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Staminali cordonali: una risorsa in più per combattere la malattia

La guerra più importante, per un genitore, è quella contro la malattia del proprio figlio

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente

La guerra più importante, per un genitore, è quella che combatte contro la malattia del proprio figlio. E' una guerra che si combatte innanzitutto con speranza e forza d'animo, cui si aggiungono altre armi, come informazione e documentazione e, qualche volta, come banca cordone ombelicale e conservazione cellule staminali.
Chi combatte in questa guerra è spesso in grado di riconoscere gli altri “soldati”: hanno lo stesso sguardo, storie simili, le stesse battaglie alle spalle, combattute in diversi Paesi del mondo.
In Illinois, grazie a un trapianto autologo di cellule staminali cordonali conservate alla nascita (LEGGI), una bambina di nove anni oggi porta a casa un bel voto preso a scuola senza più pensare alla sua malattia, una leucemia linfoblastica acuta sconfitta già da sei anni (1).


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A Osnabrück, vicino Hannover, in Germania, il sangue del cordone ombelicale del suo fratellino è stato impiegato nel trattamento dell'anemia aplastica, una disfunzione nella produzione di midollo osseo, del piccolo Jan, un bambino di cinque anni, che ha potuto essere dimesso dall'ospedale (2). Annette Hömme, la sua mamma-guerriera, sorride sollevata e dice: "Grazie al trapianto, Jan può di nuovo fare praticamente quasi tutto ciò che fanno tutti gli altri bambini della sua età. Oggi sappiamo che la sua malattia avrebbe potuto essere trattata così già in precedenza se il suo stesso  sangue del cordone ombelicale fosse stato disponibile".
L'elenco potrebbe continuare: Mohammed, sette anni, sottoposto all'ospedale di Pavia al trapianto di cellule staminali cordonali prelevate dal fratello minore, può oggi combattere una rara malattia genetica che lo priva delle difese immunitarie (3); Charlie Whitaker, che a quattro anni ha potuto dire addio alle frequenti trasfusioni cui era costretto a sottoporsi a causa dell'anemia di Blackfan-Diamond, che inibiva in parte la produzione di globuli rossi (3). Dallas Hextell, anche lui affetto da paralisi cerebrale, che grazie al trapianto autologo di cellule staminali del cordone ombelicale oggi è in grado di sorridere, camminare, parlare (4).


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Storie diverse ma percorsi simili. Simili sguardi negli occhi di genitori e figli che hanno combattuto, che hanno creduto in terapie anche sperimentali, che hanno tentato, che a suo tempo hanno pensato al futuro e hanno scelto di conservare il cordone ombelicale (LEGGI), oppure che nel dare alla luce una nuova vita ne hanno anche salvata un'altra, grazie al trapianto di staminali cordonali tra fratelli. Reduci dall'inferno della malattia peggiore cui un genitore possa pensare, quella del proprio figlio, che oggi tornano a sorridere.

Per maggiori informazioni: Sorgente

Note
1 Il caso è stato presentato sulla prestigiosa rivista specializzata "Pediatrics" con un articolo dal titolo: “Blood Transplantation in the Treatment of a Child With Leukemia.” (Pediatrics 2007; 119: e296-e300)
2 Trapianto eseguito in data 26 settembre 2005 presso la Facoltà di Medicina di Hannover
3 Fonte: ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori
4 Fonte: Los Angeles Times
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