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Bambino Podalico? Farlo girare con la Moxa!

Una tecnica medica cinese, detta moxibustione (moxa) aiuterebbe i bimbi podalici a girarsi autonomamente nel grembo materno in modo da far loro assumere una posizione cefalica adatta ad un parto naturale

a cura di Chiara Zambelli

Quando una donna si sottopone ad un’ecografia il ginecologo oltre a controllare che i parametri del feto siano adeguati all’età gestazionale, controlla anche la posizione che quest’ultimo ha assunto nel grembo materno. Se il bambino è con la tasta rivolta verso il basso, in posizione cefalica, significa che è posizionato correttamente e questo darà il via ad un parto fisiologico, quando invece  il bimbo ha il sederino ed i piedi posizionati all’ingresso del canale del parto vuol dire che ha assunto una posizione podalica. La presentazione podalica si riscontra nel 4% delle gravidanze a termine che si conclude con un taglio cesareo elettivo.


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In questi anni sta prendendo piede anche in Italia una tecnica medica cinese, detta moxibustione (moxa) che si basa sulla stimolazione degli stessi punti dell’agopuntura e aiuterebbe i bimbi podalici a girarsi autonomamente nel grembo materno in modo da far loro assumere una posizione cefalica adatta ad un parto naturale.

L’erba officinale che viene utilizzata è l’Artemisia Vulgaris, che si trova in commercio sotto forma di sigari, coni o di palline. Far nascere un bimbo podalico in modo naturale ha sempre presentato numerosi rischi, sia per la madre che per il feto. Oggi tali pericoli sono scongiurati grazie all’introduzione del taglio cesareo.
Molte donne però vivono negativamente l’idea di non poter partorire in modo naturale, la sentono come una privazione. In alcuni ospedali oggi è già possibile per le donne che ne fanno richiesta tentare di far girare il bambino tramite la moxa.



La moxibustione è consigliata tra la 32° e la 37° settimana e consiste nello scaldare un preciso punto del piede (Bladder 67) collocato all’angolo esterno del mignolo, le stime parlano di un risultato favorevole nel 70% dei casi.
La terapia va eseguita dal proprio ginecologo o da un esperto del settore, il tutto monitorato tramite ecografia per controllare il reale posizionamento del feto. Solitamente la moxibustione viene praticata da un minimo di 15 ad un massimo di 30 giorni, e sospesa nel momento in cui avviene il capovolgimento.
Vengono utilizzati dei sigari di artemisia del diametro di 1,5 cm e lunghi 20, il sigaro acceso viene posto in corrispondenza del punto ad una distanza di 2-3 cm in direzione perpendicolare. Il calore generato penetra nel corpo, ci si allontana e riavvicina gradualmente finché il punto trattato non inizia ad arrossarsi. La durata della terapia è di circa 15 minuti per piede e va praticata ogni giorno.


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Per aumentare le possibilità di successo è consigliato durante l’applicazione del sigaro, di massaggiarsi delicatamente la pancia sempre nello stesso verso, inspirando ed espirando a cadenze regolari. Dopo la stimolazione è bene mantenere i piedi al caldo, massaggiarli, evitare di bere alcolici, caffè e bevande fredde fino al giorno successivo.
Nei 15 giorni in cui viene praticata la moxa sarebbe bene evitare sforzi eccessivi e sonnellini pomeridiani. Il bimbo dovrebbe iniziare a muoversi (e girarsi in teoria) dopo circa un’ora dall’avvenuto trattamento.
Non si riscontrano effetti collaterali per tale pratica, ma è da evitare nel caso di ipertensione, diabete, gravidanze gemellari, febbre alta. Si consiglia comunque di informare sempre il proprio ginecologo o ostetrica di fiducia in modo da valutare insieme a loro i rischi o i benefici che tale pratica può avere nella vostra gravidanza

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