro fuori dal mio corpo. L'ostetrica mi dice di aspettare la prossima contrazione per l'altra spinta e, quando arriva, mi pratica l'episiotomia! Con quella spinta la testina della bimba è fuori! Donato mi chiede di chinarmi a guardare mia figlia, ma io voglio solo che lei sia fuori velocemente, così non attendo neanche un'altra contrazione e spingo con tutte le mie forze, credevo di urlare come una pazza in quel momento, e invece mio marito mi ha poi detto che ho fatto solo un gemito e la mia bambina è finalmente nata! Me la poggiano subito sul seno, ancora attaccata al cordone e tutta sporca di sangue, meconio e liquido amniotico.

Piangiamo tutti e tre assieme, finalmente la gioia della mia vita è tra le mie braccia e non mi interessa più di nulla, nè dei punti, nè del dolore. Finalmente siamo tutti e tre assieme
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